Giovanni Battista (preghiera)

(Luca 3,10-18)
Terza domenica d’Avvento C 2024


Parli piano, Giovanni
disinneschi paziente l’euforia della folla
provi a mutare in attesa
gli acerbi entusiasmi

ci vuole grande forza
a rimanere,
libero e stabile e radicato:
una montagna

(mentre il tuo cuore
invece
bruciava d’attese
per antiche domande mai sbocciate in risposta)

Finalmente
Lui era nell’aria,
smuoveva la tua stessa sabbia,
respirava gli stessi orizzonti

(forse come te cominciava ad avere paura)

Era giunto il tempo,
così tu iniziasti a morire.
Che solo i sepolcri
bramano resurrezioni.

Ti sforzavi di non fare
giocavi a scomporti
sarebbe stato lui
a ricucire i frammenti

Rimanete, state immobili, dicevi loro
non fate,
solo spogliatevi della tunica di troppo
rimanete vulnerabili,
esposti al vento


Rimanete, state immobili,
costringete il fratello a prendere del vostro pane
affamatevi, restate vuoti,
spalancati.


Rimanete, anche voi pubblicani,
non cambiate lavoro, non è quello che importa
solo disarmate l’eccesso di potere
smascherate la brama di avere
siate semplici, come stupidi: limitatevi.


Rimanete fermi, immobili,
anche voi soldati,
non è ancora tempo di trasformare le spade in aratri
solo accontentatevi di ciò siete


Cantavi loro di morire
da vivi
chiedevi l’estrema obbedienza:
svuotarsi.

Poi a sera
camminavi, solo e impaziente
e digiunavi per scacciare la follia di iniziare a sentirti il Cristo:
hai dissanguato nella penitenza il tuo orgoglio

Sedevi, sfidavi quella folla
affamata di un pane che poi avrebbero rifiutato,
tenevi a bada quella gente che mai l’avrebbe capito,
stavi, con estrema pazienza, già immaginando che anche loro l’avrebbero crocifisso

Non disperderli
fu l’atto più alto della tua umiltà,
imparare a non avere vergogna di loro,
come fossero tuoi figli

Sarà più forte delle nostre mediocrità,
brucerà perfino i nostri peccati,
nemmeno i sandali potrò slacciargli,
lui si muoverà scalzo rendendo sacra ogni vita


farà ardente il roveto dei nostri affanni
sarà il respiro stesso di Dio
ci travolgerà in un turbine di comunione
mostrerà del Padre il volto.


Strapperà il velo,
sconvolgerà le attese,
battezzerà nel fuoco
esploderà di misericordia la Legge,


raccoglierà il frumento,
perché i suoi occhi sapranno vedere
perfino in noi il frutto.
Nell’inestinguibile fuoco finiranno le nostre miserie.


Poi li lasciavi,
con lama spietata aprivi il tuo cuore
arpionavi a preghiere il mistero
e di te stesso facevi carcassa,
consegnandoti a un Dio avvoltoio.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 3,10-18
 
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.