dopo averci nuotato dentro?
(preghiera)

(Luca 1,38-45)
Quarta domenica d’Avvento C 2024
E l’angelo partì da te
Così si increspò il tuo futuro,
e camminare fu come procedere
faticosamente
in regione montuosa.
Lui, l’angelo, non c’era più
o forse non c’era mai stato
così dubitavi
e rimbombava nel silenzio la paura davanti a tanta solitudine.
Terribile è il vuoto
lasciato da ogni annunciazione,
niente può riempire
il Niente scavato dalle Sue parole.
Così non restava
che diventare angelo
di te stessa, incamminarti
nella foresta dei tuoi timori: annunciarti. Cercarti.
A noi non restava che seguirti,
credere è accettare
di camminarsi dentro
in perfetta solitudine.
Forse alla ricerca di una casa,
almeno di una porta abitata,
di una soglia dolce,
del volto amico di qualcuno che sia felice di vederci
Ci basta poco no? Per
ricattare la fatica di essere stati messi al mondo.
Negli occhi di Elisabetta
cercavi il senso di una vita
troppo grande da indossare
lei faceva danzare
il suo Giovanni nel grembo
e così peggiorava le cose:
ti stava trasformato in angelo,
eri la sua annunciazione.
La perdonasti,
la amavi
e avevi bisogno di lei.
O forse, chi crede
li vede davvero gli angeli,
chi respira lo Spirito riconosce
l’annuncio del divino in ogni cosa.
Giovanni intanto danzava
nel liquido amniotico che protegge
e sostiene
come si può non credere a Dio
dopo averci nuotato dentro?
Beata colei che ha creduto
così ti disse,
mentre tu speravi che credere
ti rendesse almeno un po’ beata.
Proteggici, ti prego,
donna dei sentieri solitari,
ragazza consacrata d’attesa,
accompagna i nostri cammini nelle regioni montuose
dei nostri fallimenti,
abbi pazienza con noi
che non sappiamo abitare la soglia del mistero,
perdona le nostre porte chiuse,
e la paura che ci impedisce di lasciaci ingravidare dal divino.
Stai con noi
donna della visitazione,
soprattutto nel tempo della nostra morte,
stai con noi,
chiudi con un bacio le nostre palpebre
e riportaci nel tuo grembo
dove tutto è Lui,
dove finalmente cesseranno i pensieri
solo nuoteremo, danzando:
sussultando in Lui.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,38-45
E l’angelo si allontanò da lei.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».