Un Nunc dimittis (Presentazione del Signore)

(preghiera)
(Luca 2,22-32)

Ora lascia o Signore
che provi ancora
ad essere giusto,
a non opporre resistenza all’accadere della tua grazia che
in ogni cosa
scorre.

Ora lascia o Signore
che impari la devozione al Mistero,
che incensi di silenzi i miei giorni,
che tramuti in salmo l’ordinario.

Che si dilati in me l’attesa di Te,
che bruci di desiderio
ogni mio attimo
e che quell'attimo non sia solo mio,
ma che sappia immergermi nella fame d'amore
del cosmo.

Ora lascia o Signore
che io provi finalmente a liberarmi
delle paure,
dell’ansia di volerti piacere,
del delirio di voler apparire degno di te,
donami la verità di chi scopre di aver solo bisogno,
bisogno d’essere consolato.

Ora lascia o Signore
che io sia tuo inutile servo,
e che non abbia paura di respirarti
tu Spirito Santo
tu che sei bacio
baciante il mondo intero.

Che io sia davvero tuo
e che, come Simeone
sappia vedere l’invisibile,
nelle pupille il disegno già compiuto,
Dio in un bambino,
l’Infinito nel frammento,
la resurrezione che respira in ogni morte.

Ora lascia o Signore
che io sia servo solo della tua Grazia,
che i miei occhi non abbiano più bisogno
di vedere miracoli, guarigioni,
di sentire spiegazioni,
non abbiano più bisogno di vederti crocifisso,
non abbiano più bisogno
perché io ho Te, in me.
Adesso.

Ora lascia o Signore
che il tuo servo
vada in pace,
perché tutto è salvato,
trasfigurato,
perché nella tua resurrezione tutto è risorto
nulla è perduto.

Ora lascia o Signore
che il tuo servo
vada in pace,
secondo la tua parola
che ho sentito vibrare in ogni nota,
in ogni silenzio, perfino nel grido
delle spade che hanno trafitto il cuore di tua madre.

Ora lascia o Signore
che il tuo servo
vada in pace,
secondo la tua parola
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
hanno visto Te.

Accompagnami,
adesso che ti ho tenuto tra le braccia
adesso che sento troppa pienezza nel mio cuore,
e pare tristezza l’ombra di questo compimento,

aiutami, amato mio Signore
a continuare l’attesa di te.
E che possa, ti scongiuro
vivere il nunc dimittis
adesso e nell’ora della mia morte.

Ora lascia
che io mi lasci andare
in totale abbandono,
in te.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-32
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».