Per non essere tramonto Corpo e Sangue di Cristo C

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Per non essere tramonto

(Luca 9,11-17)

 

“In quel tempo Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure”. Di due cose abbiamo bisogno per vivere, e il vangelo che abbiamo appena letto lo dice bene, due cose sono indispensabili per la vita: di qualcuno che ci parli di Dio e di qualcuno che ci regali segni di cura e tenerezza. Ma più di tutto abbiamo estremo bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di fare le due cose insieme, di qualcuno che ci aiuti a non separare più parole sul Regno di Dio e gesti di cura.  Oggi più che mai è tempo in cui liberare parole solo quando sanno fare l’amore con il corpo. Oggi più che mai è il tempo di gesti di tenerezza che sappiano però dischiudere parole promettenti. Gesù parlava e curava. Insieme.

            Non è la pagina della moltiplicazione dei pani quella che abbiamo letto, è la pagina in cui si sogna un uomo capace di non ragionare più per contrapposizioni: contemplazione e azione, sacro e profano, spirituale e materiale, uomo e Dio… basta, questa occidentalissima scissione ci ha lasciato solo pensieri guerrieri e divisivi, occorre trovare una sintesi, un Corpus, un Corpo d’Uomo che sia già Divino, una Carne Illuminata, un luogo dove Regno di Dio e cura della fragilità umana possano illuminarsi a vicenda. Abbiamo sempre creduto fosse una pagina che raccontasse di pane moltiplicati e invece sono parole che riescono ad accompagnare l’uomo oltre la divisione, oltre la scissione, oltre quelle fratture che ci portiamo dentro e che alla lunga ci distruggono. E’ pagina dell’Unificazione e non della Moltiplicazione, Unificazione tra Uomo e Dio, in un Corpus.

Abbiamo bisogno di parole, che raccontino del Regno di Dio, che è la consapevolezza che la vita che ci scorre vicina nasconde qualcosa di Eterno. Che la vita non finisce in morte. Credere al Regno di Dio è un modo di stare al mondo, è amare così tanto la vita da saper dire che non esiste solo quello che vediamo, che c’è qualcosa in più che possiamo chiamare Amore o Dio o Infinito e che è comunque la sicurezza che c’è qualcosa di più grande di noi e che questo qualcosa ci salverà.

Ma abbiamo bisogno anche di essere toccati, toccati nel corpo. Abbiamo bisogno di cure. Saper dire, mentre viviamo, che è bello che qualcuno si curi di noi, che non si dimentichi, abbiamo bisogno di carezze e baci e lacrime e di qualcuno che ci tenga la mano e che ci guardi negli occhi. Che non è più possibile credere ancora che ci possa essere fede in Dio dove c’è dimenticanza per il corpo che respira.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”

Che drammatico splendore, in una frase c’è tutto, ancora una volta. I Dodici dicono a Gesù “va bene, belle parole quelle sul Regno e belli i tuoi gesti di cura però adesso il giorno finisce e abbiamo fame, che la vita vera è un’altra cosa rispetto alle tue prediche”. Che è quello che pensiamo anche noi. Come i discepoli lo diciamo con garbo ma in fondo lo sappiamo, alla fine della giornata c’è sempre un tramonto e alla fine della vita la morte. Alla fine c’è solo la fine, in mezzo illusioni, comunque siamo sempre soli e abbandonati in un grande deserto. Come rispondere a una domanda così? Cosa dire davanti ai tramonti che chiudono ogni esperienza? Cosa dire davanti all’evidenza della vita che finisce? Sentite che questa è la domanda che conta? Vita e Morte, in opposizione. Come parlare di Regno di Dio e di gesti di cura davanti alla morte?

Gesù non risponde, le risposte a voce non convincono mai nessuno. Gesù cambia invece prospettiva e dice: iniziate voi a non essere tramonto. Voi discepoli, davanti alla vita che finisce, al pane che manca, cosa state facendo adesso? “Voi stessi date loro da mangiare”. Gesù dice che è la vita di ognuno di noi, qui ed ora, che può reggere il confronto con la morte. Come se dicesse: e tu? Come ti rapporti con il morire? Quali strategie hai escogitato per stare davanti alla fine senza impazzire? Il tuo Corpo è Corpus Domini, spazio del Divino Incarnato?

I Dodici non capiscono, contano quello che hanno e verificano che i mezzi per sfamare cinquemila persone non ci sono. Ma Gesù non sta parlando di avere i soldi, parla di altro. Parla di un modo di vivere unificato, di una scelta in grado di attraversare l’opposizione vita/morte, giorno/tramonto. Gesù sta indicando loro la strada per diventare loro stessi opposizione credibile alla morte.

“Fateli sedere”: la prima cosa da fare è scegliere il presente, sedersi in questo attimo, così come è, adesso, accogliere questo tempo. Basta pensiero oppositivo, basta passato/futuro, il passato provoca rimpianti e il futuro paure, adesso, c’è solo questo adesso da scegliere, c’è questo adesso che può diventare spazio per il Regno di Dio e per la cura dell’uomo. E noi possiamo incarnarlo.

Poi Gesù continua “Prese i cinque pani e i due pesci e alzò gli occhi al cielo”. Ha poco tra le mani Gesù, quasi niente, però quello che fa è alzare gli occhi al cielo e ringraziare. Ecco il secondo passaggio che la fede ci chiede: imparare a godere di quello che abbiamo tra le mani. Possiamo diventare spazi di gratitudine.

“…recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava loro perché li distribuissero alla folla”. Il terzo passaggio è il pane da spezzare, è la logica della condivisione con cuore benedicente, riconoscendo e prendendo sul serio la fame della gente, una fame di pane che diventa però occasione per narrare, in quel pane, la presenza del regno di Dio con un gesto di cura. Ecco la sintesi, ecco l’uomo unificato: colui che prende sul serio la fame degli uomini e proprio in quella fame scopre la narrazione del regno di Dio in un gesto di cura. Non c’è più divisione, in quel pane si Unificano giorno e notte, uomo e Dio: Corpus Domini.

Avanzarono dodici ceste, dodici come i discepoli, dodici uomini, non è un caso. Ceste piene di pane a raccontare, solenni come sculture nel deserto, che è l’uomo la cesta che porta al mondo quel pane che è Segno di Dio. Il messaggio è chiaro: ora siete voi stessi il pane da spezzare, voi stessi siete la manifestazione di Dio all’uomo. Corpus Domini. Noi il Corpo di Dio.

Corpus Domini C

Corpo e Sangue di Cristo liturgia Parola

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