Ma tu non l’avevi cercato (preghiera)

(Luca 1,26-38)
Immacolata Concezione C 2024



Ma tu non l’hai cercato.
Non avevi sterilità da piangere,
nessun bisogno di Lui.

Con la violenza propria dei silenzi
fu Dio a prendere
l’iniziativa.

Camminò nei tuoi occhi
vergini,
incapaci di difendersi

Prese tra le mani la tua
promessa,
ma ti plasmò sua sposa.

Come se ci fosse
un mondo da rifare
un paradiso da modellare.

Giuseppe forse si aggrappò
al suo nome,
fedele al geroglifico dei sogni.

Fuori nessuno si accorse,
forse solo gli animali
alzarono per un attimo
il muso dalla mangiatoia.

L’angelo ti impose la gioia,
la soglia non oppose resistenza,
ti riempì di grazia
e ti legò stretta alla Sua fedeltà.

Ma tu non l’avevi cercato.

Turbata non capivi il senso
di tanto spreco divino,
del suo scomodarsi per te

Turbata
ascoltavi il nome di un Figlio
che il Suo amore aveva già deciso di far nascere
in un ventre di colpo incandescente.

Ma forse,
Maria
questa e solo questa
è la fede,
Sentirsi parte dell’accadimento della vita.
Essere fedeli al respiro ininterrotto del cosmo.

Forse questa è la fede,
l’abbattersi della grazia,
lasciarsi trafiggere dal miracolo.

Forse questa è la fede,
la vita che accade in noi,
il profilo di un Dio troppo ingombrante,
l’invasione della Vita in un cuore
che non può dire che
anche solo
per non offenderlo.
(A volte credere è solo atto di educazione).

(Credere è non essere scortesi
con questo Dio improvvisamente così
sfacciatamente intimo).

Così ti sento vicina
Maria,
compagna semplice
travolta dal Mistero.

Ti saresti accontentata di molto meno
ma alla fine cosa vuoi dire
a questo Dio che senti ormai dappertutto?
Eccomi, sono qui,
tu lo sai.
Dove vuoi che fugga? Da chi vuoi che vada?
Se ti impedissi di respirare in me
io sarei nulla.

Eccomi, sono qui,
ma non chiedermi di inventare risposte,
accontentati di me,
fai accadere la tua parola tra le mie carni,
parla tu. Io sarò l’ascolto.
Lo spazio per la tua fantasia.

Sono solo una serva.
Tu lo sai.
Non servo a niente se tu non sei.

(Ma da quel giorno
in ogni cosa viva
sento fremere l’ala di un angelo

che prende il volo,
che si allontana,
che torna a casa

Io da quel giorno

non aspetto altro.
Che tu mi raccolga.
Dubbi non ne ho:
non sono io ad averti cercato).


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38