Sacre Riscritture Santa famiglia anno A (Matteo 2)

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foto San Giuseppe in lunigiana 2019

Santa Famiglia liturgia Parola

Sacra Riscrittura

(Matteo 2,13-15.19-23)

Santa Famiglia anno A

 

Credo sia come immergersi in un fiume. Credo sia come fidarsi. Credo che un giorno ti accorgi che la Bibbia non è solo una storia tra le storie, la Bibbia è la storia che si ripete, che si riscrive, che come un fiume chiede immersione e fiducia, la fiducia di lasciarsi trasportare dalla corrente e di farla accadere ancora, la storia.

Come la pagina di Vangelo di oggi: è Esodo che si riscrive. Esodo nelle trame della vita di Giuseppe e di Maria e di Gesù, Esodo che si riscriverà un’infinità di volte, ogni volta che ci saranno uomini disposti a farlo accadere.

Speriamo solo di avere sempre le parole per riconoscerlo il racconto biblico, speriamo di essere così abilitati al sogno da riconoscere nella trama di quel che sta accadendo, pur nella sua totale novità, gli indizi di quella storia che ci precede e ci racconta e svela il senso del nostro esserci. Storia fatta di schiavitù e libertà, di coraggio e di deserto, di parole che salvano e di idolatrie che schiacciano. Saggio è l’uomo che sa riconoscere e dare nome a tutto questo. Saggio è colui che sa ritrovare tra le righe spesso confuse della cronaca quel sentiero di libertà che fu dei padri e sarà dei figli. Giuseppe fu uomo saggio.

Subito Esodo quindi, anche per la famiglia di Nazareth, bisogna alzarsi e portare in salvo un bambino, in Egitto, è il sogno che lo dice, si riscrive la storia di un nuovo Giuseppe re dei sogni, e poi bisogna tornare, andata e ritorno, e Gesù terrà care nelle sue pupille di neonato questa antica traiettoria di libertà, e la riscriverà, a modo suo, per noi. Per noi che di un altro esodo abbiamo bisogno, e di un nuovo Mosè, di un possibile passaggio per non restare impantanati nel mare della morte.

La Bibbia chiede poter essere sempre riscritta, è questa la sua verità più profonda, il suo statuto veritativo, siamo noi a rendere viva la pagina ogni volta che, come Giuseppe, nella notte, proviamo ad alzarci, nella notte di una vita, la nostra, vita che non si capisce mai fino in fondo. Scrivere e lasciarsi scrivere dall’Evento è accettare che bisogna alzarsi anche quando si preferirebbe nascondersi o, al limite, morire, bisogna alzarsi e mostrarsi bene e guardare in faccia la vita e decidersi di portarne in salvo un pezzo. Una madre con bambino, un pezzo, apparentemente insignificante, ma portarlo in salvo. Se crediamo che la Parola non sia una noiosa perdita di tempo è urgente darle carne, incarnazione, che non bastano le discussione degli studiosi, la vita non chiede di essere spiegata, neppure le omelie servono se non sono incarnate da corpi coraggiosi, la Parola chiede di essere mangiata, di diventare carne, quella carne che una notte decide che è arrivato il momento di alzarsi e, in risposta a un sogno, portare in salvo un pezzi di mondo. Fuggire dalla morte facendosi carico di indizi di vita nascente.

C’è un Esodo che chiede di essere riscritto nella trama dei nostri sogni, desideri, decisioni. Non è questione di avere fede ma di sentire che il Mondo (o Dio) vuole fidarsi ancora di noi. Occorre alzarsi e amare con gesto temerario un pezzo di mondo e provare a fuggire con lui, sarà un innamoramento o un ideale, qualsiasi cosa, basta che preveda il rischio del “farsi carico” di qualcosa o qualcuno, alzarsi per salvare solo se stessi è atto ignobile oltre che inutile, non ci si salva mai da soli. Alzarsi per portare in salvo solo se stessi senza il dolce carico di una altrui debolezza lascia fuga la fuga, se invece si gioca nell’abbraccio di un cuore che batte la fuga diventa un pellegrinaggio, esodo, resurrezione.

            E mentre Giuseppe si alza nella notte, e mentre prova a decifrare i sogni che lo stanno guidando la cosa che appare chiara è che la fede in Dio complica sempre le cose. La scelta di obbedire all’Annunciazione è gesto pericoloso e scomodo. Da maledire quel “sì” e tutti gli altri cedimenti ad angeli e sogni.

Sembra di rivedere Abramo, con Isacco, prima la promessa di un figlio poi la follia divina di rivolerlo indietro per poi slegato, per definitiva libertà. Può essere che Giuseppe abbia riletto sulla sua storia quel tragico intreccio di promesse e ripensamenti, pugni e carezze da rimanere frastornati, da maledirlo questo Dio così oscuro. Ancora riscrittura.

La fede è comunque anche questa lotta, è questa tragica esposizione alla vita, è questa accelerazione imposta ai giorni, è questa spinta contro il bordo affilato degli eventi, è che la vita ti guarda negli occhi e ti costringe a dover decidere di vita o di morte, a scegliere tra salvare te stesso o chi ami. Quando la vita è appuntita, quando in nome di un sogno una donna o un uomo decidono di mettere a repentaglio ciò che hanno per dilatare i confini di un nascente respiro, in quel momento la Bibbia si riscrive.

La fede non è mettere al sicuro se stessi, non è un approdo comodo in cui ritrovare equilibrio e serenità, credere è trasformare l’istante in una domanda, è accettare il rischio di lasciarsi riscrivere da una Storia che chiede sempre nuovo inchiostro per narrare la parola più insidiosa di sempre: Amore.

Fede non è pregare un Dio affinché ci salvi ma è lui che prega noi, che si mette nelle nostre mani, per continuare a narrare una relazione che non ha altra grammatica se non la vita vera, i corpi, lo spazio e il tempo.

Fede è alzarsi nella notte, amare così tanto il mondo da volerne salvare almeno un pezzo, rischiando. Amare così tanto il mondo da farsi carico di un respiro nascente per imparare a riconoscere tutte le persone che stanno già portando in salvo noi. E in quella trama di eventi incarnati, dove la Bibbia diventa storia intima e collettiva, scoprire che quello è l’unico modo per scrivere e riscrivere il nome di Dio senza cadere nell’errore.

Santa famiglia 2020 A

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