Corpo di Cristo. Ripudiato. Seconda Parte

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo.

Signore vorrei imparare a seguire solo portatori di brocche d’acqua, il tempo finalmente si è fatto breve, sono sfinito dalle parole che non dissetano, dalle istituzioni che non battezzano nella Verità, dei discorsi che non portano da nessuna parte. Non voglio più aver tempo per nulla che non sia un itinerario da seguire per franare finalmente in te. Non so quanto tempo mi sia rimasto (ma forse non è questione di quantità) vorrei solo poter passare al setaccio ogni esperienza e trattenere ciò che mi porta in te.

 

Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”

Siamo incamminati verso casa. Lo sapevo. Ho imparato a conoscere il padrone, non mi fa paura. Conosco la voce, mi ha più volte perdonato. Nella sala al piano superiore ci sono già tante persone che mi hanno preceduto, sono tutte in te, ne sono sicuro, mi mancano. A questo siamo chiamati, in fondo, a raggiungere la stanza dove saremo tutti discepoli e faremo Pasqua con te. Finalmente liberi. E comprenderemo che la morte non era il faraone terribile da cui scappare ma la porta per accedere all’Eterno, morte è il tocco che apre le acque del mare verso la pienezza. Comprenderemo finalmente che vivere aveva senso solo come un lungo esodo, per imparare a conoscerti, per deciderci per l’alleanza.