
Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
C’è una vigna, è l’alba, e il padrone di questa vigna esce a cercare operai. Dipende tutto dal colore e dal sapore che diamo alle parole, tutto. L’alba può essere un nuovo inizio carico di promessa oppure può essere l’ennesimo chicco di un rosario doloroso da sgranare, la vigna può essere lo spazio del senso profondo da dare alla nostra esistenza oppure il luogo del martirio della nostra libertà, una specie di condanna a prestare servizio in terra straniera.
Il padrone è il padrone, al padrone si obbedisce e del padrone si è schiavi, anche se è Dio, inutile edulcorare, ma un conto è sentire la vertigine di essere schiavi dell’Amore, vertigine che divinizza il nostro agire tanto da trasfigurare la nostra schiavitù in intimità, oppure vedere questa schiavitù come la negazione di noi stessi. Tutto dipende da come leggiamo la vita. Francesco d’Assisi visto con gli occhi di Alda Merini traccia una via luminosa:
Francesco Canto di una creatura di Alda Merini
Così come Paolo di Tarso,
sono stato disarcionato,
sono stato buttato per terra,
e miracolosamente mi sono rialzato nudo.
Allora ogni elemento terreno
ha assunto uno splendore senza pari.
Ho visto il significato dell’acqua,
il perché senza colpa
del filo d’erba
che brucia sotto il sole.
Ho capito il piacere di un piede nudo
che divora la terra piena di asperità
e che queste spine le sente
come le spine di Dio.
Giorno per giorno
ho vissuto il calvario,
e la mia pazzia
ha entusiasmato molti.
Il padrone del cuore di Francesco è uno che disarciona, è amore violento, porta al limite della morte. Non fa sconti, nessuna chiamata gentile, dimenticato il galateo spirituale da novizie impaurite. Quasi un colpo d’arma da fuoco sfonda l’utero da cui partorirà un altro se stesso, nudo, crocifisso al mondo.
“Allora ogni elemento terreno ha assunto uno splendore senza pari. Ho visto…” ecco l’attimo esatto della nascita di Francesco, della nascita di un poeta, di un santo, di un uomo: vede. Vede come vede Dio. Diventa lo sguardo di Dio e parte di un Creato di cui non solo ospite e operaio, vede la vigna e sente che lui è parte della vigna e parte di Dio. Si sente parte dell’Eterno, con Tutto. Vede finalmente la realtà, non oppone più, ciò che vede è già eterno perché amato, perché Vivente. Divino.