Mio intimo straniero, mia profonda incoscienza Santa Famiglia C

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liturgia Parola Santa Famiglia

Mio intimo straniero, mia profonda incoscienza

(Luca 2, 41-52)

Santa Famiglia anno C

Secondo la consuetudine

Quella mattina Maria, come al solito, si veste da Madonna, chiama Giuseppe e sveglia Gesù, come da copione: c’è un pellegrinaggio pasquale a cui non si può mancare. Prendono le solite quattro cose, si infilano il vestito adatto al ruolo, dribblano qualche pensiero inutile che i sogni notturni hanno incastrato in testa e partono, che è già arrivata Pasqua e neanche quest’anno me ne sono accorto. La forza dell’abitudine. Non c’è modo migliore di perdere il Signore. Puoi essere anche la Madonna o Giuseppe in persona, il Vangelo è spietato: basta fare le cose “per abitudine”, “secondo consuetudine” ed è un niente che perdi il cuore della vita.

Ironico, amaro, vero e coraggioso questo Vangelo. Poi la Chiesa usa questa pagina scandalosa per venerare la “Santa Famiglia”, che sarebbe un gran colpo di classe, ironia pura, ma conoscendo gli uomini di chiesa dubito che abbiano volontariamente osato tanto.

Perché è una pagina scomoda. Puoi essere Giuseppe o la Madonna, puoi aver visto angeli e concepito senza peccato ma il binomio “legge” più “consuetudine” è mortale anche per te. Può prosciugare la fede di chiunque. Vivere la fede come un rito rassicurante, ripetere gli stessi gesti di sempre, costantemente replicare i riti del Sistema Religioso di ogni tempo porta a uno smarrimento radicale della presenza di Dio nella vita.

Avere numeri alti, sedurre persone che godono nel ripetere l’identico rassicurante rito che non cambia poi nulla nella vita e soprattutto non ammettere libero pensiero: così ogni sistema si mantiene, così Gesù scompare.

Benedetto il nostro tempo che ci deride, benedetti i giovani che ci ignorano, benedette le comunità che finalmente aprono gli occhi. Benedetto chi comprende finalmente che la sfida non è quella di restaurare la perfezione delle parrocchie ma quella di svelare l’Amore di Dio nella nostra eterna imbarazzante pochezza (che non passerà mai), nei nostri continui smarrimenti del Cristo, nella nostra imbarazzante ripetizione di una tradizione immobile e polverosa. Forse nemmeno tanto rassicurante (notando il clima che si respira).

Senza che i genitori se ne accorgessero

È come se entrare in Gerusalemme, ripetere il rito di sempre e infilare poi la via del ritorno (a pellegrinaggio concluso) in qualche modo rendesse la nostra storia inconsapevole di essere viva. Maria e Giuseppe, non due persone qualsiasi, quanto sono aperte e lucide e profetiche in casa loro tanto si trasformano in due persone che “non si accorgono” della perdita del figlio quando stanno tra le mura della Chiesa. Sarà pure simbolico, lascio il beneficio della narrazione romanzata, ma l’evangelista Luca non è affatto tenero. Come se Gerusalemme, la Chiesa Ufficiale di ieri e di sempre, rubasse la lucidità di pensiero agli uomini che ritornano come se niente fosse alla loro vita, convinti di essere “a posto” con Dio quando invece ne hanno smarrito l’incarnazione. Quando lui, Dio, non è nel “posto” dove eravamo sicuri di averlo messo.

            Vivere senza accorgersi delle cose, in una traiettoria di continuo ritorno, come se fossimo sempre in stanche processioni, andare e tornare al sacro, alla tradizione, a ciò che consideriamo “puro” rende incapaci di accorgerci delle cose belle della vita. Di quelle che accadono davvero. Non vi viene voglia di uscire dai confini della Parrocchia per andare a vedere come ci siano oggi uomini e donne che pur non rispettano i codici religiosi della tradizione sono “accorti”, “attenti” e stanno celebrando la vita?

