Tu lo sai (una mia preghiera)

(Lc 12,32-48)
Diciannovesima domenica TO C



Perché tu lo sai che la piccolezza, la piccolezza vera brucia e fa paura.
Non quella che scegliamo, non la romantica decisione della solitudine, non il riparo del silenzio
non il dolce ritirarsi davanti al caos, ma quella feroce sensazione di vuoto, l’essere così piccoli da non sentirsi più parte nemmeno di un gregge, tu lo sai che è terribile sentire di essere di troppo e non essere cercati da nessuno.

Perché tu lo sai che la povertà, la povertà vera, quella violenta, quella che ti fa vergognare, quella che ti taglia fuori, quella che ribadisce continuamente il fallimento è bestia terribile, deride
l’ingenuità di aver dato troppo credito a un sogno.

Perché tu lo sai la fatica di scucire le borse in cui avevamo accumulato la parte più presentabile di noi, tu conosci la pena nel veder frantumarsi il passato, disperdersi in illusioni i momenti in cui abbiamo creduto d’essere venditori di senso.

Tu lo sai il terrore nel vedere il cuore sfilarsi via dal centro del petto, il suo andarsene Altrove
tu lo sia che significa non aver mai consolazione, tu lo sai che purtroppo, in grave errore, certa nostra devozione fa della pacificazione del nostro cuore il vero tesoro, tu lo sai che senza cuore tra le costole non si capisce se abbiamo smesso d’amare o se siamo definitamente in mano tua.

Tu lo sai che cosa vuol dire attendere per una vita intera, tu lo sai che non c’è pace
in questa estromissione volontaria dal presente, tu lo sai che non è mai lieve l’attesa, che è carica di dubbi, tu lo sai che attendere significa vivere una vita che non basta mai.

Tu lo sai quanta fede ci vuole a bussare a ogni bastardo istante, anche al cuore del più banale
per elemosinare almeno l’ombra di una sillaba divina.

Tu lo sai lo sguardo compassionevole di chi compatisce, gli occhi scavati dall’insonnia
il cuore arso dal desiderio e l’inquietudine, la dolorosa inquietudine che aumenta ad ogni notte, tu sai l’inconfessabile segreto.

Noi sappiamo che tu sei un ladro, che ci hai rubato tutto, che ci stai rubando a noi stessi.

(Tu lo sai che ti ho cercato invano credendo di trovarti nelle parole lucidate di pastorali patinate
e invece eri a servirmi, tu a servire me, in quegli occhi nascosti che nonostante tutto non hanno mai smesso d’amarmi.

Tu lo sai cosa significa avere un cuore martoriato dalle percosse, tu lo sai che ho capito che mi hai dato tutto e che tutto mi chiedi.

Tu lo sai che sono stanco di chi parla di una fede che non fa male, di una relazione che non si incide nella carne, tu lo sai che sono stanco anche di me.

Ma tu anche sai che rifarei tutto
che non ho scelta
perché sei tu che mi hai scelto
e che senza di te io non saprei nemmeno il mio nome.)


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,32-48
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».