Per chi non è pronto (né mai lo sarà) Natale anno A

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Crocetta Mozzacoda Stamattina

Liturgia Parola Natale Messa della notte

Per chi non è pronto (né mai lo sarà)

(Luca 2,1-14)

Natale anno A

 

Mentre il potere ha così paura del futuro da imporre un illusorio censimento di tutta la terra.

Mentre i Cesari di sempre tentano di scippare mistero alla vita ordinandole, ingenuamente, di farsi contare.

Mentre i potenti di sempre si illudono che per conoscere una cosa basti possederla e ridurla obbediente ai propri ordini.

Mentre Giuseppe e Maria sono parte di questo ingranaggio, e non possono opporsi.

Mentre la vita sembra muoversi sempre secondo le solite pulsioni di forza ecco che è proprio la vita che decide di sorprendere: nascendo. Nascendo dove non avrebbe dovuto nascere. Fuori posto. Dove non la puoi contare, dove non la puoi aspettare, dove non le puoi imporre di venire al mondo, dove nemmeno potevi immaginarti che nascesse: in grembo vergine. E già si capisce che il Nascente agirà sempre così, fiorendo misericordia sull’errore, amore nel cuore dell’odio.

Fuori posto è il ventre vergine di una madre. Fuori posto perché in viaggio. Fuori posto perché nel mondo, per una vita che nasce inattesa il posto non ci sarà mai. Natale è la vita fuori posto, è la vita che nasce dove non riusciamo a fare censimento di noi stessi, dove la nostra storia si smargina, dove è più fuori fuoco, dove non abbiamo tutto sotto controllo. Natale è la vita che nasce, per noi che abbiamo paura di farla accadere e rischiamo di sacrificare per sempre il desiderio di felicità.

Fuori posto, perché il divino non può rimanere confinato in riti, preghiere, abitudini, comunità. Il divino abita ma poi attraversa e sorride e se non ti rimetti in cammino subito, abbandonando tutto quello che hai, se non fai in fretta a uccidere l’immagine che ti sei appena creato, l’hai già perso, lui è fuori posto. E lo sarà per sempre. Nemmeno un sepolcro sarà sua mangiatoia definitiva.

Fuori posto, sempre impossibile da trattenere, forse per evitare di essere ostaggio di pochi. Fuori posto e quindi sempre solo, in fondo mai di nessuno.

Natale è il divino che nasce dove non l’aspettiamo, non negli spazi ben arredati dalle nostre “confessioni” ma sulle macerie delle nostre riconciliazioni, dove accettiamo di essere amati nonostante i tradimenti alla vita, dentro quei tradimenti, dove accogliamo con compassione i crolli delle nostre illusioni, dove ci riconciliamo con le verità dei nostri limiti e delle nostre fobie. Dio nasce dove la perfezione lascia posto alla riconciliazione. È danza sulle macerie.

È scandaloso questo perché ci costringe ad ammettere che l’esperienza del divino non prevede la possibilità di imporne l’avvento, lui è già lì, così fuori posto da essere nato dentro le trame del nostro vissuto, e non vuole le nostre scuse, vuole solo essere riconosciuto e accolto. Vuole che gli facciamo spazio per… essere anche noi fuori posto con lui. Continuamente in viaggio, esposti, squilibrati.

Natale è imparare a “dare alla luce” cioè a sottrarre all’ombra tutto ciò che abbiamo paura di mostrare. È smettere di nasconderci, è incamminarci incontro alle nostre ombre, interiorizzarle amarle e lì, conoscersi. Questo è divino.

La pagina del Vangelo appena letta è voce di melodia rassicurante che tranquillizza sul fatto che non c’è nulla da dimostrare, nessuna perfezione previa da raggiungere, nessuno spazio sacro e immacolato da preparare. Un dolce canto d’amore che demolisce le nostre “preparazioni” alle liturgie, ai sacramenti, alle feste, al natale. Per essere pronti all’Inatteso, al Fuori Posto, serve solo il coraggio di dare alla luce se stessi, richiesta di svelamento. Gesù è la vita che nasce in controtempo, di sorpresa, sempre alle spalle. Poco spazio per chi sogna vite ordinate e sotto controllo. Nessun censimento di azioni buone. Non siamo pronti e non lo saremo mai.

Maria e Giuseppe riescono ad accogliere l’evento, proprio perché fuori posto loro lo sono: per la legge, per il potere, per la tradizione. E così mettono alla luce questa vita, la vita di Gesù, si fidano, curiosi di vedere dove li porterà un evento che non lascerà certo le cose come le ha trovate. Avvolgono in fasce, si prendono cura, decidono di dare credito a questa vita nascente.

Non possiamo fare altro che avvolgere in fasce, custodire, chinarci sul reale e riconoscerlo. C’è molta cura nelle azioni di Maria e Giuseppe ma, più di tutto, c’è questa capacità di riconoscerla quella vita, danza di avvicinamento, per imparare a specchiarsi negli occhi di Gesù, occhi conosciuti ma che rimarranno anche sempre stranieri. Natale è avvicinarsi a quella parte nascente di noi che ci svela chi siamo e che insieme racconta di una vita ancora inedita. Nuova. Quella che Gesù sapeva raccontare a chi giaceva sfinito ai bordi dell’esistenza.

Natale è chinarci con gesti di cura sul bambino fragile che siamo e avvolgerlo in fasce, curare la parte più impaurita e tremante di noi, quella che soffre di più, quella che chiede cura. Il male che teniamo dentro magari non guarisce ma può sempre essere curato. Sarà lo stile di quel bambino una volta diventato adulto, esperto nel miracolo della cura più che della guarigione.

Fuori posto sono anche i pastori, fuori dai posti che contano, fuori dalle trame del potere, fuori dalla città ma soprattutto sono fuori perché all’aperto, senza protezione. Non aspettano nulla, non si sono preparati a nulla, solo vegliano e fanno la guardia, ma lo fanno fuori dalle mura, esposti agli eventi. Come a dire, se vuoi continuare il cammino, se vuoi leggere il Vangelo accetta di lasciarti ferire, non proteggerti, accogli la possibilità di stare male, un eccesso di protezione disinnescherebbe il mistero. E poi, mettere alla luce se stessi, inevitabilmente fa male. Scoprirai il segno, ti scoprirai con la tua vita tra le mani e, stupito, ti accorgerai che non ha nulla da offrirti ma molto da chiederti, credevi di andare a vedere un Dio che nasce e ti scopri a iniziare un cammino in cui quello che nasce, e rinasce, sei solo tu.

Natale 2020 A

Un pensiero riguardo “Per chi non è pronto (né mai lo sarà) Natale anno A

  1. Vittoria Cavalleri febbraio 16, 2020 — 10:09 pm

    Fuori posto, fuori posto da schemi predisposti, fuori posto da arroganza e superbia, fuori posto da….. Grazie un abbraccio.

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