Gratuitamente trapassato (una preghiera) Undicesima domenica tempo ordinario A

Gratuitamente trapassato (una preghiera)

(Matteo 9,36-10,8)

Undicesima domenica Tempo Ordinario 2023

 

Amato Padre mio,

sfinito ai tuoi piedi

frano

ancora una volta

lapidato da stormi di pensieri

che non so tenere a bada,

pascolano

come legioni di cinghiali

affamati di me

si nutrono,

incolpandomi,

devastano

accusano a ragione la mia incapacità d’amare.

Amato Padre mio

tu che sai di me

le fatiche

e le ombre e la paura

a incatramarmi

nel baratro di ciò che sono.

Tu che sai di me

lo smarrimento

per non saper pascolare

le complesse

mie anime.

Sfiancato dall’ennesima lotta

ti scongiuro,

ti scongiuro solamente,

che arrivi presto il giorno in cui mi basterà,

respirare

di Te

la Compassione.

Ti scongiuro, amato Padre mio,

tu che vedi nella mia miseria

spighe di grano maturo,

tu che credi a me,

tu che vedi campi da mietere dove io vedo solo me stesso,

ordina alla falce

di liberarmi dall’ingombro del raccolto,

sfiniscimi,

imponi alla lama il taglio,

scagliami i tuoi baci affilati,

mietimi fino a desertificarmi.

Ti scongiuro,

amato Padre mio

manda sempre operai stanchi e sfiniti

mandali a me, li sento fratelli,

mandali a me, così da continuare a pregare che

tuo e solo tuo

è lo sguardo che ricrea.

E poi chiamami per nome,

per ogni nome di ciò che sono

risvegliami come in un’eterna genesi

riscattami dal caos che mi avvolge

libera le radici delle mie segrete identità.

Credi,

credi ancora in me, tu che puoi

vedi ancora in me

tu che ami,

credimi

e mandami a mietere la parte di me

che credevo già capace di credere

e invece,

come pecora perduta della tua casa,

implora solo d’essere ritrovata.

Mandami, mandami ancora

a scoprire che nella vicinanza è già il Regno,

che le immobilità attendono la mietitura della guarigione,

che ogni morte chiama sempre resurrezione,

e che puro è il bacio di ogni lebbroso,

e che nulla è in mano mia, nulla.

Che sono nato per essere attraversato.

Gratuitamente trapassato.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù invò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».