Non è folla Tredicesima domenica Tempo Ordinario anno B

Toscana, giugno21

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Non è folla

Tredicesima domenica Tempo Ordinario anno B 2021

Giairo non è folla, e questo è fondamentale. Succederà anche a te di sentire il desiderio di far parte di un gruppo chiuso e unito, succederà anche a te di credere che basti far parte di una qualche chiesa per essere salvo, succederà di schierarti ideologicamente e di credere di essere libero, succederà che ti illuderai che basterà scegliere la parte migliore (quella che tu credi tale) per sentirti migliore. Succederà, è successo anche a me. Ma poi arriva Giairo, che ha un dolore grande e uno smarrimento devastante. Poi arriva Giairo che non ne vuole più sapere della folla e delle sue logiche, della chiesa e delle sue facili risposte. Poi arriva Giairo con la sua vita che sta per andare in frantumi, arriva Giairo con il dolore più grande per un uomo: sua figlia sta morendo. E Gesù sceglie Giairo. Perché è uno. Gesù sceglie un volto e mai una categoria, si allea con l’unicità delle storie. Questo non è un brano che parla di miracoli, questo è Vangelo, ed è un invito a prendere in mano la propria vita. Invito al coraggio.

Ho letto in un commentario che il nome Giairo significa “colui che illumina” oppure “colui che rialza e risveglia”. Non so se via vero, quello che è vero è che il Vangelo arriva alle persone che si sentono tradite nella propria identità. Giairo non riesce più a essere Giairo e questo lo manda in frantumi: non sa illuminare, non sa rialzare, e allora chiede a Cristo cosa sta succedendo, chiede a Cristo di riportare Verità nelle cose. Questa non è una pagina su una fanciulla riportata in vita, questa pagina è la descrizione del dramma di un uomo che si sente smarrito, che non si riconosce più, questa è una pagina scritta per l’uomo che osa chiedere conto a Dio di questo mistero chiamato vita. Questa è la richiesta di non veder morire la parte fanciulla in noi, quella che si fida di un padre. Questa è una pagina per noi, che siamo chiamati a diventare il nome che portiamo, a chiedere conto della promessa di felicità che ci ha fatto partorire vita alla vita. Questa è una pagina sul coraggio che serve per riconoscere che quando ci sentiamo traditi nel profondo, quando arriviamo a un punto in cui semplicemente non ce la facciamo a essere quello che credevamo di essere non resta che inginocchiarsi alla vita, dandole ancora fiducia.

Giairo cade ai piedi di Gesù, essere capo della sinagoga non basta, essere nel gruppo dei fedeli non basta, serve il coraggio per inchinarsi nel cuore dell’unica domanda che val la pena fare: che mia figlia non solo torni a vivere ma che sia salvata, perché il respiro non basta più. Giairo è vivo ma sente di non essere salvo se non può tornare a credere nella promessa buona della vita. Gesù non si lascia sedurre dalla folla, perché alla folla basta respirare, Gesù non è venuto per la folla ma per salvare la vita e promette di seguici fin nel cuore dei nostri drammi se abbiamo il coraggio di una domanda all’altezza, radicale e terribile.

Miracolo non tornare a respirare, miracolo è continuare a dar credito a questa vita che spesso taglia le gambe e schianta al suolo. Miracolo non è risvegliare una figlia ma rimettere in piedi Giairo, ridare identità a un padre: che possa tornare a essere colui che illumina e rialza. Miracolo non è la soluzione dei problemi ma la preghiera che siamo chiamati a fare, aiutaci Signore a essere fedeli alla promessa di vita in cui abbiamo creduto, aiutaci a non tradire noi stessi.

