Pane e marmellata Immacolata Concezione

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Pane e marmellata

(Luca 1) Liturgia della Parola Immacolata

Immacolata anno C

Chinarsi piano, con dolcezza, con sacrale lentezza, come avere tra le mani una farfalla che si desidera riconsegnare al volo.

Sedersi piano, nel silenzio intatto, svelare un grande panno e stupire dentro il vapore appena visibile del caldo respiro del pane. Lui ci aspettava su una tavola fatta di legno grezzo, a noi infrangerne la crosta per liberarne il profumo caldo della vita.

Sfiorare piano con le labbra una fronte, un angolo di bocca, la punta di capelli profumati. Lasciare che le labbra avvicinino e sappiano sfiorare senza fare male, senza possedere. Baciare, un piccolo respiro, una porzione di vento, un alito di vita.

Liberare un volo, un profumo o un bacio, questo occorre fare con le parole, e soprattutto con le parole di Chiesa, queste vecchie zie malandate appesantite da una frequentazione superficiale,la nostra, e scontata. Vecchie presenze ingombranti che non ascoltiamo più. Bisogna sfiorarle le parole di Chiesa, soprattutto quelle incagliate in definizioni di festa, soprattutto quelle che osano parlare di Maria, che è sempre pericoloso parlare di madri, sempre qualcuno di offende, Bisogna lasciare che profumino vita nuova le parole di Chiesa, ma ci vuole coraggio, accettare di non essere capiti, sopportare la paura di chi non vuole cambiare niente per non dover cambiare se stesso. Come davanti un pane buono, la crosta delle parole bisogna spezzarla. Bisogna baciarle le parole di Chiesa, chiedere a chi le trascina in vecchie consuetudini di mollare la presa, ma anche a chi pretende che siano a servizio solo dei propri ideali, per moderni che siano. Bisogna baciarle le parole di Chiesa, lasciandole libere, lasciandole poi volare, trattenendone solo il profumo. Come una dolce nostalgia.

Liberare il volo

“Immacolata” è una parola da liberare. Parola di Chiesa che parla di festa e riferita alla Madre: pericolosissimo. Bisogna liberarla quella parola, come a liberare una farfalla, per non farla morire. Parola pericolosa, gente che non sapeva baciare deve averla tramutata perfino in dogma. Che è come mettere la vita sotto una teca, non cambia più. Ma nemmeno cresce, non invecchia, non è. Immacolata è parola che bisogna riconsegnare al volo, almeno per fedeltà al Vangelo. Un angelo infatti, mandato da Dio, a una vergine, promessa sposa, disegna nell’aria il primo abbozzo di donna immacolata. In verità nel Vangelo la parola immacolata io non la trovo. Provo comunque a darle il volo, sull’esempio dell’angelo, scopro che “immacolata” vuol dire “senza macchia”. E a me dispiace. Per Maria, dico. Sento improvviso un freddo a scorrere nelle vene, troppo bianco, tanto niente. Come può essere viva una vita senza macchia? Come possiamo immaginare la vita di Maria senza una macchia? Costretta a noiosissima perfezione? Ma perfezione rispetto a cosa? Alle regole religiose del tempo? Ma se poi il figlio dell’Immacolata dirà di essere venuto per i malati? Ma se il frutto dell’Immacolata se la prenderà esattamente con chi si impegna ogni giorno per non incorrere in peccato? Come credere in un Dio che per far nascere suo figlio nel fango dell’umano prepara, non si sa bene come, uno spazio senza ombra di male? E poi cosa è peccato originale? Ci si perde. A me le poi le macchie piacciono. I bambini si macchiano mangiano la marmellata. A una divinità senza sbavature preferisco un Dio che mangia la marmellata.

Mi piace pensare che immacolato sia un cuore senza macchia nel senso che Maria le macchie non le considerava un problema, come poi ha insegnato bene a suo figlio… le macchie sono fissazioni degli uomini che non sanno baciare. Di madri che preferiscono un vestito candido agli occhi felici del figlio. Un cuore senza macchia è un cuore che le macchie non le considera un problema perché è talmente meravigliato del bello che ognuno si porta addosso che le macchie sono solo spazi colorati a costruire l’inevitabile e fantasiosa mappa della vita. Immacolato è un cuore meravigliato della vita, stupito dalle bellezze del Creato, ammutolito dalla grazia delle cose.

Non è un cuore ingenuo, non è cuore che non conosce la possibilità del male ma è sguardo talmente amante dell’uomo che proprio non ce la fa a lasciarsi risucchiare da quelle macchie nere, da quelle voragini, da quel buio che per tanti diventa solo ostacolo.

No, Maria non è stata perfetta, non è vero che non ha sbagliato nulla, e non penso proprio non abbia mai avuto dubbi su Dio. No, una Maria così purificata è talmente poco umana da non risultare credibile. Maria volava, come una farfalla. E anche quando intorno a lei il pugno della violenza si è chiuso, quando il buio ha stretto la gola a suo Figlio sul Calvario, lei ha volato. Immacolato è il volo di una Addolorata a tenere tra le braccia suo figlio morto ingiustamente. A stupirsi di quanto fosse belle pure in mezzo a tanto dolore. Quante donne immacolate popolano l’universo! Quanti madri immacolate magari infrangono morali regole di decenza, magari si macchiano pure di errori, ma quando devono volare ipotesi d’amore definitive non si tirano indietro. Il loro dogma è l’Amore. Quella rischioso e totalizzante. L’unico credibile.

Liberare il profumo

“Concezione” è l’altra parola da liberare, occorre lasciarne uscire il profumo buono custodito sotto la crosta di pane. Sediamoci con lentissima sacralità e sentiamo il caldo battito della mollica contro la parete, e poi chiudiamo gli occhi e lasciamoci andare a quel fragrante sbriciolarsi tra le nostre mani di una parola fresca. Quotidiana. Come il pane del Padre Nostro. “Concezione” viene da “concepire” che significa “prendere con”. Maria è donna che “prende con”, non la perfetta fredda distaccata dalle passioni. Maria profuma perché prende con sé la vita così come le si presenta, è bella perché non pone condizioni, perché lei la vita la bacia, la ama, la stringe, la abbraccia, la sfinisce, la interpreta. Non figlia di un pensiero astratto senza ombre ma donna fatta di terra e di cielo, impastata di emozioni, affamata. Ecco chi sceglie il Signore per venire nel mondo, una donna meravigliata dalla vita, che non si ferma a contare le macchie perché troppo impegnata a immergersi nella vita in tutte le sue sfumature. Il cuore di Maria? Immacolato perché sporco di marmellata.

2 commenti

  1. Anche oggi mi hai stupito per la tua visione di Maria che ci riporta una donna come possiamo essere noi mamme normali la parola è davvero Amore e grazie a te possiamo essere parte di questa meravigliosa storia di Dio che entra nella nostra umanità scusa ma non riesco nemmeno ad esprimermi tanta è la gioia e la forza che trasmette la tua coraggiosa moglie grazie don

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  2. Meraviglioso commento per riflettere e conservare nel segreto del nostro cuore tutta l’immensa Potenza di Dio: LUI che in Maria madre, donna, fanciulla e fedele, sa mostrare a noi tutti che l’amore è tutto. Grazie di avercelo mostrato nella gioiosa semplicità della vita quotidiana… con le bellissime macchie di marmellata colorata!

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