Appunti per una lettera a un giovane sul regno dei cieli

Quando trovi un tesoro in un campo non ancora tuo, la prima cosa che succede è che lo nascondi per paura che qualcuno ti scopra. Forse, in quel momento, lo nascondi anche per il terrore di aver trovato qualcosa di molto più grande di te. Al di là delle solite dichiarazioni, noi uomini siamo molto più banali: ci accontentiamo di meno, di poco. Di qualcosa di meno ingombrante.

Se il tesoro del regno dei cieli non ti fa paura, se senti che quello che hai trovato (o che ti ha trovato) non ti inquieta, quello non è il regno dei cieli. Magari gli assomiglia, ma non è lui. Può essere una vita nella Chiesa, una vita per i poveri, una vita realizzata, ma non è immediatamente Vangelo.

Se non ti vien voglia di nascondere il tesoro e di scappare, di nasconderti come Adamo nel giardino, allora non sei ancora pronto per lasciarti ustionare dal regno. Lascialo lì. Se non riuscirai a dormire al pensiero del tesoro. Se, sentendoti in colpa, la vita che stai vivendo ti sembrerà invivibile e niente ti sembrerà all’altezza del tesoro. Se preferiresti morire pur di non perderlo, e bada bene: non sto usando toni enfatici e retorici, ho detto esattamente “morire”, se sarà così, allora il tuo unico obiettivo sarà comperare quel pezzo di terra. E dovrai farci seriamente i conti.

Il tesoro è nascosto nel terreno e non puoi entrare in possesso del solo tesoro. Lo so che Matteo sta parlando di tesori nascosti nel terreno misterioso della narrazione in parabole, ma io, per esperienza, ti dico che è impossibile entrare in possesso del tesoro del regno nella sua presunta purezza. Il tesoro è sporco di terra. Di quel terreno che, bene o male, l’ha custodito per te. È il terreno delle ambiguità, di testimoni non perfetti, di istituzioni tutt’altro che impeccabili, di storie passate fatte di santi e di traditori: devi comprare il campo intero. Senza quella terra, peccatrice e sporca di sangue, il tesoro nascosto sarebbe andato perduto. Riesci a capire questo passaggio?

Sarai terreno anche tu, non sarai mai tesoro. Vale per tutti. Siamo preziosi perché abitati.

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Appunti per una lettera a un giovane sul regno dei cieli – Pangea