Quasi impossibile credere Sesta domenica di Pasqua C

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Quasi impossibile credere

(Giovanni 14,23-29)

VI di Pasqua

 

Quasi impossibile credere

che tu possa dimorare in me,

nelle viscere, nei muscoli, nei sogni, nelle paure

perfino nelle parole scritte parafrasando divine liturgie.

 

Quasi impossibile credere

che il poco amore di cui sono capace ti basti,

che il quasi niente che mi porto addosso possa ancora scassinare i tuoi occhi,

che ancora non ti stanchi di me,

che sono ancora tua terra di conquista,

che non trovi esausto il mio sfinimento

e consunti i miei tentativi di capire.

Quasi impossibile credere

che basta chiudere gli occhi per farmi invadere da Te.

 

E così respiro ancora

vento di fuoco

a ricucire la trama dei ricordi,

Santo Spirito a svelare quel battito

che solo il tempo riesce a svelare,

oppure Tu,

che del tempo sei custode.

 

Chino come monaco al cospetto del Mistero

lascio che la vita m’insegni

con punta di lancia a trafiggere un cuore che prega

sangue e acqua.

 

E se anche non posso prometterti un cuore libero da turbamenti

e se anche, sai bene, ogni giorno avrà il mio timore

giuro che affogherò nella tua pace,

che toglie il respiro,

che brucia le arterie,

che inchioda all’eterno.

 

E poi, alla fine,

se è quasi impossibile credere

mi accontenterò di aspettarti, di misurare la tua e Sua promessa.

Starò, come un albero,

il palo di un telegrafo,

la pensilina abbandonata,

starò, muto e pretenzioso,

rudere,

a sfidare la tua sfacciataggine,

la fastidiosa sicurezza delle tue promesse,

i tuoi divini giuramenti d’amore.

 

Starò, non posso far altro ormai,

e se è quasi impossibile credere

inevitabile è cedere. Sprofondare. Franare.

 

Io in te.

E tu in me?