MA CON IL VESTITO NUZIALE

(Matteo 22,1-14)

Ventottesima domenica Tempo Ordinario 2023

 

L’insistenza. Il sangue. La minaccia.

Eppure dovrebbe essere una festa, di nozze, la vita. Invece ogni cosa insiste, fino allo sfinimento, ogni singolo atomo bussa alla porta della mia percezione per strapparmi dal mio campo, dai miei affari, per costringermi a entrare in una logica che mi fa paura, perché mi strappa da me stesso. Ogni attimo della giornata, ogni accadimento, ogni silenzio è un invito insistente, continuo, importuno, ossessivo, di un re che vuole costringermi ad entrare in relazione con lui. Invade tutto, in ogni cosa bussa l’ansia dell’invito a stare con lui, l’amore e la fede bruciano della stessa passione. E se non fanno anche paura significa che sono solo l’ombra ammaestrata di ciò che non si può più chiamare mistero.

L’invito alla relazione con il re bussa anche in ciò che non vorrei vivere, in ciò che non vorrei vedere, anche dal fondo delle mie miserie lui mi cerca, anche se dovessi raggiungere il fondo del mare, anche là mi raggiungerebbe il suo invito. Un re importuno, non un dio gentile educato e rispettoso, sono i modi e i tempi degli innamorati. E per innamorarsi, il re lo sa, bisogna perdersi.

Parabola di sangue, prima il re ammazza animali, sacrificati a una festa che nessuno vuole, poi gli invitati sacrificano i servi del re, infine il re stesso fa uccidere gli invitati e bruciare la loro città: sangue e fuoco, in un crescendo di orrore, la festa di nozze tramutata in una carneficina. Versare sangue e consumarsi nel sacro fuoco di un sacrificio, la parabola mi ustiona le pupille, così mi arrendo.

Sembra di sentirlo l’odore della morte e, finalmente, scosso da una parabola, mi inginocchio, tremo, frano in me, e prego.

Signore annienta le mie resistenze, le mie paure, brucia la città fortificata in cui mi rifugio per non dover convertire le parti più egoiste di me.
Signore stermina ciò che in me è invitato alle nozze ma ancora ti teme, invadi i miei bisogni di essere riconosciuto, di essere apprezzato, di essere migliore. Invadi le mie paure, i miei infantili attaccamenti, non c’è più tempo da perdere Signore, il tempo si è fatto breve, in un rogo immola ogni mia difesa, invadimi, strappami da me, non lasciare nulla che non sia in te.

Signore spingimi ai crocicchi della vita, inchiodami al crocevia degli eventi, affogami nei gomitoli delle storie del mondo e converti la mia cecità, che io veda che ogni cosa mi invita a un incontro nuziale con te, per entrare in una relazione intima con te, per essere in te e tu in me. E in ogni cosa perderci e trovarci e continuare a cercarci.

Signore aiutami a trovare il coraggio di stare all’incrocio dei venti, ma con il vestito nuziale, con la consapevolezza grata di chi sente che la vocazione più profonda, la vocazione ultima della vita è rivestirsi di te. Inchiodami alla tua vita, che io bruci del tuo stesso desiderio d’amore.

Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».