Solo l’Amore fa Giovedì Santo anno C

giovedì santo

Giovedì Santo Cena Signore Liturgia della Parola

Solo l’Amore fa

(Giovanni 13)

Giovedì Santo

 

 Sapere e capire. “Sapendo che era venuta la sua ora”. “Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani”. “Sapeva chi lo tradiva”. Sapere e capire, sono queste le due parole che danzano nella pagina toccante in cui Gesù lava i piedi ai discepoli. “Tu ora non lo capisci, lo capirai dopo”. “Capite quello che ho fatto per voi?”. Sapere e capire. Parole che però sono da riportare a casa, nella loro vera tana, parole bambine da prendere tra le braccia e da spogliare, come togliersi gli abiti per lavare i piedi ai tuoi amici. Parole a cui far deporre le vesti della sicurezza e dell’arroganza tipiche di chi crede che “sapere” significhi non avere dubbi. Deporre le corazze a parole che hanno diritto di tornare a essere calde, perché “capire” non vuol dire “comprendere”.

Sapere, per Gesù, non è spiegare ogni cosa, ossia togliere le pieghe del mistero e della complessità ma, al contrario, perdersi dentro l’invisibile delle cose. Sapere che le cose sono fatte per “passare da questo mondo al Padre”. Sapere è parola di vento, inafferrabile, umile, dai mille volti, è soffio invisibile, è riconoscere che le radici di ogni cosa sono fisse in Cielo, che ogni cosa è incamminata verso il ritorno all’origine. Che tutto torna, non perché è compreso dalla mente umana, ma perché è incamminato verso la sua radice: l’Amore. Trentatré anni per sapere che ogni volto, ogni ruga, ogni albero, ogni animale, ogni pietra è una manifestazione piccola, parziale ma totale dell’amore. E allora sapere non è spiegare ma mostrare con compassione che ogni aspetto della vita parla d’Amore, parla del Padre.

Sapere non è conoscere ogni cosa, non sono pagine di teorie raffinate, sapere è amare così tanto il mondo, è guardarlo con tanta e bruciante passione, da permettergli di sentire che ognuno di noi racconta un frammento dell’Amore da cui proviene. Ecco perché Gesù “avendo amato i suoi li amò sino alla fine” perché ha compreso che si capisce solo ciò che si ama (eccola la Legge dell’Amore, unica Eucarestia). Gesù ha insegnato che il sapere vero è quello che passa dal coinvolgimento totale per ciò che si ama, senza questo passaggio preventivo tutto è inutile. Sapere che ogni cosa che si ama davvero, anche la più apparentemente dolorosa, svela la sua Origine d’Amore, è l’Amore l’unica vera sapienza. Fare l’amore. E lasciare che l’Amore faccia la vita.

Non possono ancora capire i discepoli, capiranno, ma solo dopo essersi accorti di essere stati ferocemente amati. Dopo che l’Amore avrà trasfigurato anche la parte più orribile della storia: il tradimento, la violenza, la morte.

Sapere e capire, due parole tenerissime che non vanno sguainate davanti al mondo per cercare di addomesticare il reale, ma vanno spogliate e accompagnate vicino al cuore, con tenerezza, con delicatezza. Due parole che ci ricordano che sapere e comprensione sono azioni da rivolgere a noi stessi.

Io non so cosa succederà, io non ho previsioni sulla vita, non so quello che accadrà, quasi nulla è in mio potere, l’unica cosa che desidero davvero, quella che ho imparato a comprendere nella mia vita, è che davanti agli eventi della storia io vorrei avere un cuore capace di amare comunque. Questo so, vorrei morire amando. E capendo che l’unica cosa che trasfigura il mondo, l’unica cosa che cambia, l’unica rivoluzione possibile è narrare l’amore di cui le persone sono fatte, narrare l’amore che hanno già dentro e di cui non possono mai sbarazzarsi del tutto, narrare l’amore di cui sono portatori spesso inconsapevoli. Perdonare non per mio eccesso di bontà, ma perdonare dalla croce perché dalla croce io vedo ancora amore, anche quando è negato, anche quando è rabbiosamente rifiutato. Non sono così ingenuo da credere che ogni cosa amata risorga immediatamente a vita nuova, la maggior parte delle volte sarà apparente fallimento, però sono sicuro che nessuna resurrezione, nessun cambiamento vero, nessuna rivoluzione può nascere da una storia non amata.

Alla fine, sapere e capire, non sono frutto di una teoria ma di un gesto di innamoramento. Adesso so che sapere è gesto materno, tenere i piedi di chi si ama tra le mani. E amarli così tanto da vederne, con chiarezza, il tragitto di ritorno verso il Padre. Sapere è amare le rughe e i tagli perché sono il segno che non ci si è nascosti. Perché sono gli errori a renderci quello che siamo. Perché forse non esistono nemmeno gli errori, esiste la vita che va amata anche quando non rispecchia quello che avremmo voluto essere. Sapere è commuoversi per le unghie dei piedi dei discepoli, per lo sporco tra le dita, per le loro dita storte, per i calci che quei piedi hanno dato, per la loro meravigliosa normalità. Per la vergogna che i discepoli non riescono a nascondere. Per le strade che faranno, e che saranno così diverse da quelle che avrei fatto io. Eppure sento di amarle, perché se non le amassi non risorgerebbero. Solo ciò che si ama viene alla luce. Perfino questi piedi. E nessun piede è uguale all’altro e ognuno viene alla luce in modo diverso.

“Capite quello che ho fatto per voi?”, rimane quella domanda sospesa a mezz’aria da duemila anni. La scrive Giovanni mentre decide di togliere il gesto del pane dal suo vangelo. No che non lo capiamo, e sai perché? Perché non siamo ancora abbastanza innamorati. Meglio il pane del Cielo, meglio tutto questo sacro e questa astrazione, le processioni e gli ostensori, meglio innamorarsi di un’idea che dell’uomo. No che non capiamo quello che hai fatto per noi e sai perché? Perché non siamo abbastanza innamorati della vita. Della vita così come è. Del corpo, della terra, dell’acqua e del fuoco, della pioggia, degli alberi e degli animali, della muffa, delle crepe, della puzza. Dell’uomo soprattutto, soprattutto dell’uomo, sempre. Ed è per questo che non riusciamo a risorgere. Eppure tu l’hai detto così bene… “amando i suoi che erano nel mondo” solo “amandoli fino alla fine”…la vita risorge. L’amore preventivo e totale è l’unica sapienza e l’unica comprensione possibile del mondo. Bisogna deporre le vesti, sentirsi nudi, tradire le attese e sapere che il resto è tutto tempo perso. L’unica eucarestia non è venerare un pane ma amare tutto così tanto, fino alla fine, dall’uomo ad un frammento umile di pane da sentire che ogni cosa profuma d’Amore. Profuma di Infinito. Profuma di Dio.

Giovedì Santo Gv 13

3 commenti

  1. Sarei felice se qualcuno guardasse la mia vita e dicesse che è assurda e che si può comprendere solo se si cercassero le radici delle cose in cielo. Come vorrei fosse cosi.. E forse a volte lo è già. Che bello pensarci, alla fine vista cosi non è poi tanto male. Grazie don Alessandro.

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  2. Grazie don Alessandro, grazie di cuore per queste tue parole.. ho ritrovato i piedini di mio figlio tra le mani, quando era piccino, e ripensato al cuore pieno di amore pensando che finché avrò respiro lì accompagnerò come posso… grazie per avermi ricordato anche che sapere e comprensione sono azioni rivolte prima di tutto a noi stessi… buon Giovedì Santo

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