Capisci che la folla non ti permetterà mai di essere te stesso? Capisci che il sistema al massimo ti consolerà, capisci che tutta questa libertà fa paura a chi ha paura di illuminare e di rialzare le unicità e le differenze? Comprendi che a nessuna chiesa interesserà mai della tua felicità ma si accontenterà della tua obbedienza? Capisci che il grande e unico miracolo è frutto di un enorme dolore, o di un enorme amore (quello di Giairo per la figlia)? Capisci che è l’amore che salva e non l’appartenenza cieca?

Come la donna che ha perdite di sangue, lei non può essere folla perché impura, come la donna che non ha nome se non la sua esclusione, come la donna che da dodici anni perde vita e muore nella sicurezza di un cammino che di male si muove verso il peggio, come la donna che ha chiesto inutilmente vita alla folla dei medici, come la donna che resiste solo perché non smette di ascoltare la vita. “Udito parlare di Gesù” ma lo comprendi che è questo il miracolo? Continuare a rimanere in ascolto della vita nonostante dodici anni di tormenti, dodici anni di esclusioni e di umiliazioni. Perché questa non è una pagina di grandi miracoli, perché forse il Vangelo è altro, è l’inchino divino davanti agli uomini e alle donne che pur nella sofferenza non smettono di implorare vita e di ascoltarne i vagiti, i respiri flebili.

Udito parlare di Gesù”, la fede della donna è la fede nella vita nonostante la vita. Ecco perché il cuore dell’evento non è il sangue che si ferma ma l’incontro di un Dio che alla donna dice: la tua fede ti ha salvata. La fede della donna capisci? Il suo ascolto paziente, il suo graffiare le pareti del reale in cerca di un senso. Il miracolo non è una concessione divina ma la cocciuta speranza di una donna che non si rassegnava al fatto che la vita passi sempre e solo dal male al peggio, dalla vita alla morte, la fede semplice e sgrammaticata di una donna che non ha fatto altro che dar credito alla vita nonostante fosse a un passo dalla morte. Comprendi che il Vangelo sta dicendo a me e a te di non aver paura di abitare una fede nella vita insensata e totale, così radicale che ci porterà a salvezza? Il miracolo non è di Gesù, Gesù si accorge solo, sente e si inchina alla fame di vita di quella donna.

Il finale del Vangelo ha un solo obiettivo, vedere Gesù liberarsi di una folla sempre più improponibile e imbarazzante. Arrivano a dire che la figlia di Giairo è morta, sembra tutto finito, Gesù non si arrende e la folla fa quello che gli riesce meglio: banalizza e deride. La folla non può capire, la folla aspetta l’evento miracoloso del taumaturgo. Le chiese preferiscono credere nel magico che dar credito all’uomo. E così Gesù prende per mano Giairo, pochissimi testimoni e tanto silenzio. Possibile che ancora non si capisca che è questo ad essere in gioco? La fede in questa cosa che chiamiamo vita. Capisci che non è importante sapere se e come sia tornata al mondo quella ragazzina di dodici anni ma stare attenti e non farsi fagocitare dalla folla che la vita sa solo deriderla? Capisci che se il centro di tutto fosse la resurrezione di una ragazza Gesù ci avrebbe spiegato come far risorgere tutti i morti? Invece no, al cuore di tutto ci siamo io e te e una domanda: credi ancora nella vita? Ci credi nonostante tutto? Credi che sia promettente? Credi che valga la pena di attraversare tempeste e subire laceranti dolori? Credi ancora nella vita nonostante la vita? E credi che non vada di male in peggio ma da morte a vita?

Non far rispondere alla folla, bussa alle porte del cielo e chiedi di essere fedele a te stesso. Lasciati prendere per mano dal Risorto, porta allo scoperto le tue ferite, mostra la tua fame di giustizia e ammetti che moriresti se scoprissi di essere stato preso in giro dalla vita. Lasciati condurre, continua a camminare, la Resurrezione che ti cambierà la vita sarà solo alla fine del Vangelo.

3 pensieri su “Non è folla Tredicesima domenica Tempo Ordinario anno B

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