Eterno nascente. Prima domenica d’Avvento anno A

Genova

Eterno nascente

(Isaia 2; Romani 13; Matteo 24)

I Avvento anno A 2022

 

Quest’anno non ti aspetterò, non mi appoggerò alla ringhiera del tempo cercando la verginità perduta di quando non sapevo se saresti tornato ancora, se mi avessi scelto ancora, se ancora ti saresti fidato di me.

Ormai ti sento dentro, eterno nascente, amato mio Signore.

Quest’anno non fingerò avventi svuotati in paziente attesa del tuo ritorno, tu non te ne sei mai andato da me.

Quest’anno non ci sarà spazio per il timore di non essere all’altezza della tua venuta, tu sei sempre in me.

Quest’anno non veglierò passivamente ipotizzando una tua assenza dalla mia storia, anche io sono tua mangiatoia ormai lo credo, lo riconosco, la tua promessa di fedeltà è affidabile, tu sei l’eterno nascente dei miei giorni.

Quest’anno non vivrò come uno che vuole ripartire da capo, non voglio ripartire da zero, non voglio ricominciare, non voglio rinascere; quest’anno mi offro così come sono, mi apro a Te senza finzioni, senza perdere niente di quello che sono stato, senza voler cambiare nemmeno una virgola di me, io quest’anno non attendo novità, non voglio ricominciare, io quest’anno voglio sprofondare in Te, voglio solo Te. Unica mia speranza.

E se in qualche momento non avrò motivo apparente di sperare, se la notte mi apparirà troppo buia e spente le stelle non mi illuderò pensando che tu tra poco nascerai, no, il mio avvento sarà uno scavo, sposterò le macerie del passato e sentirò accadere ancora, qui e ora, la tua costante nascita che sempre si è ripetuta e sempre si ripeterà, che sempre accade e sempre accadrà, anche quando io non la vedo, persino quando io non la voglio.

Quest’anno non veglierò sperando che tu nasca ancora, quest’anno voglio di più, voglio tornare a sperare, niente meno della Speranza, camminerò nel passato, il nostro, che tu non hai mai abbandonato, e perfino la nostalgia dei miei tanti morti, perfino la mancanza di chi ho amato, che a Natale si farà acuta, quasi insostenibile, perfino quella parlerà di te, dell’amore sbocciato, della bellezza della vita che è capace di amare e di prendersi cura e di piangere d’assenza. Io ti troverò nato esattamente lì, mia dolce speranza, nei vuoti sanguinanti del cuore, crateri che sono stimmate d’amore.

Quest’anno non veglierò aspettando che tu nasca di nuovo, non dubito più del tuo eterno vagito, mia sarà invece la Speranza, quella che ha radici nella memoria, riconoscerò i volti di chi ha tramutato per me le spade in aratri, ringrazierò per tutte le volte che sei nato esattamente lì dove la vita sembrava pronta a trafiggermi, a uccidermi, e invece si è tramutata in solco pronto per semine che non osavo nemmeno sognare.

Quest’anno non starò ad aspettare la tua nascita, verrò a cercarti, a riconoscerti, e scoprirò che il tempo dell’Amore è da sempre eterno, che Tu non sei nato solo duemila anni fa ma che continui a nascere, continui ad amare, continui a risorgere in un tempo che è già eterno, in questo tempo in cui io so solo che non posso più fare a meno di Te.

Quest’anno forse è arrivato il tempo di svegliarmi, di risvegliare il reale, di accorgermi che avere fede è riconoscerti già qui, Tu da sempre e per sempre nato dentro le pieghe della mia storia, proprio della mia, che mi sembra così ordinaria che reputo spesso sbagliata, che a volte ho sentito perfino di aver tradito e ucciso.

Quest’anno non veglierò in tua attesa ma ti scoprirò già nato, eterno nascente, mia dolcissima sorpresa. Tu sempre nato anche nel cuore delle mie illusioni, tu che già c’eri anche quando io credevo di parlare di te e invece tentavo solo di trovare un posto per me stesso. Tu nato nonostante me, perfino in quelle fasi di vita che oggi, se potessi scegliere, vivrei in tutt’altra maniera. Tu già e sempre nato, e io non ti scorgevo ma altri sì, e solo io, duro nella fede, non sapevo ringraziare di averti vicino.

Quest’anno non aspetterò la tua nascita e nemmeno la mia rinascita, quest’anno solo starò nel respiro della tua presenza e cercherò in me la speranza di Noè, costruttore d’arche nel deserto, folle e invasato di Te, lui che non ti attendeva solamente, lui che sperava, sperava a sangue, sperava ferocemente, perché se il cielo non avesse piovuto la tua presenza lui avrebbe buttato la vita in una follia senza senso. Sperare in te significa che se tu non esisti è meglio morire adesso, subito.

Voglio imparare a sperare come Noè, lui che ad ogni colpo crocifisso allo scafo mungeva il cielo sperando in una pioggia che lo avrebbe salvato, lui che non costruiva solo un’arca ma la prima culla per te, lui che in compagnia della vita animale, esistenze che amano senza ritegno, ululava speranza di resurrezione.

Quest’anno non veglierò nell’ipotesi della tua assenza, non smetterò i lavori di ogni giorno, starò nel mio campo, scriverò, ascolterò, tornerò a tagliare legna per la stufa, scriverò, pregherò, macinerò parole e lascerò che venga portata via la parte di me incapace di macinare speranza per me e per chi mi incontrerà.

Ti chiedo di risparmiare in me solo la parte visionaria, profetica, solo lo sguardo di chi affonda nel presente e finisce tra le tue braccia, a perdersi nel tuo corpo bambino e crocifisso e avvolto in fasce, già e sempre culla e sepolcro, nascita morte e resurrezione.

Io non voglio aspettare fingendo che tu ancora debba nascere, non ti aspetterò come si aspetta un ladro, mi hai già rubato ogni cosa, ti sei preso il cuore, mi hai scassinato l’anima, mi hai già rapito, continui a farlo, sempre lo farai. Tu rendi il tempo eterno per la tua eterna presenza in me. Questo, questo solo basta, e non lo attendo, lo riconosco. Grato.

Dal libro del profeta Isaìa
Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

 Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento:
è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso
la nostra salvezza è più vicina di quando
diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo
via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno:
non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità,
non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».