
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Come fosse grano
E così mi dici ancora che la vita è seme buono seminato nel campo del tempo.
Ma io non ci credo più
al tuo Regno
e mastico anche io la maliziosa
domanda
accusa: sei tu che ci hai seminato in vita!
E ti chiedo conto
di questo vivere gramigna.
Sei tu l’onnipotente contadino,
tuo il campo,
tuo il seme
tua ogni cosa,
sei tu
mio amato colpevole,
seducente amico,
fallimentare contadino dei miei giorni.
Silenzio.
mentre cresce,
l’onda zizzania
e il grano spinge comunque,
mentre toglie il respiro
e non si ferma la mia fame di vita
il mio non voler credere che il Regno
sia solo un complotto degli dei.
Silenzio.
E non dire che non vuoi,
non sarebbe più onesto dire che non puoi?
Silenzio
che fa crescere la vita così come viene
io e te occhi negli occhi
e una lacrima increspata sul ciglio
della compassione.
Ma nessuno Signore
sa, e nemmeno io ancora,
di quando tu ti chini sulla mia storia.
E io sono il primo assente
a una consapevolezza troppo dolorosa.
Nessuno sa
la dolcezza con cui mi vedi,
presenza notturna ai miei giorni,
a seminar zizzania nella mia di vita
con una chirurgica perversa vocazione,
forse per abitudini antiche
forse per quella solita paura di godere.
Eppure tu come madre apprensiva sempre pronto a scusarmi.
Nessuno sa
nemmeno io
nessuno vede
nemmeno io
che fingi per amore nostro
e rinneghi ogni sapienza agricola
leghi la zizzania in fasci
come fosse grano
e nessuno sa che lo fai per amore
per sederti con me
tuo nemico notturno
per ringraziarmi del grano
per godere di un raccolto
mentre alle spalle un fuoco
zizzania illumina la notte.