Se non avessi te.

Matteo 25,1-13

Trentaduesima domenica Tempo Ordinario

Perché se non avessi Te mi sembrerebbe di vivere in un mondo chiuso, oscuro, muto, sigillato. Se credo, se Ti credo, è perché tu apri le porte delle cose, permetti alla luce di sprigionarsi, fai accadere il Regno, qui e ora. Solo tu mi fai accedere al reale.

Perché se non credessi in Te io non saprei il mio nome, e nemmeno conoscerei il mio cuore, così sempre vergine perché così sempre affamato, e bisognoso, e implorante e miserabile.

Perché se non avessi te, se non avessi imparato a conservare ogni giorno, in piccoli vasi d’olio, il ricordo delle esperienze in cui tu ti sei manifestato alla mia cecità, le notti mi farebbero ancora più paura. E implorerei il fato di poter dormire all’infinito, in una morte senza bordi, per sfuggire ad ogni utopica speranza.

Perché se non avessi te non riuscirei mai a credere che ogni notte, anche la più oscura, anche quella segnata dal mio fallimento, dal mio peccato, dalla mia miseria, anche in quella, il tuo grido di sposo erompe ancora a strappare il sudario per accecarmi di futuro.

Perché se non avessi te forse sarei anche più buono, dividerei il mio olio con chi non ne ha credendo di poterla salvare così la mia vita, coi buoni sentimenti, ma a me di diventare più buono non interessa niente, io voglio solo diventare tuo.

Perché se non avessi te non saprei che la vocazione ultima della mia storia è accedere alle nozze in te.

Perché se non avessi te rischierei di passare la vita a illudermi che l’olio si possa anche comprare, e busserei a porte aperte su un rosario di delusioni.

Perché se non avessi te il mondo mi sembrerebbe muto e la morte diventerebbe l’unica e ultima possibilità di fuga.

Perché se non avessi te non saprei nominarlo il mondo, ne rimarrei chiuso fuori, scippato dal suono che ha il meravigliato stupore.
Perché se non avessi te io preferirei morire, e chiuderli gli occhi. Invece veglio, e vigilo, attento a non dimenticare che tu bussi dal cuore segreto di ogni evento, che perfino la morte hai scardinato, e il tuo grido di sposo innamorato ha franato un terremoto sull’altezzosità dei potenti.

Così rimango, in attesa, e anche se a volte mi addormento dimenticandoti, anche se spesso mi dimentico la strada che porta a te, io sono sicuro però che tu griderai dal cuore della notte, perché me la ricordo la tua voce, perché mi sono innamorato perdutamente di Te e sono sicuro che ti riconoscerò, perché non ho mai cercato altro, anche quando non lo sapevo.

Io credo perché, se non credessi, il mondo diventerebbe muto. E io con lui.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,1-13
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.
Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”.
Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose:
“In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».