Ti sei ingozzato di bellezza?

stamattina

Crocetta Mozzacoda, stamattina

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Basta solo avere fame e sulle labbra odio per ogni tipo di mormorazione. Perché è vile, mormorare. Non sentirsi migliori di nessuno e essere liberi, liberi della libertà dei peccatori pubblici che nulla hanno da difendere se non l’onore di non essere infami, la libertà di chi non ha bisogno di fingere: se vuole insultare, insulta.

Ma oggi è tempo di fame e non di bestemmie, è tempo di pane, e Lui mangia con noi, e non ci interessa nulla di tutto il resto. Lui parla di pecore perdute. No, parla di una sola pecora perduta e io mi sento quella pecora. Ecco forse questo ho il pudore di non dirlo, perché tutti qui, in fondo, sperano che ci sia qualcuno al mondo, almeno uno, che in caso di smarrimento…

Io lo ascolto e mi piace quando dice “finché non la trova”. Non è che il pastore si mette a cercare fino a un certo punto, no il limite è colui che si perde. E in quel “finché” riconosco tutti gli irriducibili, i perseguitati da un desiderio, gli incontentabili, gli insaziabili, gli innamorati e noi, gli affamati della vita. Che se anche abbiamo smarginato dalla morale e ce ne siamo fottuti delle convenzioni, anche se siamo insopportabili e impresentabili… noi però abbiamo fame! E lui ci invita.

E mentre sento la gioia di chi ha trovato ed è stato trovato, mi viene da pensare che alla fine, alla fine di tutto, quando tireremo le somme di questo grande giro di giostra che è la vita, in quel momento mi vien da pensare, e anche da sperare, che ci verrà chiesto: ti sei innamorato? Hai pianto? Ti sei emozionato? Ti sei arrabbiato? Insomma, hai mangiato con passione di questa benedetta vita che come manna ti inviavo ogni giorno? Ti sei ingozzato di bellezza?

2 commenti

  1. mamma mia come mi piace questo tuo commento ! E’ stupendo. grazie caro don Alessandro per la tua umanità , per la tua semplicità e per la ricchezza spirituale che ci aiuti a conquistare

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