Io ti ho salvato la vita, ricordi? XXX del tempo ordinario B

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Io ti ho salvato la vita, ricordi?

(Marco 10)

domenica 28 ottobre 2018, XXX del tempo ordinario B

 

Mi hai fatto pena. Ho avuto paura per te. La folla ti era quasi addosso, la folla è pericolosa, la folla bracca le sue prede, la folla azzanna, la folla si nutre della carcassa della vittima. Ho avuto paura per te, per la tua povertà, per la tua totale fiducia negli uomini, per il tuo candore. Ho avuto rabbia verso quella folla che non vuole vedere la verità. Eravamo a Gerico, e io ho sentito distintamente che tu eri la preda e loro erano a caccia, affamati, loro erano animale ben addestrato, addestrato ad uccidere senza pietà.

E allora ho pensato ad un miracolo. Per salvarti. Lì, in mezzo alla folla, mi son messo a gridare forte, come a voler abbattere un muro con la forza del suono, ho urlato a più riprese, come fosse un diversivo, ho attirato l’attenzione su di me ma l’ho fatto solo per toglierti dalla trappola. Almeno non sei morto a Gerico Gesù. Almeno quel giorno non ti hanno preso. Tu uscivi dalla città ma loro ti erano troppo addosso e io non volevo ti facessero del male. E allora mi son messo a gridare, ho attirato l’attenzione su di me, su di un povero mendicante, cieco, io, il figlio di Timeo, Bartimeo, quel giorno ti ha salvato la vita.

Non ho fatto altro che mettere in pratica quella che è la mia professione: mendicante. Che poi, secondo me, è il mestiere di tutti solo che la maggioranza delle persone si dimentica e crede di dominarla la vita, di portarla dove vuole. Di guadagnarsela. Illusi, noi viviamo di elemosina. Elemosiniamo tutto l’essenziale: dall’aria all’amore. Quello che guadagniamo con le nostre forze è quasi sempre illusione. E siamo belli noi mendicanti, ciechi, perché lo sguardo può essere la prima arma di violenza, perché con lo sguardo si può uccidere, perché dal buio io non ti faccio paura, non ti giudico. Siamo credenti, credenti veri, noi mendicanti, perché dobbiamo fidarci. E siamo dei santi, perché rendiamo migliori le persone, se accettano, di farci la carità loro diventano migliori. Grazie a noi. Ed è questa la vera essenza della fede no? Rendere migliore il mondo, altrimenti tutto sarebbe una gara tra i più buoni, una gara a “chi vuole essere primo tra tutti”. Ecco noi siamo gli schiavi di tutti, e rendiamo migliore il mondo. Comunque, quel giorno fui io a salvarti la vita, a strapparti dalle mani di quella folla adorante. Sì, lo hai capito, io la folla la odio. E allora ti ho chiamato fuori. E tu hai capito. Lo stile del mendicante dico, lo hai capito subito e allora lo hai messo in atto: io avevo aiutato te a fuggire dal linciaggio religioso e tu hai aiutato i soliti quattro subito pronti ad aiutarti: hai chiesto aiuto a loro “chiamatelo!”. Potevi farlo tu e invece hai voluto mendicare aiuto. E io ho capito che mi stavi già ringraziando.

Quei tuoi due amici sono usciti dalla folla con il sorriso degli eletti, non gli avrei dato molta fiducia ma, come spesso succede, basta chiedere e le persone mostrano inattese capacità: quei tuoi amici sono andati a scovare chissà dove un pugno di parole perfette, sembravano perle scelte per essere infilate al momento giusto nel posto giusto, un miracolo: “coraggio, alzati, ti, chiama”. Una poesia. Non una parola di troppo, l’essenziale. Chiamandoli, elemosinando il loro aiuto li avevi salvati dalla banalità. E allora io non potevo che continuare.

Coraggio: e io ho tolto il mantello, mi sono liberato dalle protezioni, dai muri, dai pregiudizi, dalla paura della folla, perché ogni odio nasconde abissi di timore. Mi sono liberato del mantello Gesù, l’unica cosa che avevo, protezione, peso, cappa. E la folla ha visto il coraggio. Io, il cieco, sono stato la luce, per la folla. Ho messo in luce le parole.

Alzati: e io mi sono alzato, in piedi, sono risorto, quasi non ricordavo più nemmeno cosa volesse dire. Un equilibrista sul lato della strada, la folla, muta sgranava occhi di meraviglia su di me, li stavo salvando, li stavo riportando alla luce, che le parole hanno un potere, le parole cambiano il mondo, le parole rialzano da terra chi è caduto.

“Ti”: un quasi niente, eppure tutto. L’amore non è mai generico, non si ama per categoria. L’amore stava raggiungendo proprio me. E io rispondevo. E presi una manciata di “ti”, e la lanciai simbolicamente contro la folla, che ognuno di loro si sentisse chiamato personalmente, che la smettessero di essere grumo di persone, ognuno di loro, ognuno, aveva il diritto di sentirsi amato personalmente. Stavamo salvando la folla insieme vero Gesù? Loro ascoltavano te e guardavano me, che coppia, due bellissimi mendicanti di vita.

“Chiama”. Vedi come è la vita? Credi di chiamare e ti senti chiamato, credevi di salvare e ti senti salvato. Ti avevo chiamato io Gesù. Sono stato io a chiamarti, ma tu hai voluto farmi capire che la vita è davvero strana. Che chi chiama, se accetta di essere anche chiamato, si trova al centro di una relazione in grado di cambiare la vita. Stavo perdendo i punti di riferimento. Chi stava aiutando chi? La folla, intanto, stupita, vedeva parole che diventavano carne, vedeva le tue parole che trasformavano la vita di un povero cieco e si sentiva di essere al cospetto del Creatore.

E poi quella domanda. La tua. Domanda di chi mi stava dicendo che aveva capita tutto. Domanda di uno che mi stava già ringraziando: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Già, perché fino a quel momento a salvarsi erano stati tutti gli altri. Prima io avevo salvato te. Poi tu avevi salvato i tuoi amici, poi insieme avevamo salvato la folla. Ma io? Sì, ero in piedi, ma io, il mendicante cieco di cosa potevo avere bisogno. Della vista? Era troppo poco. Di vedere in altro modo, quello sì. Io volevo salvare te e tu mi hai mostrato che la folla in fondo non è poi così male, che se elemosini da loro può uscire qualcosa di buono e allora… “che io veda… di nuovo”, cioè che io riesca a vedere gli altri con un nuovo sguardo, senza giudizi di condanna, che io riesca a guardare il mondo come lo guardi tu Signore.

Il finale lo sai, io mi sono messo a camminare dietro a te proprio nel cuore di quella folla che avevo odiato con tutto me stesso. Camminavo e guardavo negli occhi e vedevo volti, per la prima volta vedevo volti e sorrisi e possibilità. Mi hai salvato la vita Signore, ci siamo salvati la vita, è bastato elemosinarla e lei è venuta. Ora i miei occhi sono di nuovo misericordiosi, e un po’ più simili ai tuoi.

XXX Tempo Ordinario B 2018

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