Nessuno vide VII Tempo Ordinario anno C

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liturgia parola domenica settima ordinario anno C

Nessuno vide

(1 Samuele, Luca 6)

VII Tempo Ordinario anno C

 

Nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò

“Nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò” come se il deserto di Zif dove si sta svolgendo l’azione, fosse nient’altro che spazio sospeso in un tempo immobile. Come se i protagonisti di quella furiosa caccia all’uomo (Saul sta cercando di uccidere Davide) fossero nient’altro che ombre. Tutto è fermo. A muoversi è solo Davide, un ragazzo carico di ideali, bello e profetico. I suoi occhi vedono, il suo cuore è accorto, la sua mente sveglia. Lui solo è colore e movimento su questo sbiadito sfondo onirico. Come se fossimo nel suo intimo, come se fossimo dentro di lui. Tutto è in suo potere, può fare quello che vuole, può decidere. può dare la vita e toglierla. Vertiginosa libertà.

Davide cammina fin nel cuore del campo nemico, esercito armato contro di lui, l’immagine è potente, Davide cammina tra le minacce di morte che, assopite, possono scatenarsi in un niente. Noi leggiamo e sentiamo che è sensazione conosciuta, ognuno sa bene che i nemici più grandi se li porta dentro, che il male è accovacciato alla porta delle nostre tende, che il pericolo di morte è nel cuore di ognuno di noi.

Davide si cammina dentro, ecco quello che sta facendo davvero, cammina incontro a se stesso. Nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò, perché siamo nello spazio intimo dell’uomo dove ognuno è solo con se stesso. E il Signore passeggia con Davide. Silenzioso, invisibile, ma è lì. Come in paradiso, ma il cammino di Davide è più rischioso, ora lui ha in bocca il gusto acerbo del frutto del bene e del male. Il Signore cammina e osserva con attenzione.

Davide si incammina fino al cuore dei suoi problemi, davanti ai suoi occhi appare Saul, inerme. E’ lì, dorme, l’incarnazione della sua condanna a morte, basterebbe niente a sbarazzarsi di lui e diventare legittimamente re, Absai è accanto a Davide, il servitore si macchierebbe di sangue al posto suo, tutto è perfetto, anni dopo Davide non si farà scrupoli, ma a potere acquisito, a Gerusalemme, qui no, qui siamo nel deserto e Davide è più profeta che re. Nel mondo immobile e senza respiro Davide può, con un colpo di violenza che non vedrebbe nessuno, con un colpo che lui non farebbe fatica a credere di giustizia, sbarazzarsi dell’uomo che lo vuole uccidere. Ma non lo fa.

Perché Saul è un consacrato di Dio? Può essere, ma in fondo il Signore aveva già scelto Davide. Credo ci sia un altro motivo. In quello spazio sospeso il consacrato che merita la morte non è Saul ma è il Davide che sarà. Davide è come se guardasse se stesso al futuro quando lui, traditore e peccatore avrà bisogno di tanta divina umana misericordia.

Sono convinto che questo istante è il momento che ha salvato la vita a Davide. In questo preciso istante, in un luogo misterioso dello Spirito, Davide ha creduto in quel Signore che non uccide nemmeno l’assassino. Come se avesse sentito agire dentro di sé lo sguardo compassionevole di Dio, Lui solo è colui che rende sacra l’esistenza, sempre. Mi pare di sentire un calore e una forza incredibili in questo istante, in questo frammento di vita che sprigionerà la sua verità per tutta la vita futura di Davide.

Quando lui sarà il traditore, quando lui sarà accecato dalla passione, quando lui violenterà quando lui ucciderà, quando lui perderà la forza della profezia in nome di mille mediazioni politiche… in quel momento Davide non si toglierà la vita, non impazzirà, solo perché riuscirà a fare memoria di questo istante, esperienza di uno spazio sospeso di tempo, mentre nessuno vede, nessuno se ne accorge, nessuno è sveglio, in cui ci si può incontrare con il Signore della Compassione.

