Il crollo Trentatreesima domenica TO anno C

crocetta Mozzacoda

Mozzacoda, Crocetta

Liturgia Parola 33 anno C

Il crollo

XXXIII domenica del Tempo Ordinario C (Luca 21,5-19)

 

A volte il tempio crolla, e sotto le macerie rimangono le belle pietre e i doni votivi che avevano impreziosito la nostra devozione alla vita. A volte il tempio crolla, è il tempio della religione costruita per tenere a bada Dio, ma può essere anche uno dei tanti templi che ci servono per tenere a bada la vita. Il tempio è l’emblema del nostro bisogno di sicurezza. E avere delle sicurezze è indispensabile. Passiamo la vita a mettere pietra su pietra, con sincera fede, con sicura devozione, con sacrificio, e orniamo dei pensieri migliori, e sacrifichiamo noi stessi per la costruzione e il mantenimento di ciò che ci appare sacro: la famiglia, la comunità, la chiesa… e tutto è bello e buono. E si può morire nel tempio delle proprie sicurezze, può succedere, e forse non c’è nulla di male, si appare al mondo un po’ troppo sicuri di sé, tendenzialmente non si concepisce un pensiero diverso dal proprio, in linea di massima si crede (ma senza ammetterlo, naturalmente) di non essere peccatori, di non essere nel torto, insomma di essere migliori di chi ha altre tradizioni e religioni. Si può vivere così, e credo sia anche legittimo, un modo come un altro per resistere alle intemperie della vita. Alla vita, in questo caso, si chiederanno solo conferme: legna da aggiungere al fuoco della tradizione, pietre da accumulare al gran bastione di una religione che mette al sicuro, di una morale impreziosita da eroici gesti di santità, una prassi quotidiana fatta di piccoli sacrifici utili per sentirsi degni di abitare il tempio. Si può vivere così per tutta la vita. A volte però il tempio crolla. Ed è una benedizione.

Le nostre sicurezze possono sfaldarsi per mille motivi, o per nessun motivo particolare, a volte basta anche il semplice scorrere della vita. Un tradimento, una malattia, un dramma, un errore, le cose della vita insomma, e il nostro tempio sacro, il nostro Dio, la nostra patria, la nostra famiglia, i nostri valori crollano. A volte non succede niente di eclatante, da fuori nessuno vede, ed è il caso più delicato, solo che ci alziamo un giorno e semplicemente non ci crediamo più. E non rimane pietra su pietra. Gesù dice che può essere una benedizione.

Gesù dice che il tempio può crollare, dice che non avverrà per la predicazione di qualche profeta, non verrà da fuori, non verrà annunciata la distruzione e non sarà passivamente subita. Dice che non sarà una guerra e nemmeno una rivoluzione a distruggere le nostre sicurezze. Insomma è inutile cercare nemici da fuori, quelli servono solo a costruire mura più alte, è solo lo scorrere della vita a metterci in crisi, che la vera distruzione del tempio e delle sue pietre e dei doni votivi accade perché la vita scorre in modo così uguale a se stessa, si ripete con tale cieca fissità, ripropone gli stessi capitoli fatti di guerre e rivoluzioni che non cambiano mai niente, che un giorno ci svegliamo e diciamo: il tempio non serve a nulla. Credere non cambia la vita. E così non rimane pietra su pietra.

Crollano le sicurezze. Una vita fatta a difendere la Chiesa e poi scopri che non ne valeva la pena, che l’istituzione si muove tra guerre e rivoluzioni per rimanere sempre se stessa. Scopri che i tradizionalisti sono uguali ai rivoluzionari, solo con maggior coerenza. Senti che tu stesso non sei l’eroe che ti credevi di essere. Una vita fatta a difendere la famiglia e poi ti accorgi che non eri innamorato e che stavi solo replicando un’idea sacra ricevuta in eredità dalla tua di famiglia, quella che magari avevi sempre odiato: e il tempio crolla. Una vita a difendere il ruolo di prete, moglie, suora, marito…ruolo perfetto, per accorgerti, un giorno, che era tutta solo una grande impalcatura, che il cuore era altrove, fuori dalle mura, ma avevi paura a seguirlo. E crolla tutto. E in quel momento puoi rimanere sotto le macerie per sempre oppure provare a tenere ciò che vale la pena custodire. La vera sacralità della vita. E questa pagina di Vangelo ci mostra il tesoro che era nascosto sotto le fondamenta del tempio, tesoro che senza crollo non avremmo trovato.

Cosa rimane sotto le macerie? “Allora avrete occasione di dare testimonianza”. Solo la testimonianza è credibile, nessuna struttura, nessuna pietra, niente di niente, solo il volto delle persone che sono state fedeli alla vita. Solo i miei gesti di umanità, quelli che sono riuscito a mettere al mondo nonostante la gabbia della struttura. Di tutta una vita passata nella difesa del Sacro Palazzo delle mie Sicurezze, sacro palazzo legittimo, ribadisco, quello che conta saranno solo i gesti di umanità buona condivisi. La struttura serve, ma è solo il contesto, quello che conta è la linfa. Un giorno crolla il tempio ed è una benedizione perché si scopre che Dio non era nel tempio ma nei testimoni di vita buona che abbiamo incontrato e che, magari, noi stessi siamo stati, almeno un po’, nonostante tutto.

E poi “mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa”, che bello questo passaggio, crollerà tutto, crolleranno prima di tutto le pietre erette a difesa delle nostre paure (che spesso abbiamo spacciato per tradizione), crollerà tutto ciò che abbiamo eretto in nostra difesa e quindi rimarrà solo ciò che abbiamo accolto con fiducia e stupore. Il tesoro sepolto sotto le macerie è il profilo di un uomo che accoglie la vita con gratitudine e stupore. Un uomo che può sembrare ingenuo, sognatore, puro, sprovveduto, folle, un uomo che non avrà mai tenuto la vita a distanza di sicurezza. Un uomo che sarà crocifisso ai suoi sogni, come Gesù, sogni non capiti nemmeno da genitori, fratelli, parenti e amici (è proprio la storia di Gesù!). Ma uomo innamorato e libero. Fuori dal tempio.

Alla fine sotto le macerie verrà sepolto tanto, quasi tutto, rimarranno però Parola e Sapienza (“io vi darò parola e sapienza”). Che poi sono le uniche cose che abbiamo in dovere di cercare, nelle nostre comunità dico, innamorati della Parola e del Sapore buono della vita, quando è amata e condivisa. Delle nostre costruzioni impaurite, delle nostre difese (di tutte! Anche di quelle che sembrano più legittime, di quando difendiamo l’antico o il nuovo, il Papa o la tradizione, le parrocchie o le unità pastorali… delle nostre difese tutte non rimarrà nulla, tutto sotto le macerie, che liberazione!). Rimarrà il tesoro della testimonianza sapiente, della Parola, quella che ci fa perseverare nella fede in un uomo che quando è libero è luminoso, che quando ama è sacro, che è l’unico testimone credibile del divino.

XXXIII TO C Crollo

 

4 commenti

  1. Complimenti x stasera a Romano di Lombardia…mi fa piacere averti rivisto e ti ho trovato sereno…continua a pregare x me come io prego x te e ringrazio sempre il Signore che mi riempie il cuore di Amore grazie anche a delle persone come te! Buon cammino! Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

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  2. come è lento questo cambiamento e questo crollo. Sperando che veramente accada. Grazie don Alessandro perché mi fai tanto riflettere. Sono in sintonia con le tue riflessioni

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