Signore vattene via (una preghiera)

Diciottesima domenica Tempo Ordinario anno B 

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». (Giovanni 6)

Signore vattene via,
non avere pietà,
come hai abbandonato la folla
abbandona anche me,
rendi il mio cuore duro come il pane di ieri
lascia al tempo di trasformare i miracoli in pietre
scippami le parole,
rendi mute le labbra,
incredula la mia anima,
morte le poche preghiere,
degnami di essere provato.

Signore vattene via,
oltre la riva del lago,
costringimi al viaggio,
regalami gli occhi smarriti degli abbandonati,
e che sia un viaggio rischioso,
dove io possa sentire il fiato
fraterno della morte
dove possa perdere ciò che è caro,
brucia la mia casa,
rendi inospitali le mie sicurezze.

Signore vattene via,
costringimi a sbarcare su terre ignote
dammi la sfrontatezza di chiedere ragione del tuo eremitaggio,
rispondimi che te ne sei andato perché non avevo capito nulla di te
di quanto mi amassi
di quanto sia inevitabile questo nostro inutile amore.

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Signore vattene via,
abbandonami,
apri con la lama della tua parola il mio ventre
svuotalo,
ridammi la fame della mia giovinezza,
il bisogno di sopravvivenza
e la paura di fallirla questa cosa
che chiamate vita.

Vattene via Signore,
così che io possa cercare i segni della tua fuga,
cercherò le orme,
muoverò d’assenza in assenza
dove l’erba s’inchina
sulle piste delle belve,
dammi di dimenticare il tuo volto
e quello che conosco di te
e la stupida arroganza di chi crede di poterti circoscrivere
annienta tutte le parole che ho scritto
così che io possa riscoprirti,
da analfabeta dello spirito
con il rischio di non volerti amare più.


Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Vattene via Signore,
inizia la nostra crocifissione,
rendi irriconoscibile il volto,
che la violenza strappi a morsi i tuoi connotati,
rinnega la bellezza, sforma la figura che attirava i miei sguardi,
rendi disgustoso il tuo viso
mute le parole
consacrati larva crocifissa tra due ladroni.

Vattene via,
il tuo annientarsi sarà l’opera di Dio
che ti ha mandato
che ti ha lasciato in mano agli assassini
che ti ha raccolto
ma da un sepolcro.
Vattene via
prima che me ne vada io
e più non mi conceda a questo padre incomprensibile,

Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Vattene via Signore,
anche dai miei ricordi,
che io non creda solo perché i miei padri hanno creduto in te,
che io non creda solo perché un tempo ti ho sentito intimo e affidabile
che io non creda solo perché ho sempre creduto di credere
che io non creda solo per la paura di scoprirmi incredulo.

Vattene via
anche dai Mosè che mi hanno portato a te,
dai miei santi testimoni e maestri,
vattene via da tutto ciò che mi circonda
ma lascia, ti scongiuro,
una scia,
come di luce invisibile,
una cucitura cosmica tra terra e cielo.

Vattene via Signore
ma ti scongiuro
lasciami la nostalgia del Padre.