A noi praticare quello sguardo

A noi di imparare quello sguardo, è una pratica, è qualcosa da fare. Occorre ogni giorno sedersi e respirare piano. Occorre scendere fin nel deserto di Zif che ci portiamo dentro, quello spazio di battaglia, quello spazio dove le passioni si scontrano, dove la disumanità rischia di sfigurarci. C’è. Assicurato. Magari nascosto ma c’è. Scendere e camminare, dopo aver addormentato per un attimo le pulsioni di morte, occorre andare al cuore del male che dorme in noi, scostare la tenda e allearci alla compassione. Non abbiamo scelta, se non impariamo ad addomesticare il male lui ci distruggerà. Serve una pratica nonviolenta, serve andare a recuperare queste Parole bibliche commoventi e vere, serve renderle il più possibile una prassi, serve incarnarle, serve lasciare che fecondino i muscoli, i pensieri, gli istinti. Serve uno sguardo di Compassione sentito scandalosamente vero sulla nostra vita, solo così sapremo almeno balbettare, a nostra volta, semi di perdono.

E poi il Vangelo

E poi il Vangelo di oggi… da lasciar scorrere, da bere come fossimo davanti ad una fonte di acqua fresca, da non intrappolare con eccessivi commenti. Un Vangelo che scorre grazie al canto di un cuore libero, quello di Gesù, parole che non si contengono, parole che sanno possibile la rivoluzione perché sono parole disarmate. Parole che sanno che la rivoluzione non sarà mai opera dei ricchi, opera dei saggi, opera di chi detiene il potere… a loro è chiesta almeno la giustizia. La rivoluzione no, quella nasce dal basso e per essere tale deve essere disarmata. Deve muoversi da gente che è entrata nel proprio deserto di Zif senza uccidere. E senza uccidersi.

“Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano…” scorre come un torrente vivo il Vangelo di oggi, sono parole di un innamorato, è lettera d’amore, e se sei innamorato tu ci credi a quelle parole esagerate perché l’amore è esagerato.

Poveri noi quando ascoltiamo il Vangelo come fosse utopia, poveri noi, vuol dire che siamo ricchi e tristi, per niente innamorati. La rivoluzione non è per noi. Poveri noi se pensiamo ancora che serva violenza per rimettere le cose a posto, siamo da compatire, abbiamo il cuore fermo, la rivoluzione non è per noi.

Ma se entrando nella tenda nel campo del nostro cuore siamo riusciti a esercitare compassione ecco che comprenderemo le tecniche di guerriglia di Gesù. Amate i nemici, cioè depotenziali, privarli dell’identità di avversario.  Fare del bene a chi odia cioè sorridete compassionevoli alla violenza. E poi pregate per chi vi tratta male, diventate misericordia attiva. è guerriglia questa, bisogna essere forti per metterla in pratica. E innamorati. Innamorati forte.

 Praticate

 Amate, fate del bene, benedite, pregate. In questo ordine. I quattro passaggi della guerriglia rivoluzionaria d’amore sono significativi. Prima di tutto un’apertura alla decisione di amare, stare dalla parte dell’amore. Subito dopo la pratica. Fate il bene. Per rendere vero l’amore bisogna fare gesti di bene. Sarà la costruzione paziente e concreta di gesti d’amore a cambiarci. Solo dopo che l’amore è diventato realtà in noi ecco che la parola può dispiegarsi. Solo chi fa l’amore può anche parlarne. Chi parla d’amore ma non ama è violento. Alla fine, la preghiera. Non una preghiera che ci aiuta a essere buoni ma una vita vissuta in pienezza che diventa apertura all’Infinito. La rivoluzione sarà possibile con metodi di guerriglia aggiornati: non si prega per essere più buoni, non funziona, ma si ama, si vive nella dedizione all’uomo giorno per giorno, compassionevoli e disarmati e infine non pregheremo più, diventeremo noi stessi preghiera.

VII Tempo Ordinario C 2019 nessuno vide

3 commenti

  1. Il deserto è un luogo conosciuto. Ho impiegato 46 anni per riconoscerlo ed accettarlo. E fa sempre bene all:anima ogni volta che ricordo come sia stato luogo prezioso per tanti. Grazie 🙏. Il perdono di se stessi rimane la cosa più difficile, ma è di grande ampiezza meditare sul fatto che si può imparare perdonando l’altro. In cammino…

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