Con dolcezza e rispetto, sesta domenica di Pasqua anno A

orto

foto: Particolare dal mio orto

liturgia sesta pasqua anno a

 

Con dolcezza e con rispetto

(1 Pietro 3,15-18; Giovanni 14,15-21)

VI Pasqua anno A

 

Io non lo so se qualcuno mi chiederà ancora ragione della speranza ormeggiata nel mio cuore. Io non lo so, Pietro, se i miei occhi hanno conservato quella luce primaverile e ingenua di chi è stato innamorato del Sogno. Io non lo so, non lo so davvero, se sarò chiamato a rispondere a chi “domanda ragione” della speranza che danza tra le mie parole. Ma, come dici nella tua lettera, se dovesse succedere, ti prometto, che lo farò con “dolcezza e rispetto”, renderò ragione di me senza toni aspri e violenti. Anzi sai cosa ti dico Pietro? Che se anche dovessi dare ragione dell’angoscia che a volte mi prende a sera, perché arriva, non mi vergogno e non mi fa dormire. O se dovessi rispondere a chi chiede ragione della mia mancanza di fede o del mio dolore che sembra troppo sfacciato per un uomo di chiesa, se dovessi dare ragione degli errori e del male che ho commesso, e questa mi sembra più plausibile come richiesta, io proverò a farlo con dolcezza e rispetto.

In tempi violenti e codardi, in tempi di violenza pescata abbondantemente da reti che non sono più quelle del pescatore, avere fede è imparare a essere dolci e rispettosi verso le scelte che non condividiamo. No, non ti sto dicendo che giustificherò tutto, che tutto va bene, adoro il confronto, adoro cambiare idea, non sopporto nessuna posizione per partito preso, soprattutto quelle che mi danno ragione… ti sto dicendo che mi interrogherò di più, che voglio permettermi ancora di non condividere posizioni anche di chi amo e pure di contestare, se serve, ma mi piacerebbe farlo, da adesso in poi, sempre con dolcezza e rispetto. Hai ragione Pietro, da questo ci riconosceranno.

Che è poi l’impasto dell’amore, quello che Lui ci ha raccontato, ricordi? “Se mi amate osserverete i miei comandamenti”. Ce lo chiese con dolcezza, quasi vergognandosene, perché sapeva bene che l’amore è tutto ma non è immediatamente dolce. L’amore è aspro ed espone alla nostalgia, l’amore scava voragini di mancanza, l’amore espone e spoglia, l’amore complica la vita, l’amore rende sospettosi e gelosi. L’amore non può mai andare oltre a una promessa, l’amore chiede spazio. Comandamento ultimo, che l’amore prenda casa in noi e ci porti dove vuole lui. Ce lo chiese, ma con dolcezza e rispetto. Perché sapeva bene che l’amore rischia di scadere in pretesa, perché sapeva bene che noi avremmo avuto paura, saremmo scappati, lo avremmo tradito e poi avremmo messo in piedi queste comunità che sembrano solo una caricatura del suo sogno. Sorridi anche tu Pietro, sei d’accordo con me. Se lui non avesse avuto dolcezza e rispetto ci sarebbe da vergognarsi di quello che stiamo facendo con il suo vangelo. Se noi non usassimo dolcezza nel commentare certe prese di posizione, se non fossimo rispettosi e anche un po’ironici ci sarebbe davvero da abbandonarla questa povera chiesa. Ma siamo noi. E se siamo vivi e se siamo qui non è perché abbiamo avuto speranza da vendere ma perché Lui ci ha guardato. Sì, lo dico ancora, con dolcezza e rispetto.

Io non so se il mio volto è esattamente quello di un uomo di speranza, forse non ce la faccio più a tornare a riprendere quella gioia epidermica e immediata, quella senza ombre. O forse, Pietro, amico e fratello, io quella speranza non l’ho mai avuta. Ma quasi sempre con dolcezza e rispetto una cosa l’ho fatta, secondo quello che ci diceva lui: ho cercato la verità. Ho respirato lo Spirito della verità. Non è stato facile, ci è voluto del tempo, dovevo imparare a fermarmi. E ad ascoltare il respiro. Sai cosa è per me lo Spirito della Verità? È il profumo del mondo. Il profumo di certe mattine, dell’erba appena tagliata, l’odore malinconico della polvere, l’odore selvatico del cane quando torna dal bosco, l’odore della terra quando la smuovi, l’odore delle radici e anche delle pietre, l’odore degli uomini. L’odore della vecchiaia. Il profumo acerbo dei bambini. Bisogna fermarsi e respirare, e mai come in questo periodo ho compreso quanto il respiro sia una delle poche cose vere che ci sono concesse. Amo il respiro, forse perché è invisibile. E quindi la verità è invisibile, la puoi solo respirare. Un respiro di Mistero. Da lasciare scendere dentro, con dolcezza e rispetto.

