O anima, prendi a modello le Vergini accorte,
gareggia con il loro tenace amore,
converti e grida ora in penitenza:
«O Cristo, accorda a tutti
l’incorruttibile corona».
Chi desidera oggi l’incorruttibile corona? Quando accade che le cose del mondo finalmente assumono pienamente il loro profilo simbolico? Forse quando la vita è minacciata? Quando una malattia ci scava da dentro? Quando la morte di chi amiamo ci scuote e trapassa l’anima? Quando finalmente percepiamo che solo il desiderio di una corona incorruttibile, di un diadema inossidabile, di un segno eterno, può dare senso al fatto di essere stati messi al mondo?
Quando le cose visibili si trasfigurano finalmente in luminose tracce dell’Eterno per non appassire tra le foschie degli uomini?
Chi desidera oggi, davvero, solo l’incontro con lo Sposo? Forse chi è così solo da non poterne più? Chi si è battuto in mille battaglie e ora è sfinito d’illusioni? Chi è stanco dell’ipocrisia dei potenti ma, soprattutto, della propria? Chi desidera ora, solamente, la corona che non si corrompe, il Regno dei Cieli?
“Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”.
(Mt 6,19-21)
Forse solo gli uomini delle beatitudini. Quelli che sono nel pianto, i poveri, gli afflitti, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, i perseguitati… forse le Beatitudini non servono che a questo, a vivere da innamorati, nell’attesa dello Sposo. Forse il Regno lo può comprendere solo chi è rigettato dai regni della terra. Solo da chi è abituato ad attendere, e fa scorta d’olio perché la vita non è mai accaduta puntuale e anche Dio, sì, anche lui, si è sempre fatto aspettare.
Forse le Beatitudini sono solo la descrizione del cuore delle vergini, di tutte quelle persone che sono riuscite, dolorosamente, a liberarsi dalla presa del mondo per uscire, nel cuore della propria notte, incontro allo sposo. Ha ragione Romano il Melode: sono storie di tenace amore. E si possono solo cantare. O gridare. Per implorare di non finire tra i corrotti.
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