In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Marco 6,30-34)
Le dita tremano mentre briciole di pane spezzato con eccessiva sicurezza mimano una strada sospesa nel niente.
Mi avvilisce riunire attorno a te quello che mi sembra di aver fatto, sono spesso stato solo l’apostolo di me stesso e la conta dei superstiti è una tortura, avrei preferito aver perso tutto. Sarebbe stato almeno eroico. Sono stanco dentro, lo senti o no?
Vorrei capissero che per buona fede mi sono sbagliato che a modo mio li ho anche amati, e che ho solo obbedito a un mandato, ma così mi faccio pena,
la vita non chiede mai d’essere giustificata, non è certo lei l’assente, e poi non sono nelle mani del nemico ancora non ho disertato la buona battaglia e la tortura che mi spetta è sopportabile.
Così tu mi imponi di tacere e io mi stendo tra le tue labbra chiuse, tutto quello che ho fatto tu lo sai, quello che era nel mio cuore tu già lo abitavi, per questo sono ancora qui, Tu e solo tu, non sei il giudice spietato del mio passato.
Cosa ho fatto, cosa ho insegnato? Adesso che niente è rimasto e cancellarli vorrei certi segni, amerei non aver nulla da raccontare.
In disparte era il segreto che avevo dimenticato, invece ho disimparato d’esser d’ombra e mi sono illuso d’essere abilitato alle risposte.
Forse qualcosa di puro è rimasto proprio in disparte, lì dove tutto termina dove l’affanno si scioglie in riposo e la morte è porto sospirato.
Se ancora respira in me il tuo respiro è per questo deserto luogo di me in me, è per questo silenzio solitario che mi riposa dentro e fa tacere il delirio culturale.
Se ancora respiri in me con tuo respiro è solo per la tua compassione.
Io sono ancora uno che ti toglie il sonno il tempo e il pane. Io sono solo un ladro di te, un assillo, io sono la marcia forzata di chi anticipa sull’altra riva, io sono il tuo incubo, la tua condanna, tu il pastore del mio smarrimento.