Dentro, perché io non so se c’è una speranza che si vede sul volto, non sarò mai un trascinatore che mette di buon umore, non uno di quei volti luminosi che pacificano e non fanno mai paura. Io con dolcezza però vorrei continuare a scendere dentro, come diceva lui “egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Il Divino è vicino e dentro di me. Mi spiace che ormai da tempo ci sia tanto sospetto rispetto alle rotte dell’intimità, non so perché subito si pensa che “intimo” significhi “soggettivo”, non so perché ci hanno insegnato che la Verità stia solo fuori, che esista solo se custodita da una tradizione, da una liturgia, da una dottrina. Io non lo so ma vorrei ricordare che Lui ci disse di cercare dentro, di immergerci nella parte più unica e misteriosa di ognuno di noi. E con dolcezza e rispetto mi pare di poter dire che è quella la chiesa che dobbiamo riaprire, dove non è richiesta nessuna distanza di sicurezza, dove le maschere si tolgono, dove ci si contamina e l’unica prossimità possibile è tra due cuori che si trovano, a porte chiuse. Per sempre. In uno spazio inaccessibile ad altri. Io anche domani celebrerò nella cattedrale del bosco, respirando la sua prossimità con dolcezza e rispetto. E Lui mi troverà, ne sono sicuro.

Io non so se sarò mai un portatore evidente di speranza ma con rispetto e dolcezza ma di lui mi ricordo quella frase “non vi lascerò orfani”, ti dico, con tutta la dolcezza che posso, che un giorno gli chiederò ragione di questa affermazione. Adesso più che mai.

Io sono nel Padre mio e voi in me io in voi”. Ci vuole dolcezza e rispetto lo senti Pietro? Perché qui è questione di confini. Di confini da riconoscere prima di essere oltrepassati. E con dolcezza bisogna continuare a spogliarsi di tutto quello che ci copre. E continuare a farlo e sarà un lavoro senza fine. E con rispetto attendere, aspettare che l’altro si conceda, che l’altro si decida. E poi entrare. E perdersi e trovarsi. Io non so se posso parlare di speranza ma posso dire con sicurezza che i grandi passaggi della vita sono quelli in cui ci si perde e ci si ritrova grazie a un incontro. E forse questo mi basta.

Mi piacerebbe solo che chi ha un’altra idea di Dio, di vita e di Chiesa me la regalasse, ma con dolcezza e rispetto, senza gridare, senza pretesa, senza rancore. Non riesco più a sostenere la violenza. Un abbraccio Pietro. Dolce.

VI Pasqua A 2020

9 pensieri riguardo “Con dolcezza e rispetto, sesta domenica di Pasqua anno A

  1. Leggerò.
    Bellissima insalatina e bellissimo coglierla nell’orto.

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    1. Che tenerezza questa testimonianza più che commento al Vangelo…ma è di questo che abbiamo bisogno tutti; di “Verità”.
      Grazie Alessandro , non ti conosco, ma mi sembra di conoscerti da sempre!
      Nn fermarti di essere te stesso!

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  2. Complimenti x l’insalata, deve essere anche buona….
    Anche io voglio partecipare alla messa li da te…e vorrei che la Chiesa di Bergamo anzi tutta lo capisse a incominciare dal Papà
    Grazie un abbraccio

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  3. Complimenti x l’insalata, deve essere anche buona….
    Anche io voglio partecipare alla messa li da te…e vorrei che la Chiesa di Bergamo anzi tutta lo capisse a incominciare dal Papa
    Grazie un abbraccio

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  4. Vittoria Cavalleri maggio 17, 2020 — 9:24 am

    Lui ci disse di cercare dentro di noi, con dolcezza, rispetto e silenzio. Si, sono convinta che dobbiamo riaprire quella chiesa. Credo non si possa regalare un Dio o una chiesa, ma si può costruirla insieme. Grazie don un abbraccio.

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  5. Incontrare Dio è anche prossimità. Dio non può essere dentro di me. Perché io sono bene e male. Lo cerco fuori, mi sono guardata troppo dentro, ora voglio imparare a prendere qualcuno per mano e vederlo li Dio, perché quando mi guardo allo specchio mica lo vedo. Voglio vederlo nello sguardo dell’altro, nei suoi occhi. Voglio imparare a farlo, voglio camminare nel bosco e girarmi ogni tanto ad aspettare…voglio rallentare. Voglio sostare.

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  6. Dio dice non rimarremo orfani, perché oggi tre quarti di noi lo siamo? E non abbiamo avuto neanche la gioia di accompagnare questa persona mancata. Qualcuno ci può rispondere? A cosa crediamo. Grazie

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  7. Francesca Maria Bellucci maggio 22, 2020 — 7:41 am

    Ciao Alessandro,
    pensavo a te, pensavo al Padre, a mio padre…al tuo, pensavo alle montagne..ai boschi..alla tua scelta e ti mando queste parole di Francesco Papa in un’intervista del mese scorso:
    “E mi viene in mente un altro verso di Virgilio, quando Enea, sconfitto a Troia, aveva perduto tutto e gli restavano due vie d’uscita: o rimanere là a piangere e porre fine alla sua vita, o fare quello che aveva in cuore, andare oltre, andare verso i monti per allontanarsi dalla guerra. È un verso magnifico: Cessi, et sublato montem genitore petivi. «Mi rassegnai e sollevato il padre mi diressi sui monti».
    È questo che tutti noi dobbiamo fare oggi: prendere le radici delle nostre tradizioni e salire sui monti”….. (A. Ivereigh, «Il Papa confinato. Intervista a papa Francesco», 8 aprile 2020)

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