Il Re bestemmia Cristo Re

Il Re bestemmia

(Giovanni 18,33-37)

Sei tu il re dei Giudei?” il punto interrogativo tradisce la verità: questa non è una domanda. Una domanda prevede disponibilità e apertura, una domanda, se è vera, nasce dalla fragilità e dalla disposizione all’ascolto, al cambiamento. Pilato è il volto del potere e il potere non può permettersi il lusso delle domande. Il potere devec ontrollare, chiudere, gestire. “Sei tu il re dei Giudei?” non è domanda è accusa di blasfemia. E come accusa non è sbagliata: Gesù bestemmia.

Bestemmia l’idea di re che hanno i potenti, bestemmia l’idea di re che hanno i sacerdoti, bestemmia il potere e bestemmia la religione. Non poteva che finire in croce Gesù. Da bestemmiatore. Corretta l’accusa, corretta la condanna. Cosa potevano fare i potenti? Cosa poteva fare la chiesa del tempo? Cosa può fare la Chiesa di oggi? Lasciarsi condurre da questo bestemmiatore sognatore significa fare a pezzi il sistema, accettare di vivere precari e in minoranza, inutili. Gesù, frutto e scarto del sistema religioso, figlio e aborto della stirpe degli uomini ha sempre chiesto troppo.

“Dici questo da te oppure altri ti hanno parlato di me?” Gesù prende la domanda di Pilato e la inchioda alla parete della Verità. Crocifigge l’ipocrisia del sistema, un chiodo negli orecchi quel “da te” rivolto a Pilato e a tutti noi. Il primo passaggio per uscire dal sistema è recuperare questo “da te”, sentire che non c’è Verità se le parole che diciamo non sono radicate in noi, non sono noi. Se le parole non sono carne della nostra carne, se non ci espongono, se non sono nate e partorite dall’amore e dal dolore, non c’è verità se sulle nostre labbra sfioriscono sempre e solo parole di altri.

Le parole nate “da me” sono figli lanciati nel mondo, sono quelle che una volta dette lasciano un vuoto dentro, è lo spazio dove le avevamo custodite e fatte crescere. Le parole dette“da me” sono la nostra identità che nasce e rinasce continuamente. Sono Carne che si fa Parola. Le parole dette “da me” sono quelle che generano apprensione mentre le vediamo allontanarsi, sono la paura che non vengano comprese, accolte,capite. Le parole dette “da me” sono quelle senza alibi, quelle che hanno la responsabilità che scorre nelle vene,sono calde perché nascono da un corpo che vive e che si espone, che rischia e che cerca, e che mette la faccia in quello che fa.

Il potere non può mai permettersi un’esposizione così radicale. Il potere ha bisogno di ambiguità, ha bisogno di parole “dette da altri” perché in caso di bisogno la colpa sarà di altri e altri pagheranno, altri, sempre altri sono i colpevoli. Il sistema si limiterà ad espellere l’errore, e tutto continuerà come se niente fosse.

Gesù bestemmia in faccia al potere non pronunciando mai una parola che non nata da dentro. Mai una parola di condanna. Mai un alibi. E questo è il vero scandalo, è idea di uomo e di Dio troppo eversiva. È bestemmiare contro i meccanismi di difesa degli uomini.  

Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me” eccolo il potere,l’attacco di Gesù svela il meccanismo. Patetico perverso diabolico infantile.Prendere le distanze, trovare un capro espiatorio. Così il sistema si tiene in piedi, così va bene a tutti noi. La bestemmia messianica di Gesù passa per altre vie, rischiose e liberanti. Alla presa di distanza Gesù oppone l’assunzione della vita. L’immersione nell’esistente. Entrare dentro. Non esiste verità se non entrando dentro i meccanismi della vita. Per comprendere devo entrare,essere parziale, immergermi nella storia. La verità di una persona non sarà mai data da una regola da applicare (quello che ogni sistema continuamente mette in atto) ma nella capacità di empatia, di entrare dentro il cuore e la testa della gente. Gesù entrava, corpo che amava, fino dentro il cuore delle persone che incontrava.

