In questo esilio (una preghiera in forma di dialogo)

Ventitreesima domenica Tempo Ordinario anno B 
(Isaia 35,4-7)


Ma ce lo siamo scelti noi questo esilio,
non credi?
La nostra Mesopotamia ce la siamo costruita,
qui, giorno per giorno,
ci siamo confinati tra due fiumi fertili di apparenti sicurezze.

"Ma siamo liberi "
mi gridi.
Di fare quello che ci dicono,
mi pare.
E ti arrabbi. Come fosse colpa mia
il mio non sentirmi a posto.

Neppure ci accorgiamo
che il cuore è smarrito,
perso,
chissà dove,
forse sepolto nel passato. Abbiamo paura di perdere
strane comodità.

Così chiudiamo gli occhi,
per zoppicare in sicurezza cerchiamo sentieri già battuti,
accodiamo le parole al pensiero comune,
crediamo rivoluzionarie battaglie fuori tempo massimo,
seduciamo e siamo sedotti
resiliamo, includiamo, straparliamo
ma il corpo è morto, non freme.
E intanto la religione regola
ma non lo senti che non rischia più?

Ce lo costruiamo noi l’esilio,
bruciata è la terra dei nostri padri
deserto è diventato il nostro Eden
noi dittatori di noi stessi
moltiplichiamo le leggi e la chiamiamo libertà,
siamo schiavi della folle idea che tutto si possa assicurare,
ma per fortuna ci ammaliamo ancora, dico
e sbagliamo,
e cadiamo,
e tradiamo,
e ci facciamo ancora male,
e moriamo. Per fortuna moriamo!
Ogni giorno.

Ma non ti manca il fuoco per scaldarti?
E di farti guardare dalle stelle?
E di farti sorprendere da un temporale?
E la paura della natura che non si lascia addomesticare? Non ti manca?
E di annoiarti, ecco di annoiarti, di non fare niente, di non riuscire a far passare il tempo, non ti manca?
O ti ricordi di quando ti perdevi per strade sconosciute e nessun satellitare imponeva che tu tornassi al tuo posto?
O di quando eri irraggiungibile, non contattabile, libero!

Mi tu mi guardi come si guardano i matti:
"Non torneresti indietro nemmeno tu"

Ecco vedi che lo dici.
Siamo altrove amico mio. E io qui non ci voglio più stare. Io voglio tornare.

Aspetto, viene, verrà, già lo sento
Aprirà gli occhi a lacrime di commozione,
correrà ancora tra i prati, rotolerà tra i papaveri,
canterà a squarciagola, berrà l’acqua dalle nuvole,
si perderà per amore, si tufferà nei torrenti,
tutto fiorirà. È il mio Amato che torna a prendermi.
Tiene tra le mani il mio cuore smarrito.
Ma non lo senti?
è già qui,
a prenderci per mano,
ti prego non credere che sia questo il paradiso
siamo cuori in esilio.
Dai, torniamo a casa, vieni con me.

Dal libro del profeta Isaìa
Is 35,4-7a
 
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.