Il silenzio dei semplici

Da quanto tempo non vado a Cesarea di Filippo? Da quanto tempo ad ogni obiezione che mi raggiunge in ambito di fede mi illudo di dare risposte? Da quanto tempo non mi lascio più incalzare radicalmente dalla domanda che può sconvolgere la vita?

Farmi trascinare in luogo “libero da ogni preoccupazione” dove poter dire in piena libertà quello che ho nel mio animo su Cristo è movimento che non voglio compiere. L’ho già fatto, più volte, sono vecchio e stanco, nessuna intenzione di rimettere in gioco i fondamenti della mia vita. 

Così questo brano rischia di scivolarmi via senza farmi male. Non sono un pagano, mi illudo di non essere fariseo, credo di stare nel giusto. Perfino scrivo, sempre, sul Maestro, come potrebbe trafiggermi ancora una domanda per cui produco continuamente risposte?

Ma Cristo, all’inizio, non chiede quel che penso io di lui ma quello che pensa la gente di lui. E io, tristemente, devo ammettere che non lo so più. Cosa dice di Cristo la gente? Non so nemmeno dove andare a cercare. Questo è drammatico. Le persone che incontro, quelle che mi vengono a trovare non sono “gente”, spesso sono uomini e donne che sono feriti dall’incontro con Lui. Sanno bene chi è Cristo, ne portano le stimmate, caso mai devono decidere se affidarsi ancora a Lui.

La gente che legge i miei articoli è gente in ricerca, con mille domande. Ma siamo pochissimi. Non siamo gente. Se allargo lo sguardo mi verrebbe da dire… che non dice più nulla. Che la gente non dice nulla di Cristo. Al massimo parla di preti e di istituzioni ma di Cristo? Di lui, cosa dice?

Ma forse sono io che ho smesso di ascoltare. 

Non so cosa dice la gente, come posso parlare di lui? 

Testo completo qui:

Il silenzio dei semplici – Pangea