Voglio continuare a imparare a morire

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foto: Lo sguardo che parte da Crocetta (ciò che vedo da casa mia)

(A San Giuseppe, e alla buona morte)

Appena finirà tutto questo, perché finirà, in un modo o in un altro ma finirà, voglio tornare a fare quello che stavo facendo prima, fino a pochi giorni fa, voglio tornare a fare l’unica cosa che dona senso ai giorni, l’unica cosa per cui sento di essere al mondo, l’unica che ho capito, l’unica che oggi mi sento di chiamare “vocazione”: voglio tornare a imparare a morire. Imparare, a, morire, giorno dopo giorno. E imparare ad amare, certo, ma forse è la stessa cosa. Vita e morte si devono affrontare, prodigioso duello, sensuale ed erotica penetrazione.

Voglio tornare a casa, in alto, nel silenzio, in quella quarantena scelta lontano dall’illusione che il mondo sia scontato, disponibile, facile. Lontano da un mondo che si illude di non dover morire mai. Lontano dall’inganno che tutto sia sempre a disposizione. A Crocetta si muore ogni giorno, è il paese stesso a raccontarlo, troppe le case abbandonate per continuare a illudersi, troppi i muri crollati e i detriti di un tempo che non tornerà più. Troppi i ricordi, troppi gli abbandoni, troppi i vuoti. A Crocetta si vive bene perché la morte non si nasconde, canta in ogni pietra, danza senza inutili drammi, sorride dal ventre svuotato di ogni casa ridotta a maceria. A Crocetta la morte non mi fa così paura, perché non bisogna attenderla come ladro nella notte, a Crocetta il ladro sono io, arrivato in ore mute e in punta di piedi per chiedere ospitalità.

Voglio tornare a Crocetta perché quello è il mio posto, perché lì la vita e la morte sono sedute allo stesso tavolo. Voglio tornare nel paese dove niente è scontato, dove il silenzio non fa paura, dove non si possono chiudere i negozi perché i negozi non ci sono, dove la spesa si fa una volta alla settimana perché di scendere non si ha mai troppa voglia. Perché è meglio guardarlo da qui il mondo. Perché dove in tanti vedono una fuga tu lo sai, in cuore, che è proprio qui che hai finalmente smesso di fuggire.

Voglio tornare a Crocetta dove è la natura a dettare i tempi e la natura lo sa che non c’è vita senza morte. Voglio tornare a Crocetta dove non è questione di quarantena, si cammina spesso senza incontrare nessuno. Eppure quanta gente mi cammina incontro, sempre. Vivi e morti, a Crocetta non c’è differenza, il corpo diventa un santo campo di incontri e ricordi.

Voglio tornare a casa, a Crocetta, dove la mia agenda si è finalmente svuotata, dove non devo più fare o dimostrare niente a nessuno.  Dove il mio “non fare” è un sorriso al vivere morendo. Dove ho già fatto morire tanta parte di me, dove tante cose ancora devo imparare ad accompagnare verso la fine. Ho tante liturgie funebri da inventare, ho funerali da celebrare per ogni giorno che mi resta da vivere, per ogni gesto non riconciliato.

Voglio tornare a casa, voglio tornare a imparare a morire, e ad amare. Voglio fermarmi a Crocetta, camminare verso il santuario e accogliere, ma poche persone alla volta, e che l’accoglienza sia solo la condivisione della precarietà, e che ogni parola si possa caricare di verità. Voglio che venga solo gente che non si aspetta risposte, che non si aspetta facili consolazioni, voglio solo allargare uno spazio di silenzio, voglio solo srotolarlo il silenzio, e vivere continue liturgie di morte. E non creare comunità, gruppi, oasi… non costruire niente. Svuotare, lasciar andare. Morire. Sorridere. Morire ancora. E timidamente vedere resurrezioni, ma come quando vedo i caprioli danzare tra i boschi, lampi di poesia.

Voglio continuare a disarmare l’ansia da prestazione, e voglio dare dignità alla paura. E non aver più paura di fallire perché non c’è nessun obiettivo se non quello di fallire. E rendere solenne ogni sconfitta.

E smettere di volere. E accogliere e lasciare andare, e lasciar accadere.

(dedicato a tutte le persone che da ieri mi stanno regalando le loro storie di morte e resurrezione, grazie, grazie di cuore)

5 pensieri riguardo “Voglio continuare a imparare a morire

  1. Caro Don Alessandro, ti ho conosciuto a Marika ,a Settembre, all’ incontro per insegnanti di religione. Ti parlai di mia figlia e tu mi dicesti “che grande resurrezione!”. Ecco quella resurrezione è stata anche la mia, anche se voglio come te continuare a morire ogni giorno, ma non in modo negativo, no , voglio continuare a morire perché amo la vita così com’ è. Ti abbraccio forte , ti sono vicina e ti ringrazio di tutto
    Graziella

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  2. Grazie don Alessandro, in questo momento di tristezza, le tue parole mi portano una ventata di primavera. Si morire, per rinascere ancora più forti x quello che ci aspetta nella vita di ognuno. Grazie ancora un abbraccio.

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  3. E’ vero caro don Alessandro, non sono in molti a capire che “Non c’e’ nessun obiettivo se non quello di fallire”. Ecco, io auguro a tutti i falliti o presunti tali, di poter sentire, nella comunione con Cristo crocifisso, la piu’saziante sconfitta della loro vita. Come la soddisfazione di un punto di Arrivo, il piu’ basso, perche’ il piu’ appassionatamente umano.
    Grazie e spero, un giorno di conoscere Crocetta.
    Angela

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  4. E’ vero caro don Alessandro, non sono in molti a capire che “Non c’e’ nessun obiettivo se non quello di fallire”. Ecco, io auguro a tutti i falliti o presunti tali, di poter sentire, nella comunione con Cristo crocifisso, la piu’saziante sconfitta della loro vita. Come la soddisfazione di un punto di Arrivo, il piu’ basso, perche’ il piu’ appassionatamente umano.
    Grazie e spero, un giorno di conoscere Crocetta.
    Angela

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