Beatitudini

(preghiera)

(Luca 6,17.20-26)
Sesta domenica Tempo Ordinario C


Solo un cuore
crocifisso
può ancora osare
la follia delle beatitudini

solo il trafitto d’Assoluto
dolore
può strappare i lembi delle ferite,

sventrare il petto,
come quando s’aprivano lettere
che forse erano d’amore,

e poi immergersi
sanguinanti,
nella nuova via
aperta
a morsi
dalla povertà.

Solo Tu puoi vedere vita,
vita vera,
nella fame
feroce
di chi si non si rassegna
al peso
d’essere ancora al mondo.

E tacciano finalmente
i consolatori professionisti
del giubilare ad ogni costo,
siano ridotti a mutismo
gli egocentrici
della tenerezza,
i blasfemi della resilienza.

Solo se dissanguato
da un diluvio di lacrime
puoi pensare di poter curvare in riso
il pianto.

Ma sarà al caro prezzo
di una vita:
la tua.

Poi, senza romanticismo
beatificare il fratello,
per far argine all’odio,
che ci travolge,

ma castigare subito la tentazione
di dilatare improbabili
dichiarazioni di perdono,
sopportare nel silenzio solitario
è già abbondante miracolo.

Solo su ciò che ci ferisce
qualcosa
possiamo.

Solo il Crocifisso
a un amore più grande
può piangere
sulla violenza illusoria della pienezza,
sulla ricchezza che affoga i sogni,
sul successo che uccide l’amicizia,

solo chi decide di abdicare
al potere
può parlare
di giustizia
di pace
di quello che vuole può parlare,
solo chi decide di abdicare dal potere può parlare
senza franare nel ridicolo.

O decidere,
in alone di santità,
di immergersi nel beato silenzio,

stendere sulle miserie del mondo
un lento bianco sudario,
come a lacrimare
sul cadavere
delle nostre infantili presunzioni

Solo tu puoi,
amato mio Crocifisso,
cantare ancora
beatitudini,
e far risorgere
dalla pena
che facciamo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».