Iniziare, iniziare davvero

(Isaia 40 e Marco 1)

II Avvento anno B 2023

Iniziare non è ripetere lo scontato fingendo innaturali stupori, non è cercare la magia del Natale, nemmeno la purezza dell’infanzia. Iniziare non è ripetere l’ennesima trafila dei cammini d’avvento, iniziare non è nemmeno cedere alla follia degli eventi parrocchiali che non lasciamo respiro, dei ritiri spirituali che riempiono di parole, nemmeno assecondare certa retorica dei tempi forti senza stare mai debolmente in silenzio è iniziare.

Iniziare non è costringere nella gabbia delle nostre fantasie minime l’inquieta forza dello Spirito, iniziare non è sapere già quale sia il bene della chiesa e poi fingerne di discuterne sinodalmente, iniziare non è rassicurarci con le nostre moralistiche visioni del mondo e poi fingere obbedienze divine, non è inchiodare alla propria vita un fratello in crisi purché nulla cambi. Iniziare non è vestire i panni dell’eremita e mimare antiche sapienze, non è ripetere il rito sperando di suscitare infantili nostalgie, non è addobbarsi a uomo nuovo per convincersi di essere più santo.

L’inizio, il principio di ogni cosa sei Tu, mio vivo vangelo, Tu mia notizia buona che mi assedi e mi impaurisci, che chiedi grembi pronti a lasciarsi decostruire. Tu sei lo Spirito che nulla lascia intatto, tu sei il bacio di un Vento che non lascia niente come trova. Iniziare, iniziare davvero, e questo mi fa paura, è non sapere, giorno dopo giorno, cosa resterà di me, della mia identità a cui tanto mi sono attaccato. Iniziare, iniziare davvero, è lasciarti esplodere in me, come bambino in grembo che dilata ventri e trasforma in madri ragazzine timide o ingravida sogni trasfigurando padri in salvatori del divino. Iniziare, iniziare davvero, è concederti e fidarmi e perdermi in Te. Per amore. Solo per amore.

Iniziare sei tu che nasci, nuova mia Genesi, a rinominare ogni cosa in me, Onnipotente che cammini nel giardino che sono, e non permetti che io mi nasconda, e mi scovi, e mi stani, e mi rapisci. Iniziare sei Tu che rotolando tra le pareti del mio cuore, urtando le abitudini, mi crocifiggi a non essere mai pienamente felice, mai pienamente arrivato, mai pienamente in pace: iniziare è perpetuare un eterno esodo fino al giorno in cui rinasceremo eternamente in Te.

Iniziare è essere trascinati nel deserto, e nel deserto non ci sono schemi che si ripetono, non ci sono paradigmi rassicuranti, nel deserto i nostri moralismi impauriti vengono spazzati via, nel deserto conta solo stare al mondo, nel deserto non c’è niente e nel niente rischiare che nemmeno tu ci sia più in cima ai nostri interessi. Quando non servi per apparire, quando non servi per tranquillizzare, quando non servi per avere un posto riconosciuto nel mondo, quando non servi più a niente e noi non serviamo a te, quando nel deserto ogni cosa si annulla, allora e solo allora sapremo se ti staremo cercando ancora, se ti staremo cercando perché semplicemente Tu sei la nostra vita oppure no.  

Iniziare è farsi prendere per mano da te ad ascoltare i profeti che dal deserto vogliono portarci a casa, alla nostra vera casa. E avere paura di questo. Perché tornare a casa è fare i conti con quello che siamo davvero e non con quello che crediamo di essere, è fare i conti con le ferite mai rimarginate, con il male che ci abita, con gli sbagli commessi, con gli amori traditi, con le strade prese per convenienza, con i ruoli assunti per comodità e poi mascherati di divine vocazioni. Tornare a casa è fare i conti con il bisogno di cambiare per non morire depressi, e calcolare che qualcuno chiamerà la nostra conversione inspiegabile tradimento. Iniziare è cominciare a essere fedeli alla nostra identità più profonda, costi quel che costi, è smettere di fingere, è uscire dagli spazi confortevoli delle abitudini, è distruggere impalcature sociali, religiose, è far crollare tutto per guardarsi finalmente negli occhi. E sperare di averti amato sufficientemente per riconoscerti incastonato nelle nostre pupille. Se così non fosse sarebbe l’inferno, che purtroppo esiste.

Iniziare, iniziare davvero è ringraziare Giovanni Battista e tutti i precursori, tutte le persone che ci hanno parlato di Te, tutti i testimoni, tutte le prediche ascoltate, tutti i predicatori cercati, ma poi lasciarli andare. Smettere di ubriacarsi di commenti altrui, smettere di leggere riflessioni altre, smettere di usare parole perfette ma inadatte per le nostre labbra.

Iniziare, iniziare davvero è fermarsi ai tuoi piedi e mugolare, farfugliare magari, balbettare come bambini alle prime armi, mettere in fila suoni apparentemente banali, ma farlo. Iniziare, iniziare davvero è lasciare che lo Spirito parli in noi, e poi ascoltarlo, e poi fidarsi, e poi lasciarsi portare, sapendo che non saremo più come prima, sapendo che iniziare, iniziare davvero è smarrirsi, impaurirsi, ritrovarsi, stupirsi di come Lui parli in noi. Iniziare, iniziare davvero, è lasciarsi ingravidare da Te, dimenticare le nostre pretese e lasciarci plasmare da Te che nasci e accadi in ogni cosa: Tu mio principio, Tu mia vita, Tu mia unica scomoda novità.

Dal Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Dal libro del profeta Isaìa

«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».