Non credo di credere in Dio III Tempo Ordinario C

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liturgia parola iii domenica anno c

Non credo di credere in Dio

(Neemia 8; 1 Corinzi 12; Giovanni 2,1-11)

III Tempo Ordinario anno C

 

Non credo di credere

Non credo nel Dio che mi viene spiegato. Non credo in chi prova a sedurmi con ragionamenti, con parole vuote e argomentazioni senza compassione. Non credo in chi cerca di dimostrare l’esistenza di Dio, credo che sia l’esistenza a mostrare il divino.

Credo nelle piazze, nelle porte e nel sole. Come Neemia, prima lettura. Credo nelle piazze e in ogni luogo non protetto dove la gente sceglie di dire il profondo bisogno di incontro che la abita. Credo che le piazze vuote dei nostri paesi siano un segno più preoccupante del vuoto delle chiese.

Credo nelle porte e in ogni luogo di passaggio, credo che una porta ricorda al muro che c’è un Altrove. Credo che Divina sia la porta sempre aperta che scende in noi e ci spinge oltre noi.

Credo nella luce, in quella che sorge. Credo che Dio sia sole che mi bacia ogni mattina, che colora ogni cosa, scalda e permette la vita.

Non credo più al Dio dei concetti, e sento di essere in buona compagnia, basta sfogliare la Bibbia. Credo in ciò che vedo, in ciò che sento, in ciò che tocco. Come Neemia racconta, credo che Dio sia orecchio teso che ascolta, occhi illuminati dal pianto commosso, bocca capace ancora di gustare il sapore buono della vita.

Cedo nella gioia, anche se è rara. Proprio perché è rara. E credo che abbia ragione Neemia, è la gioia ad essere la nostra forza, “la gioia del Signore”, dice lui. In questo credo.

Credo nella Parola

Credo nella Parola, e questo posso giurarlo. Credo che potrei perdere tutto, ma fino a quando ci sarà un filo di suono da ascoltare, il ricamo di inchiostro a diventare Senso, io crederò nella vita. Credo che se oso sognare ancora un futuro per la Chiesa la sogno in piazza, a presidiare porte aperte e intenta ad ascoltare, da adulta, senza infantilismi, la Parola. Il resto conta nulla, davvero nulla. Oppure sono io che non ci credo più, ma non posso più fingere. Credo che solo la Parola potrà ricomporre le nostre vite. O almeno rallentarne la dissoluzione.

Credo nei corpi

Non credo in una qualche idea su Dio. Ho smesso di farlo quando mi sono accorto che stavo usando un pensiero per parlare di me e non di Lui. Credo nei corpi, credo che si possa credere in Dio solo pensando a Cristo e credo che abbia ragione Paolo nella seconda lettura di oggi “ora voi siete corpo di Cristo” per cui credo di non credere in una qualche idea su Dio perché ho finalmente imparato a credere negli uomini.

Credo nei corpi, nella carne dell’uomo così debole e feroce. Credo nel mistero del nascere e del morire. Credo nel divino raccontato senza parole quando pieghe di corpi si accarezzano, si cercano e si penetrano. Credo che non so cosa voglia dire presenza reale di Cristo nell’eucarestia ma credo che ogni corpo che si fa pane parli di Infinito, e mi fa ringraziare di essere uomo. Credo realmente nella presenza di Cristo nei corpi che si amano. Perfino nel mio. Credo nei piedi e nei loro cammini, credo nell’inciampo, nelle slogature e nelle corse. Credo che camminare in montagna sia divino ma credo anche che ci siano donne e uomini che anche da immobili sappiano di tutti gli esodi del mondo.

Credo in ciò che vedo, ma credo anche nei suoni, nelle musiche, in certe parole sussurrate. Credo nelle note musicali e nel rumore del vento tra i rami degli alberi, ci vedo l’Invisibile.

Credo che sia più preoccupante aver disimparato ad ascoltare il silenzio che aver smesso di frequentare catechismo.

Credo nell’occhio e perfino nelle sue illusioni.

Credo di non credere in una qualche idea su Dio, credo di non credere più in qualche sua sacra rappresentazione ma sono sicuro di credere nel corpo perché ne faccio esperienza. Credo che il mio corpo sia divino quando lo abito. E credo che vera bestemmia sia dire “non ho bisogno di te”. Credo che a Dio non importi se lo crediamo o meno, credo che sia questione di reciproco bisogno, come la mano con l’occhio, come dice Paolo. Credo di non credere a una qualche definizione di Dio ma credo profondamente che ho bisogno di lui e lui di me. E questo non solo mi basta, mi riempie.