            Credendo che fosse

Come si impara a vivere “accorti e attenti”? Se leggo il Vangelo di oggi, che non risparmia nulla ai due poveri genitori del presepio, sono proprio loro a dirci cosa non bisogna fare: non bisogna “credere che fosse”. Maria e Giuseppe tornano senza problema perché credono che Gesù ci sia. Probabilmente credono a qualcuno che dice di aver sentito qualcuno che ha visto Gesù. Non verificano. Non mettono in dubbio. È un errore. Di Cristo occorre sempre fare esperienza personale. E non basta una volta sola. Occorre tornare a verificare se quel Signore a cui ho detto di “sì” almeno una volta nella mia vita è ancora imbarcato negli affari che sto portando avanti. In modo particolare quelli religiosi. In quelli che parlano di lui ma che forse non lo vedono più. Non basta l’annunciazione, non bastano nemmeno i sogni per Giuseppe, occorre vivere come se non credessimo alla sua presenza. Come quando si è innamorati davvero, che ti alzi al mattino e sai che qualcuno ti ama e ti sta pensando e a te sembra un miracolo, così bello che non ti sembra vero, e allunghi il braccio se hai la fortuna di poterlo sentir dormire accanto a te. Se dai per scontato l’hai già perso.

            Si misero a cercarlo (ma tra i parenti e conoscenti)

Sì, finalmente lo cercano. In ritardo ma lo cercano. Solo che lo cercano nell’unico luogo sbagliato. Maria sbaglia perché cerca tra i parenti, tra le cose conosciute, tra i profumi rassicuranti. E non c’è mai verità se la cerco nella vita vissuta da altri, non c’è ricerca vera, non c’è Tesoro, se mi limito a cercare dove altri hanno già trovato. E infatti Gesù tra i parenti non c’è. Signore tu sei il mio intimo straniero, la mia profonda incoscienza. Cercarti nell’Inedito, scovarti nel non ancora è la mia unica possibilità di vita.

            Li ascoltava e li interrogava

Alla fine è Gesù che indica la strada, come sempre. Un modo solo c’è per scoprire il proprio posto nel mondo: non smettere mai di ascoltare e di interrogare. Imparare a creare Vuoto dentro di noi per dare forma nuova alla nostra vita e poi chiedere, domandare, interrogare. La Verità vuole domande. Possibile che non ci accorgiamo ancora che il Signore sta parlando dove qualcuno si ascolta con compassione? Possibile che ancora ci sia così straniera la liturgia di persone che vivono facendo spazio agli altri, accogliendo, imparando complicità creative fatte di gesti di amore? Possibile che ci dia così fastidio ammettere che le parrocchie strutturate devono morire per fare posto a comunità vere, comunità di persone che fragili si consegnano senza giudizio? E saranno comunità piccole e inutili, e faranno morire le strutture e i servizi caritativi e le tradizioni ma… saranno vive. Seduti ad ascoltarsi. E a chiedersi perché sia così bello vivere adesso che qualcuno mi sta ascoltando…

            Tuo padre e io angosciati ti cercavamo. (…) Ma essi non compresero

È rassicurante. Nemmeno Gesù è stato capito. Nemmeno dai genitori. La Madre di Gesù e il suo  babbo escono con le ossa rotte da questo pugno di versetti. Ma quanto sono belli! Madre delle angosce e padre dei dispersi, protettori degli ignoranti. Ecco le vere litanie del nuovo millennio. A una Santa Famiglia angelicata rispondiamo con l’Ordinaria prossimità all’umano. Siete come noi, e vi amiamo di più. Proteggici e accompagnaci Vergine Santa delle Angosce fin dentro le nostre paure più scandalose, Giuseppe padre che hai perso un figlio che ti era stato affidato, tu che non hai capito niente di quel mistero, non lasciarci soli. Siamo come te. Siamo come voi. Pregate per noi anzi no, cercate con noi.

Santa Famiglia 2019 C

2 commenti

  1. Uomini di Dio come te Don Alessandro, non mi fanno piu’ invidiare o desiderare di appartenere ad altre correnti spirituali, nel Cristianesimo, e nel Vangelo c’è Tutto, che meraviglia questo Dono che hai di rivelare un tesoro nascosto dietro una “cosa” che per me era noia ed imposizione….grazie. Carla.

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  2. Don Alessandro, ti ho scoperto oggi e ne sono immensamente felice! Dai voce a tanti pensieri e a tanta ricerca interiore. Spero di poterti conoscere di persona presto. Non stancarti di condividere queste riflessioni, c’è una sete immensa di persone “accorte” e “attente” che sappiano celebrare Dio nell’uomo, che sappiano celebrare la vita! Grazie! Un abbraccio!

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