Naufragare nella beatitudine

(pensieri spero preghiere)

(Luca 15)
Quarta domenica di Quaresima C



Preghiera del figlio minore
Speranza vera è che io possa trovarti,
ancora,
a pane spezzato,
nella vergogna dei miei peccati

e nei tuoi occhi buoni
la cucitura
allo strappo dalle tue paterne cure

la mia fuga trasfigurata
in desiderio di libertà

nelle tue lacrime
la mia vita sperperata nell’affanno
d’essere accettato

nella tua pazienza
ricomposta la mia dissoluzione
di quando pascolavo porci

il profumo fragrante della misericordia mi sconvolse
sapeva di pane
di pioggia
e di te

Rientrare in me
fu atto estremo di sopravvivenza,
forse fu solo paura di morire

ma il tuo sorriso su di me fu vera conversione.

Mi alzerò, pensavo
mentre tu già mi tenevi in braccio,
tornerò da mio padre, dicevo
mentre tu non avevi mai smesso di corrermi incontro.

Ero e sono ancora lontano
ma tu da sempre mi cammini nell’intimo,
le mie braccia ancora troppo pesanti
mentre mi avvolge il caldo delle tue ali.

Ancora devo imparare ad amare,
mentre tu continui a morire d’amore per me

ti confido il mio sacro terrore
per questo tuo irragionevole amore


Supplica del figlio maggiore
Così rimango a distanza,
la vita è una musica buona
fragrante profumo di vini,
per altri

io sono ancora schiavo dell’idea
che la vita sia una conquista
che a salvarmi sarò io stesso
nella fedeltà al sacrificio d’essere stato messi al mondo.

Io voglio meritarmela la felicità
è inutile che mi supplichi
mi fa pena
essere pregato da un Dio.

Ma tu piangi
sulla mia rabbia,
sulla mia invidia per il coraggio di mio fratello,
sulla mia paura di non essere all’altezza della libertà

Tu non devi piangere!
Tu sei Dio
tu devi giudicare e premiare
o punire

Invece mi supplichi
quasi stupito che io non abbia compreso
quello che per me è oscuro
e che voi chiamate amore

Tu mi sembri l’unico vivo
in questa storia incompiuta
mentre noi fratelli
giorno dopo giorno
torniamo in morte

Perché non mi salvi
annientandomi?

“Ma bisognava far festa
e rallegrarsi”

così io ci provo,
te lo giuro ci provo
a naufragare nella tua beatitudine.



Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: 
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».