Seminatore di roghi

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!


Il figlio ha fuoco dentro le arterie
bruciano e le dita appiccano veloci
incendi nel cuore delle notti

Il figlio vive nei boschi
mimetizzato come la civetta che porta nel becco incandescente
un ramoscello d’ulivo

Ustionate le labbra inquiete
del profeta, il suo scomparire unico
sabotaggio credibile agli ingranaggi del mondo

Il figlio si mimetizza nella foresta
di loculi condominiali selvaggi
istinti dolorosi premono sul buonsenso

Accende roghi per passione
incide la carne per lasciar sgorgare la lava
purificatrice della vita. Lo temono

Il Figlio della Parola
è rabdomante di falò accesi a
scacciare lupi travestiti da pastori

sbranano con il sorriso sguainato
le colpevoli ingenuità
di chi loro si affida

Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Il figlio è fedele all’odore dei corpi
estraneo al virtuale
mistico psichiatrico disadattato

non teme la morte,
il figlio, ma la seduce danzando moredendo
la lama tra i denti

ciò che muore, nasce
ripete, e ripete
tendendo l’arco alla preda. Per salvarla

dice che la morte è il parto
atteso, siamo grembo, dice
tra le doglie

Il figlio nei fiumi si immerge
sono vivi anche i polmoni
che battezzano di morte

in morte il passaggio
del tempo ucciso
a se stesso

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Il figlio non ha pace e pace
non concede "irradicato"
irradia un senso di alterità

Al figlio consegno la lama
affilata e tesa
lui sa che dovrà sacrificarmi

le funi scoccano
varando la nave mentre la neve
si fa manto per il mio essere padre

Uccidimi a debito tempo
estinto, il mio, finalmente
espulso da una vita che non riconoscevo

Sempre diviso
tra padri e madri e fratelli in un estremo dispari
disperato

Non c’è pace
per chi sente
da sempre la tortura del Cielo


Me ne tronerò selvatico all’Origine
al mio essere figlio dell’istinto divino
ma prima sulla sua fronte

con incandescente lama
inciderò della croce il segno
il crocevia degli opposti

dei venti la rosa
marchiato a fuoco:
il segno del seminatore di roghi.