Spaccare il vetro

“Perché il Crocifisso? Perché tutto l’orrore umano è superato nel luogo stesso in cui si consuma”.

(Maurice Bellet, Il Messia crocifisso, Queriniana, 2022)

Il massimo splendore e l’orrore delle tenebre devono coincidere. L’esplosione della vita ha bisogno del fragoroso boato della notte. Avere il coraggio, sentire la necessità di calarsi fino a raggiungere tutto l’orrore umano. Tutto. Significa accettare il rischio di esserne annientati. 

Sarebbe ben poca cosa la croce se si limitasse ai chiodi e a una sofferenza di poche ore. A renderla apice ineluttabile del mistero cristiano, a rendere ragione del perché della scelta del Crocifisso, è il fatto che il legno del Golgota si è innalzato nel cuore pulsante del male assoluto. E non era così scontato resistere. 

Ci sono malati che soffrono per anni dolori ancora più estenuanti della Passione di Cristo, ma nessuno, tranne Cristo, può portare nell’orrore la pienezza dell’amore di Dio. Occorreva superare l’orrore con la consumazione totale dell’Amore. E credere e gridare con la vita che davvero “forte come la morte è l’amore”. Perché la vita non è sufficiente a reggere l’urto di tutto l’orrore umano.

Ammutolisce che l’Amore, in Cristo, non venga annientato dalla morte. Bisognerebbe essere cauti, o farsi muti, e non sprecare inutili verbi: l’Amore è pericoloso e micidiale.

Pietro oppone resistenza. Tenerissima figura. Prende Cristo in disparte, paternalistico come certi preti che ammorbidiscono il messaggio per paura del dolore. Con Pietro siamo noi, tutti noi, quando ci accontentiamo di molto meno. Non serve che proprio tutto l’orrore venga affrontato, pensiamo, basta un segno. Non è saggio rischiare fino a quel punto. 

“Non ti accadrà mai”: se la profezia del discepolo si fosse avverata, Cristo sarebbe stato ridotto a una mosca intrappolata in un bicchiere, una piccola serra di buoni sentimenti per pochissimi eletti, un paradiso artificiale, una gabbia di buone intenzioni. Occorreva e occorre spaccare il vetro. 

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Spaccare il vetro – Pangea