E poi mai nessuna colpevolizzazione “la tua gente…i capi…” no, perché sempre cercare altrove i colpevoli? La verità nasce se guardo negli occhi chi ho davanti, se mi innamoro di quella vita, se entro dentro quella storia, se sento addosso il dolore e le lacrime, se percepisco la paura che si porta dentro e i sogni che stanno appesi da qualche parte e premono per uscire. La verità nasce se amo con responsabilità, senza mai cercare colpevoli, senza mai cercare alibi “Padre perdona loro…”.

Verità è quando avrò un cuore coraggioso, da padre, capace di partorire parole che mi raccontino. Verità è amare le persone che incontro tanto da vedere il mondo dal loro punto di vista. Verità è non cercare mai colpevoli.Verità è sentirsi interpellati dalla vita e, quando serve, chiedere scusa.Tutto il resto è liturgia del potere. È così che Gesù bestemmia. Fa a pezzi l’impalcatura politica, si aggrappa alla verità, ne sente il peso, mette in gioco la vita.

Che cosa hai fatto?” domanda pericolosa questa, e incompleta. Gesù ha fatto l’uomo, l’ha fatto da libero,anarchico alle regole e fedele all’unico comandamento: Amare. Ha fatto Amore Gesù. Solo che non basta. Perché la domanda di Pilato è domanda incompleta.Alla verità non basta il racconto del “fare”, il “fare” vuole sempre interpretazione. Gesù ha trasformato l’acqua in vino, ha moltiplicato il pane,ha guarito, ha perdonato… ma tanti hanno interpretato con gli schemi del potere politico e religioso, hanno visto in lui un re capace di risolvere problemi o un bestemmiatore di Dio quando faceva miracoli. Bestemmiare bestemmiava, ma bestemmiava il potere.

La Verità vuole interpretazione, e l’interpretazione è sempre Altrove, la Verità è la vita che ammette di non potersi spiegare da sé, è vita che non basta a se stessa. Cosa ha fatto Gesù? Ha fatto l’uomo, ma mentre faceva l’uomo narrava il volto di Dio. Cosa ha fatto Gesù? Ha fatto Dio, ma mentre parlava di Dio narrava l’uomo. La Verità è che la terra non si spiega con la terra ma con il cielo, e il cielo non ha in sé la comprensione di se stesso se non si mette in dialogo con la terra. La Verità è sempre Altrove e questo il potere non lo sopporta! Il potere è per definizione autoreferenziale.

Il mio regno non è di questo mondo”,la Verità è un richiamo struggente dall’Altrove, la verità dell’uomo è in Dio,è da ricercare in quella fame di Assoluto che ci regala inquietudine e cammini inediti e orizzonti da aprire continuamente. Ma anche la verità di Dio è altrove, la Verità di Dio è nell’uomo. che anche lui ha grande nostalgia, nostalgia di noi.Questo ha narrato Gesù. Ma dire che Dio, come l’uomo, è un mendicante di amore,questa è bestemmia insopportabile.

Poi il finale è la vita che torna a essere vita. Gesù sembra scendere a terra perché Pilato da terra non si è mai mosso. Il potere non può permettersi l’ebrezza del volo “Dunque tu sei re?”e Gesù risponde “Tu lo dici: io sono re”.Ma dietro quella parola, beffardamente identica, ci sono idee di uomo, di mondo, di Dio, diametralmente opposte. Si usano le stesse parole per interpretazioni agli antipodi. “Dunque tu sei re?” è la domanda che ci interpella. Ma è domanda errata, “cosa vuol dire per te essere re?” questa è domanda esatta. Gesù bestemmia, e ride in faccia al potere, “essere re è non dirti mai una parola che non racconti di me, è amarti così tanto da conoscere meglio te di te stesso,conosco cosa desideri e cosa ami, è avere nostalgia di te, e in nome di quella nostalgia non tradirti mai, e amarti, mentre mi uccidi, dall’alto di una croce,e mentre mi dici che sto bestemmiando non riuscire a morire senza amarti.

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