Non voglio più fare niente III domenica di Avvento C

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letture della III di Avvento C

Non voglio più fare niente

(Sofonia 3; Filippesi 4; Luca 3)

III Avvento anno C

Nuovo come l’amore

Basta, non voglio più fare niente. Ma lo voglio fare con passione, impegno e dedizione totale.

Basta, non voglio fare niente perché non c’è bisogno di fare niente, perché tu Signore non mi chiedi niente, “gioire per me” è l’unica tua gioia, come dice il profeta Sofonia. Non sei un Dio che chiede sei un padre contento di me per quello che sono, per come vivo e respiro e mi muovo nel mondo. Non ti aspetti che io faccia nulla, tu gioisci per me e con me. Tu mi ami e questo basta, non devo fare altro, voglio solo sapermi fermare, desidero solo il coraggio di respirare a pieni polmoni questa vita che mi parla di Te, questa aria fredda che mi scende nel profondo degli occhi, questo profumo che mi scalda il cuore, questa storia che canta il mio essere al mondo, questo vento leggero che mi porta il suono della tua calda risata “esulterà per te con grida di gioia”, cosa voglio di più? Non è quello che basta per vivere? Sapere che qualcuno grida di gioia per il fatto che sei al mondo. Voglio fare niente, fermarmi e commuovermi di questo amore che costa nulla, chiede nulla, pretende niente e cambia la vita. Sì, la rinnova, la rende nuova “ti rinnoverà con il suo amore”.

Voglio fare niente Signore, iniziare a fare niente, solo amare quello che incontrerò senza nemmeno cercarlo. Non voglio prevedere, impostare, pianificare, solo amare quel che viene, amare ogni cosa e stupirmi perché ogni cosa amata diventa nuova. Il mondo cambia se lo ami. E se non cambia, poco importa, cambia chi ama. Non voglio più fare nessuna cosa che non faccia rima con Amore.

L’amore è vicino

            Non voglio più fare niente Signore, ma proprio niente, solo fermarmi. Ma voglio farlo con passione, con dedizione, con ferocia costanza. Fermarmi dentro il cuore delle cose, dove batte il segreto della vita, voglio sapermi fermare senza pretendere niente, lasciando andare tutto per godere dell’unica cosa che conta: saperti vicino. “Il Signore è vicino!” ha detto Paolo ai Filippesi. È vicino adesso, mentre scrivo queste righe, mentre preparo da mangiare, mentre aspetto che succeda qualcosa.

            Voglio fare niente, solo sedermi vicino al cuore delle cose, di ogni cosa, anche di quella che la mia supponenza ha sempre considerato banale. Voglio solo sedermi vicino alle cose per sentirti accanto a me. Voglio fare niente, solo lasciarti parlare, solo lasciare che la tua manifestazione stupisca il mio gretto efficientismo, la mia smania di dimostrare, il mio infantile e maschile bisogno di affermarmi. Voglio fare niente, solo sedermi vicino al reale, nel silenzio delle cose, dietro le apparenze che sono trappole, voglio evitarle, occorre attenzione e pazienza, occorre leggerezza e tanto tempo, occorre fare niente, solo attenzione, e poi sedersi lì, dove il Niente palesa la tua Presenza. E quando non ti sentirò, quando mi sembrerà di essere al cospetto del nulla, aiutami a non pensare, persino il fare del pensiero voglio deporre se questo mi rende impossibile ascoltarti. Più ancora che ascoltarti, sentirti, vicino. “Il Signore è vicino”, voglio fare niente, stare a letto, come due vecchi che hanno già spremuto il succo della vita ma allungando un braccio sentono, sotto le stesse lenzuola, che l’altro c’è. E il sorriso calma l’ansia e sentono che la vita ha un gusto buono. Che non occorre più fare niente, solo godere del profumo di due vecchi che di nascosto si cercano ancora.

            Non voglio più fare niente, voglio solo imparare a “non angustiarmi più per nulla”, come dice Paolo ai Filippesi. Desidero imparare finalmente l’arte del respiro, e in quel respiro lasciare andare tutto ciò che mi pesa sul cuore. Non posso più essere in balia degli eventi, non posso più dirmi innamorato di te se poi non so lasciare questa ansia che mi stritola il cuore. Non voglio fare niente che non sia un atto di abbandono fiducioso. Sono anni che si moltiplicano parole dalle mie labbra, adesso basta, voglio cominciare a credere a tutto ciò che hai detto attraverso di me. Mi lascio andare al flusso della vita, io e te insieme, sullo stesso legno a contare le onde che spingono contro lo scafo, arriverà quello che deve arrivare, vivremo ciò che ci sarà da vivere, non malediremo le tempeste, godremo del mare calmo, ringrazieremo per tutto. Non ci preoccuperemo più di nulla, solo ci occuperemo, giorno per giorno, di quello che sarà. E ringrazieremo. E se qualcuno non capirà, se qualcuno commenterà, poco importa. Di una sola cosa non faremo mai a meno: la custodia del cuore.

“La pace di Dio custodirà i vostri cuori”, nient’altro che questo. Verrà la vita, onda su onda, a volte la cavalcheremo, a volte soccomberemo, ci saranno tempeste e pure lunghi giorni di navigazione serena, sarà quello che sarà, ma in tutto questo tempo una cosa sola vorrei imparare perché solo questa è necessaria, solo custodire il cuore di chi incontrerò. Non saranno grandi percorsi, non saranno rivoluzioni pastorali, non saranno grandi gruppi, non saranno le folle, ma fosse anche uno, uno solo, non fare niente, solo sgranare gesti di pace, apparecchiare tavole imbandite di calma e lentezza e prendersi cura di un cuore alla volta, avere cura che non si spezzi, che non si fermi, che non si faccia troppo male per colpa degli spigoli che la vita può riservare. Che non si rompa a causa mia.

Che cosa dobbiamo fare?

E basta, non fare più quella domanda carica di ansia e sensi di colpa e visioni ubriache del divino, non fare più quella domanda che assedia il Battista nel Vangelo: “cosa vuoi che io Signore faccia per te?” Niente. Semplicemente e totalmente niente. Questa è la risposta. Appassionatamente niente.

Abbandona la tunica di troppo, smetti di agitarti per coperture, ruoli, definizioni, protezioni e appartenenze. Togliti la tunica, l’abito, le abitudini.

Abbandona l’idiota pretesa di esigere dalla vita più di quanto è fissato perché è già più che sufficiente quello che c’è, perché senza che tu esiga niente hai già tutto. Cosa vuoi esigere più di un’alba o di un tramonto? E più di tutto quello che sta in mezzo ad ogni alba e ad ogni tramonto.

Abbandona la violenza, non maltrattare la vita, non estorcete niente mai, per nessun motivo, niente a nessuno. Impara a non forzarla la vita, lasciala venire, a lasciarla scorrere e sorridi grato e stupito. Non serve niente, nient’altro che questo. La vita che viene.

III Avvento 2019 C

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