Un cuore ben preparato VIII Tempo Ordinario anno C

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ottava tempo ordinario Liturgia Parola

Un cuore ben preparato

(Siracide, Luca)

VIII Tempo Ordinario anno C

   “Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro”

e mi vien voglia di affondare le mani nel mio cuore. Come posso trattenermi? Prima Siracide e poi Luca non chiedono altro, di sicuro non chiedono altre parole.

Poche parole, semi infuocati, sapienza orientale, aprire il cuore come zolla assettata di vita è l’unica condizione richiesta. Come fosse terra da semina, sperare di trovare ancora in fondo al cuore quell’energia che preme per sbocciare il primo pianto del nuovo mondo.

Mi vien voglia di mettere le mani al cuore, scendere fino ad arrivare fino in fondo, sperando di trovare zolle che bramano seme, che implorano acqua, che si lasciano penetrare da radici sempre più decise, dolcemente violente.

Mi vien voglia di affondare le mani nel mio cuore per provare a svegliare la nostalgia di vita, per massaggiarne il desiderio, per risvegliarne l’erotico bisogno fisico di generare. Non mi sembra che le letture di oggi chiedano altro.

 Non mi sento maestro, sempre meno all’altezza di insegnare, mi piacerebbe avere solo un cuore sempre ben preparato. E sarà come essere maestro, dice Gesù. E sarà come quando nessuno avrà più bisogno di maestri, solo terra e seme e fecondità.

Solo un cuore ben preparato può reggere la semina infuocata di Siracide. Non puoi spiegarle certe fresi sono come stelle cadenti a incidere un cielo di metallo. Come spermatozoi. Puoi solo lasciarti andare e fidarti.

“Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti:

così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti”

Non avere paura mio cuore, non avere paura della vita che scuote, setaccia, non avere paura nemmeno dei rifiuti che rimangono imprigionati nella griglia. Sei tu, sono io. Non avere paura di discutere, non avere paura di sbagliare, non avere più paura dei tuoi difetti. Il maestro non è perfetto, il maestro non è setaccio pulito, il maestro è solo cuore ben preparato, il maestro è vita che lo ha legato alla sua verità. Il maestro non si scandalizza più. Il maestro discute e sorride ai rifiuti che il setaccio trattiene. Non è più tempo di sognare perfezioni, è tempo di praticare l’arte del bacio ai propri difetti.

            “I vasi del ceramista li mette a prova la fornace

            così il modo di ragionare è il banco di prova dell’uomo”

Affondare le mani nel cuore e vergognarsi per quando ho maledetto la vita chiedendo fosse libera dalla prova. L’amore invece è fuoco e la mia pelle ceramica. Provvidenza il forno del vasaio. Sensuali le sue mani. Provami al fuoco, metti il mio cuore nel fondo del fuoco, l’amore è fecondo solo ad alte temperature. E ridammi il brivido del confronto, del conflitto anche, mani in fondo al cuore devono essere mani coraggiose, zolle aperte con decisione, come occhi spalancati al sole, maestro non è chi ostenta impassibilità ma chi discute, chi accetta il confronto, anche duro, ma senza umiliare le parole. Non le usa, non le sceglie violente. Chi non si lascia avvelenare da parole mortifere.

            “Il frutto dimostra come è coltivato l’albero

            così la parola rivela i pensieri del cuore”

Le mani scendono nella terra, scostano, creano un grembo fertile per il seme. Che sia ben preparato il cuore. Non mi importa dei frutti, mi imposta di sapere ciò che c’è stato prima. Adoro il processo. L’invisibile che gocciola istante dopo istante. La coltivazione. Un cuore ben preparato è un cuore ben coltivato. E le mie parole saranno parole come quelle di maestro se chi le ascolterà saprà aggrapparsi con fiducia, se saprà lasciarsi trasportare fino al seme, se saprà sentire che ogni parola è maturata al sole dell’umiltà. Maestro è chi non parla per impressionare, per convincere, per accecare. Maestro è chi riesce a rivelare il pensiero del suo cuore in ogni suono che esce dalla bocca. Mettere le mani in fondo al cuore perché quel muscolo, che è errato definire involontario, si liberi da quella assurda paura che spinge a nascondersi, a fingere, a mascherare. Mettere mano al cuore perché non si nasconda più. Perché anche se è stato umiliato, ferito, ustionato dalla banalità, non perda la fiducia nello sguardo dell’uomo.

            “Non lodate nessuno prima che abbia parlato

            poiché questa è la prova degli uomini”

E silenzio, tanto silenzio. Affondare le mani in fondo al cuore perché vi entri silenzio e compassione. Maestro è chi non si innamora più di altri maestri, chi non pretende l’altrui perfezione, chi aspetta che la vita parli, se deve parlare. Chi non loda nessuno a scatola chiusa, per interesse, per bisogno o per paura. Chi non loda nessuno, ma aspetta, che la parola germogli. E intanto imparare che un cuore ben preparato è quello che sa maturare sacro rispetto per la parola, quando la parola svela, spoglia, espone è parola epifanica.

            Un cuore ben preparato non si lascia ingabbiare dalla pagliuzza, un cuore ben preparato in punta di piedi cammina la pupilla e scende nel cuore e si commuove, perché non c’è più maestro ne discepolo, solo due cechi che si cercano e si sfiorano e si amano. Questo è ciò che bramo dalla vita.

            Un cuore ben preparato non da per scontato che i suoi frutti siano buoni, un cuore ben preparato sa bene che l’albero buono può diventare acido, cattivo, amaro e risentito, a volte anche solo invecchiando.

            Un cuore ben preparato non ha paura di mettere mano al cuore, scende, come contadino, a spezzare la zolla, a incidere per il seme, perché la parola possa entrare, annunciazione fertile, angeli che arano, baci che seminano, un cuore ben preparato non è altro che un cuore traboccante.

            “La sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

VIII Tempo Ordinario C 2019 un cuore ben preparato

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