E allora inducimi in tentazione! Prima Quaresima anno C

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Liturgia Parola Prima domenica Quaresima

E allora inducimi in tentazione!

(Luca 4)

I Quaresima anno C

 

E quando senti di essere respiro di Dio, quando la pienezza di un Soffio Divino ti scorre nelle vene, quando senti che nel tuo cuore pulsa il Santo Spirito che dona vita è esattamente in quel momento che cominciano le tentazioni.

            “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto”

            Mi pare fosse Silvano Fausti a dire che tentazione è “trapassare con la punta, andare oltre, trovare il guado”, e allora “inducimi in tentazione Signore! Baciami, respirami nei polmoni la Tua Vita e poi spingimi a oltrepassare, a trovare il varco, la strada nel mare. Non abbandonarmi alla tentazione ma attraversala con me, trapassiamo l’apparenza con l’amore. Andiamo oltre, ogni cosa al suo cuore, custodisce una tentazione. Non esisterebbe libertà.

            E allora capisco perché il cammino si compie al contrario, quello di Gesù intendo, se il Battista va dal deserto al Giordano lui, al contrario: dal Giordano al deserto, dal fiume alla sabbia. E noi con lui. A trapassare apparenze, andare alla radice, c’è sempre un deserto sotto ogni fiume. C’è sempre una tentazione con cui fare i conti anche nelle cose apparentemente più sante. certo che è pericoloso, c’è il rischio di perdersi, c’è possibilità di disperazione, c’è da aver paura.

“Respira dentro di me Santo Respiro del Padre e conducimi al deserto che mi aspetta sotto ogni apparenza”.

            E se è quaranta il numero che ci aspetta io non riesco proprio a stupirmi: è numero del deserto. Siano anni o giorni, è tempo legato a una storia. Tentazione è scendere dentro quella storia. Compaiono subito due volti: Abramo e Mosè.

Abramo ha dovuto attraversare la tentazione, la più drammatica, no non quella legata al figlio, ma quella legata a Dio. Si era costruito un volto di Dio affidabile. Si erano messi alla prova entrambi Dio e Abramo e ad un certo punto: tentazione. Il volto di Dio sembra contraddirsi. Prima promette un figlio e poi ci ripensa: sacrificalo, ordina. Abramo non capisce. Deve oltrepassare le apparenze, deve attraversare, ferire con una lancia, trovare un guado prima di capire. Tentazione. E poi capisce: slega Isacco. Libertà non è essere premiati con il dono di un figlio ma slegarlo. Slegare il dono, lasciar essere il figlio libero di diventare ciò che deciderà di essere. Slegare l’idea di meritare un dono da Dio, slegare dall’assolutezza quell’idea che mi son fatta di Dio. Amare così tanto il figlio da permettergli di tradirmi. Libertà.

            Quaranta, emerge il volto di Mosè. Tentazione è credere che gli ebrei vogliano essere liberati. Tentazione è credere che la libertà sia fuggire dal faraone. È anche quello, ma all’inizio, poi bisogna trapassare e andare nel deserto e starci, vivere la tentazione. E allora Mosè comprende, per essere liberi davvero serve un’Alleanza.  Non basta non avere padroni, bisogna allearsi con la vita. E allora ecco le dieci parole. (Che poi noi siamo riusciti a trasformarle in comandamenti e le abbiamo ridotte a idolo… è sempre per il problema che ci dimentichiamo di tornare dal Giordano al deserto).

            La pagina delle tentazioni si comprende solo così: Slegare per Allearsi: Libertà.

Prima tentazione: “Se tu sei Figlio di Dio di’ a questa pietra che diventi pane”. Non è una brutta idea. Quando stai camminando dal deserto al Giordano ti viene anche buona. è Dio che la inventa, si chiama manna, ed è segno divino. Ma quando stai facendo il cammino al contrario: dal fiume al deserto, stai entrando nella tentazione, stai andando alla radice, stai diventando grande: oltrepassi l’infantilismo. E allora Gesù porta a radicalità quella promessa. Non è più tempo di miracoli, non è la pietra che deve diventare pane è l’uomo che liberamente deve diventare pane, eucaristico. Io vi trasformerò in pane. E non sarà una soluzione facile ai problemi della vita. Sarà dura, piangeremo, saremo mangiati e sputati lontani, derisi. Ma saremo bellissimi. Diventeremo noi pane. Non di solo pane vive l’uomo, l’uomo vive se diventa pane. Se si trasforma in pane. Dal fiume al deserto, oltrepassare le apparenze. Diventare adulti. Prima tentazione. Respiro profondo, Spirito Santo.

            Seconda tentazione: “Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra…se ti prostrerai in adorazione”. Non è una brutta idea. Andare in alto. Da sempre l’alto, il monte è segno di manifestazione del divino. Gesù tradisce la tradizione. Dice che non basta. Dall’alto il tentatore dice che in fondo il potere non è malvagio, basta chiamarlo servizio e poi costruire…costruire…costruire. Dall’alto si vedono stati, asili, ospedali, oratori, case parrocchiali, centri d’ascolto… quanto bene si può fare costruendo una struttura… quando potere convertito al bene. Gesù rimane in piedi, solo e nudo davanti a se stesso. Ci vuole coraggio per impedire la costruzione di una struttura che ti giurano userà il potere per salvare vite. Gesù rimane in piedi dicendo che lui vuole niente. Niente sarà mio perché tutto e tutti saranno liberi. Il potere, anche quello piegato al bene, alla fine, toglie la libertà. Tentazione tremenda. Rimane in piedi, libero e solo Gesù. Slega e respira Spirito Santo, mentre i benpensanti già lo accusano di tradimento.

            Terza tentazione: Gerusalemme. Città Santa. Non è una brutta idea. Mostrare che Dio è affidabile e mostrarlo nella divina città. Mostrare che di Dio ci si può fidare, che ci pensa lui, che credere rende migliore la vita, che tanto ci saranno sempre angeli a sorreggerci. Sta anche scritto nella Bibbia. Gesù è così libero che decide di tradire le attese dell’uomo. Di oltrepassare perfino le parole bibliche, di trovare un guado, di passare dal fiume al deserto, alla radice, dove si impara che libertà non è verificare l’affidabilità di chi dice di amarci ma di non metterlo proprio alla prova. Perché l’amore non si prova. L’amore non è una vita messa alla prova ma è la vita che chiede di essere provata dall’Amore. Amare prova che siamo vivi e liberi.

            “Il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”

Calvario, un cielo muto, un figlio non slegato, il popolo dell’Alleanza rifiuta il suo Messia, il potere politico e religioso si prende gioco del sognatore di Nazareth, la croce, le lacrime, il silenzio.

            Gesù ama. L’amore prova la vita, l’amore arriva a provare perfino la morte. L’amore non muore. La libertà è slegarsi. Perfino dalla morte. Il sepolcro alla fine sarà vuoto, libero da cadavere.

I Quaresima C 2019 Libero

Un commento

  1. Caro Alessandro, ancora grazie per la bella esperienza di Assisi, per la preparazione accurata, per l’amicizia che a tutti riservi, per il viaggio con suor Zefirina, per l’intero gruppo. Ti siamo vicini col pensiero e la preghiera.
    Un abbraccio, Enrico e Patrizia

    "Mi piace"

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