Credo che ancora non capisco come la Chiesa abbia potuto negare, usare, dimenticare, addomesticare il corpo. Ma credo anche che, per fortuna, il corpo non lo zittisci, che è più forte di noi. Che siamo corpo anche quando vorremmo essere solo spirito. E sarà questo a salvarci.

            Sinagoga

Credo che in quella Sinagoga di duemila anni fa, quella descritta nel Vangelo di oggi, in tanti credessero di credere in Dio. Infatti non hanno riconosciuto Cristo.

Credo che da quando la Parola si è fatta Carne io sia nel giusto quando penso che ogni suono per essere vero deve avere un odore e un peso.

Credo di non credere in astrazioni teologiche ma credo fermamente in parole come Cielo, Albero, Terra, Sudore, Saliva, Urina, Lacrima, Placenta… e credo che Dio danzi sorridente in tante parole come queste.

Credo che Gesù, da quel giorno, dalla Sinagoga in poi, sia stato Parola e Corpo insieme, e sono contento che ci siano voluti trenta anni pure a lui per capirlo.

Credo che in quel corpo, in sinagoga, Isaia ci fosse. Realmente presente, e non solo ricordato. Credo che tutti in quella Sinagoga conoscessero bene le parole di Isaia, ma credo anche che vederlo per la prima volta in carne e ossa e muscoli e sudore abbia giustamente fatto paura.

Credo che fa paura anche a noi passare dal concetto di libertà a diventare liberi.

Credo che per smettere di credere in qualche idea su Dio bisogna essere davvero liberi. E credo che la libertà prima o poi la paghi cara. Credo che una parola come “libertà”, quella predicata da Gesù in Sinagoga piaccia a tutti, ma credo anche che un uomo libero faccia ancora troppa paura.

Credo di credere che Dio sia Libertà. Incarnata. E che non mi interessa più credere in qualche idea su di lui ma quello che voglio è diventare finalmente libero. Che è incontrare Lui nella mia carne. Credo che ho paura.

Non credo di credere in Dio ma credo che Lui continui a credere in me, nonostante me. Credo che ogni volta che riesco a credere in me io stia credendo anche in Lui.

iii tempo ordinario piazza corpo sinagoga 2019 c

4 commenti

  1. Ringrazio la mia amica preziosa Mimma de Maio che ha fatto si che potessi leggere questo. Piango non so perché, so che tocca corde molto profonde, so che forse ciò che inruivo non è sbagliato. Che devo camminare tanto ma che forse ora un preciso sentiero.

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  2. non pratico da tempo la religione cattolica.Mi considero gnostica in continua ricerca di conoscenze e aspetti diversi delle diverse religioni. Ascoltando cio’ che ha detto mi sono commossa. La mia anima si è nutrita.
    Grazie

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  3. Non sono mai riuscita a parlarti per dirti quanto e’ bella la tua umanita’, quanto e’ stato bello vedere la passione che metti in cio’ che ci spieghi, in cio’ che fai, nelle emozioni che trasmetti nell’amore che sento toccarmi dentro e intorno a chi c’e’ in chiesa ma sordo nel cuore non sente, non sono mai riuscita a dirti quanto e’stato bello sentire che riuscivi a farmi sentire quella comunita’che entrambi sognamo ma non e’ancora pronta a capire che pero’con te la in quell’ora di messa e’come se fosse gia arrivata, non ti ho mai detto quanto e’e’bello ascoltarti quando alla messa ci metti del tuo e quanto dentro di me provo quasi la sensazione di essere non davanti al prete ma ad un vero discepolo quasi fosse Gesu’stesso a parlare trascinandomi dentro come solo lui avrebbe saputo fare.Non sono mai stata una frequentatrice di chiesa ma sono credente per fede che nasce da dentro senza dogmi o altro ma per la voce che sento e mi chiama continuamente dentro e mi spinge su strade e comportamenti che solo lo spirito conosce spesso in contraddizione con quelle imposte dalla nostra societa’ o dalle regole stesse della chiesa
    e anche di questo avrei voluto parlarti e non l’ ho fatto.Sono felice che tu seguirai la strada che hai scelto e contemporaneamente triste nel perdere la tua presenza qui ma ti ringrazio per tutta la luce che hai portato e per avermi dimostrato che se esiste una persona come te non mi stavo illudendo posso essercene altre e c’e’ speranza che le coscienze cambino nelle generazioni e si arrivi dove lui voleva arrivassimo.Ti ringrazio per tutto il lavoro che hai svolto nonostante le difficolta’ e chi ha messo I bastoni tra le ruote e chi non ha saputo apprezzarti.Grazie davvero di cuore.

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