Malgrado – Pangea

Parabola trappola

“Teoria delle parabole. Chi ha trovato in Dio il senso della sua vita, vivrà della sovrabbondanza di tale senso; chi rifiuta di trovarlo resterà vuoto”. 

La parabola è una trappola, diceva un mio insegnante di esegesi in seminario. Parla apparentemente d’altro per costringerti a dare giudizi come se il protagonista fosse uno sconosciuto. Per poi accorgerti che lo sconosciuto sei tu che ascolti. Così si finisce per giudicare se stessi. O per accogliersi con misericordia. Dipende dallo sguardo che abbiamo. 

Trovare il senso della propria vita non è dunque la capacità di costruire una piramide di valori a cui restare fedeli ma una disciplina dello sguardo. Occhi capaci di giudicare il mondo con lo stesso metro del Cristo. Una misericordia a caro prezzo, il dono della propria vita. Senza questa consegna di noi rimane solo un moralismo sterile. 

Forse le parabole sono tagliole che scattano a decapitare la nostra fede immatura, a ghigliottinare senza pietà la nostra illusione di perfezione. Forse agli occhi di Dio tutta la vita, tutto ciò che chiamiamo realtà, non è altro che una immensa, infinita parabola. 

Nascere quindi non è immediatamente un dono ma un essere presi al laccio. Un dover decidere di sé. 

Il giorno che i miei occhi impareranno a guardare a immagine e somiglianza di Dio il mio cuore finalmente fuggirà dal laccio del cacciatore. E comprenderò Dio, il tenerissimo e potente liberatore. E dirò dono il miracolo d’essere stato messo al mondo. (lo trovi cliccando qui: Malgrado – Pangea)