
Ventottesima domenica Tempo Ordinario anno B
(Marco 10,17-30)
Lascia andare,
non franare sulla strada
trasformandola in navata di cattedrale.
Non cercare d’essere buono,
nemmeno migliore,
lasciala andare la vita.
Apri le mani al cielo,
in volo infila la cruna
a tentare cuciture d’aria.
Lascia andare le preghiere
e le suppliche:
stupisci invece
di bellezza.
Impara dalle nuvole.
Nessuno è buono
nessuno è cattivo
solo Dio è tutto:
respiralo.
Lascia andare
questo Cristo verso la sua croce,
se vuoi seguilo,
non la vedi
la scia luminosa
della cometa?
Lascia scorrere la vita
e nella vita l’amore,
lascia agli altri la roba,
alla parola lascia d’essere vera,
fai accadere la fiducia
vivi grato d’esser stato messo al mondo:
non osservarli i comandamenti
riconoscine invece il battito
in ogni vita che si sforza d’amare.
Alzati,
scappa, diventa vento,
lascia alle religioni
di normare l’invisibile,
tu sorridi e cammina.
Lascia scorrere
il tuo corpo, e poi seguilo,
libera l’anima su alte vette,
chiedi a Dio di tornare ad
essere selvatico
e innamorato.
Torna alle sorgenti
e come gli animali lascia alla natura
d’esserti linfa.
Lascia i rifugi,
non poggiare il capo,
lascia le sicurezze,
lasciati guardare:
lasciati andare,
ti prego,
adesso,
lasciati andare.
Invece ancora inciampi nel Suo sguardo,
le sue parole incendiano i tuoi timori,
vorresti incatenarti a lui,
lui ti risponde inchiodandoti al vento.
Così lo sguardo si arena,
inginocchiato al patibolo
delle tue paure
ti condanni di nuovo
alla vita.
Il Suo sguardo
ora t’implora,
ma non lo vedi il tesoro sepolto nel cielo?
Ma non la senti
l’ebbrezza della libertà?
Quanto ti costò
risollevare
quella carcassa appestata
di rimpianti?
Il volto scuro,
la tristezza che gela il sangue
furono l’ultimo regalo del maestro,
la sua supplica per un tuo possibile
ritorno.
I discepoli
sconvolti
sconcertavano
persi: erano come lui,
lo sapevano.
Posseduti.
Al cappio del groviglio
dei loro meriti
naufragavano aggrappati alla convinzione
d’essere diventati più buoni
di ieri.
Sconcertati
e persi
non videro,
sulla linea dell’orizzonte
un cammello che infilava
la cruna.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,17-30
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».