
Ventiquattresima domenica Tempo Ordinario anno B
(Marco 8,27-35)
In questo dolore
che brucia
e mi vergogna
finalmente
tutto si sfalda in domanda
la crisi dischiude
uno spazio inedito di lontananza
“non riportarmi, ti prego
nei recinti delle mie sicurezze,
salvami dalle risposte,
liberami per sempre dalle parrocchie”
Non voglio convertire le periferie
voglio abitarle,
da Cesarea pretendere cittadinanza,
dal punto più lontano dal Tempio implorare
un taglio a partorirmi
definitivamente smarrito
“dammi la forza di stare
di non tornare a pascolare
presunte certezze. Dammi di non confezionare
risposte, di non spiegarlo il tuo Vangelo,
dammi, ti scongiuro,
di lasciarmi trafiggere dall’accadere”
Finalmente sei tu che chiedi a noi,
e io mi sento come un bimbo che costruisce
castelli di sabbia in riva al mare
Qualcuno osa rispondere
intingendo all’inchiostro nobile
del passato. Quanto dolore
provoca chi crede d’amarci
Credevo anch’io di sapere
già tutto
ed eri in me solo cadavere di profeta,
impagliavo le tue traiettorie di volo
alle mie presunzioni
“dammi solo di pregare amato
mio Mistero incarnato,
liberami dalla tentazione di voler
scassare in prosa la tua poesia”
Io che non son poeta,
mi lascio leggere e
inebetito infilo spazi tra le parole
che sento scivolarmi tra le dita:
sono solo briciole per passeri.
La gente pigola risposte sconnesse
e noi discepoli abbiamo troppa paura di sbagliare
Pietro osa
e io comprendo, vorrei baciarlo
per farlo tacere
“e mi ricordo
di quando anch’io credevo
bastasse spiegarlo l’amore,
e lo facevo per paura,
tu lo sai,
che non sapevo amare per davvero”
che l’Amore è metter radici in terra straniera
confonder le parole
impigliarsi nei sentimenti,
deludere le aspettative,
l’estasi prevede smarrimento
l’unzione procede per sofferenza
E per rifiuto,
Cristo,
che l’amore fa paura,
anche a te. Che tante volte hai pensato,
terribile tentazione,
di non farla accadere
la paterna volontà.
Tu sapevi che Pietro non era quello che diceva,
che ancora non poteva sapere
che forse non avrebbe mai capito
che non esiste risposta che non sia di carne
che per amore soli
si deve morire
e che anche la resurrezione
altro non è che una deposizione.
“Di cosa ancora devo liberarmi
dopo che mi hai scuoiato di quel che credevo di sapere,
di quel che credevo d’amare?
Cosa resta di me che ancora non vedo
e che mi impedisce
la mia crocifissione a te?
Dimmi ti prego cosa manca
in me per esser te”
Ma sei tu che domandi,
a me non resta che il silenzio
di un cammino verso Gerusalemme
mano nella mano
con il mio Satana,
dietro di te,
a implorar misericordia
per quando ancora
per stupida paura
cercherò di fermare
l’accadere dell’amore.
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».