Cristo ha gli occhi di un pesce quinta domenica tempo Ordinario C

“Non pesce” Dulcinea 3.2.22

Cristo ha gli occhi di un pesce

Quinta domenica tempo ordinario C

(Luca 5,1-11)

 

“Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la Parola di Dio…”

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la Parola di Dio, mentre si moltiplicavano incontri, predicazioni, sinodi e gruppi. Mentre la curiosità rende tutto un evento, mentre ci si scandalizza per provocazioni altrui, mentre tutto ingorga in chiacchiera, un Simone qualsiasi rimane: periferico e distratto.

Che si parli di Dio, che sia Cristo in persona a predicare, che la folla si accalchi per non perdere nemmeno una sillaba, a lui non interessa. Lui rimane, marginale, a lavare le reti, segno inequivocabile della decisione di proseguire inalterata la sua vita. Che si sia preso tanto oppure niente, che ci siano pesci oppure no, la rete occorre comunque lavarla, rattopparla, renderla pronta per un nuovo tentativo. Un Simone qualsiasi non ha tempo di fare ressa, misura la propria solitudine, non sembra ne faccia dramma, disinteressato degli eventi apocalittici ripulisce la vita quotidiana per renderla capace di strappare sopravvivenza dal lago che insieme rimane possibilità e condanna.

La chiamata del Cristo non cade mai tra i primi banchi di una chiesa, non premia i più attenti, diffida dei migliori, nessuno spazio per la meritocrazia. Un Simone qualsiasi chiuso nei problemi di ogni giorno, impigliato nella sua stessa rete rimane, ma con la dignità di uno che non ha tempo e voglia di lasciarsi affascinare da scorciatoie religiose.

Gesù da predicatore-pescatore intanto si ritrova pesce assediato dalla rete della curiosità, è in pericolo. Rischiano di soffocarlo contro l’argine del lago. Ne impediscono il cammino. E così pare che la vocazione, o la chiamata, o semplicemente la vita nella sua verità sia sempre e solo incontro tra solitudini. Gesù cerca Simone. Il gruppo fa subito paura. Follia la folla che scompone la singolarità in branco.

Così è lui a pregare, Cristo prega e non Simone. Dio prega, non l’uomo. Gesù prega Simone di fargli spazio. Simone è come stupito e risvegliato. Se il pescatore alza gli occhi dalla rete è solo perché conosce gli occhi di chi è braccato, di chi vuole fuggire. Cristo ha gli occhi di un pesce prima di essere catturato. La rete rimane a riva, la barca si scosta da terra, Simone mette Dio al sicuro. La fede inizia sempre così, ci si riconosce nella paura dalla morte, c’è complicità tra chiamato e chiamante, e forse nemmeno si capisce bene chi chiama e chi è chiamato. Dio che prega di essere messo in salvo è passaggio da far tremare i polsi. Simone esaudisce, il miracolo, all’inizio è suo. Fare spazio.

 

“Fecero così e presero una grande quantità di pesci”

 Dei pesci non importa niente a nessuno. Possiamo continuare a lucrare sulla presunta obbedienza di Simone. Possiamo elogiarne l’obbedienza, ipotizzarne il fascino che il Maestro aveva saputo operare in lui, possiamo teorizzare della fede del pescatore ma quello che succede non è altro che una condivisione di destini. Cristo rende Simone come lui, si sono riconosciuti e ora Cristo replica l’assedio di cui è stato vittima, i pesci come la folla, sono invasione, occorre mettersi in salvo per non sprofondare, per non farsi addomesticare. Se il Vangelo viene fagocitato dalla rete dell’indistinto non rimane che predicazione ammiccante e consolatoria. Quello che la gente vuole. Riempimento facile. Satura di pesci la barca come prima il predicatore era saturo di folla, impauriti, a fiato corto, Cristo e Simone bramano la stessa libertà.

Dei pesci, della loro quantità, non importa niente a nessuno, saranno abbandonati al loro destino di lì a qualche istante, quello che emerge chiaramente è la prossimità di destini tra Cristo e Simone, i due solitari condividono la stessa paura, essere schiacciati dagli eventi, essere fagocitati dalla folla, essere catturati dalle reti del mondo.

Le parti si invertono, ora è Cristo a salvare Simone. A strapparlo dall’assedio, a proporgli un cammino di solitudine. Questa è la fede. Affare di solitudini che si incontrano, terrore di capitolare nel branco, opposizione al rischio di veder trasformata la Parola in mangime. Il resto del testo, e forse di tutto il Vangelo, è una fuga in avanti, uno scivolare via dalle reti del possesso, perfino dalla rete della morte. E non è un caso che tutto possa cominciare con il movimento di Simone che è un gesto uguale e contrario rispetto a quello della folla: si allontana.

 

“Signore allontanati da me perché sono un peccatore”

 Simone cede, si inginocchia, frana e spinge lontano Cristo, crea uno spazio, un vuoto. Lo chiama peccato, serve a creare un deserto, è la distanza utile a non soffocare. Cristo e Simone ora possono camminare senza togliersi il respiro, il peccato vero di Simone verrà dopo, più avanti, quando anche lui tenterà di prendere nella sua rete il Messia, quando crederà di possederlo, quando la sua eccessiva sicurezza lo porterà a dettare le mosse per la salvezza, peccato vero è quello di cercare di catturare il Mistero.

La folla, i pesci, le barche, tutto rimane ancorato a quel lembo di lago che stava per arpionare l’inizio. Si parte come in volo, liberi di una libertà che espone, in perenne fuga dalla folla, che tre anni dopo farà ressa a Gerusalemme per chiedere una condanna a morte. In fuga da ogni sistema, da una religione che riempie e ingombra, ci si crocifiggerà ad ali spiegate, inchiodati all’unica vocazione possibile, quella di non lasciarsi mai masticare dalle sabbie mobili delle paure umane, fossero anche devote e sacralizzate.

Il miracolo è Cristo che viene a pregarci di fargli spazio nelle nostre solitudini, che condivide le nostre stesse paure, che espone ad un volo pericoloso ed estremo. Il miracolo è il volo ed è comprensibile solo da chi ha sperimentato la paura di finire trascinato a riva dalla rete, il miracolo non è la pesca miracolosa ma che due pesci, guardandosi, siano riusciti a fuggire.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,1-11
 
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

 

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Massimo ha detto:

    Un miracolo è anche la grazia con cui scrive del Vangelo, rendendolo vivo, vibrante, umano. Sembra che il Cristo non sia mai come ci sembra. Grazie!

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  2. Marisa Pettenò ha detto:

    Grazie Alessandro! per la prima volta ho capito il senso di questo brano. Aiutaci ancora a rimuovere zolle di terra per dar spazio alla luce di penetrare.

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  3. erreviemme ha detto:

    grazie Alessandro!

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  4. Porco Dio ha detto:

    É una merda

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  5. Maria Grazia ha detto:

    Mi sento un “pesce” fuori dall’acqua, Impigliata in una rete dalla quale cerco di divincolarmi. Forse non ho abbastanza coraggio e non cerco gli occhi di Cristo. Ma la mia mia scelta di seguirlo è ferma. Devo solo staccarmi, uscire fuori, prendere il largo…in uno spazio di silenzio e solitudine dove non sento le mie vuote parole me la Sua voce che mi “prega”.
    Grazie

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