L’Amore ci serve XXIX del tempo ordinario B

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L’amore ci serve

(Isaia 53, Ebrei 4, Marco 10)

domenica 21 ottobre 2018, XXIX del tempo ordinario B

 

E allora Gesù interroga il loro desiderio. E insieme interroga il nostro. “Cosa volete che io faccia per voi?”. Ad accogliere questa domanda sono Giacomo e Giovanni, due fratelli, due discepoli, due che hanno trovato il coraggio di guardare Gesù negli occhi, due che hanno sulle labbra il sapore onesto e grezzo, comunque vero, di una richiesta apparentemente sfacciata “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”, che poi è la domanda che abita il cuore della nostra fede, di ognuno di noi, se abbiamo il coraggio di dircelo. Perché è inutile girarci intorno anche noi vogliamo, pretendiamo, che Dio faccia qualcosa per noi, almeno renderci un po’ felici. Che l’Amore ci serve, visto che non abbiamo scelto noi di venire al mondo, che almeno ci sia un po’ di felicità! E allora, sfacciatamente, in libertà: che inizino le danze delle richieste, senza quel falso pudore di chi finge totale gratuità, senza quel silenzio ipocrita degli altri dieci che, dietro le quinte, gelosi e curiosi, attendevano di vedere come finiva l’incontro. Cadano oggi le impalcature: l’amore ci serve, ci serve come l’aria, come l’acqua, come il sole, e noi lo pretendiamo. Vogliamo anche noi Signore che tu faccia qualcosa per noi.

Gesù accetta la sfida, danza, nessuna risposta ipocrita, nessuna umiliazione dei richiedenti amore, però risponde con una domanda: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Quello che Gesù fa è: interrogare il loro desiderio. Come a dire che desiderare è cosa seria e pretendere vita ancora di più. Come a chiedere a tutti noi se siamo così raffinati, oggi, da sapere davvero quello che vogliamo da lui e da noi. Perché l’impressione è che non sappiamo dare forma ai nostri desideri, abbiamo in cuore un vago groviglio di bisogni che però non sono desideri. Sono illusioni di tranquillità, sono bisogni di sopravvivenza. Gesù mette in guardia i due: desiderare, chiedere, interrogare l’Amore è cosa seria. Sicuramente vi farete male.

E infatti si fanno male: “concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla destra e uno alla tua sinistra”. Chissà cosa avevano in mente. Chissà quale modello di felicità. Non lo so, so che la risposta di Gesù è infinita, è potente, è coraggiosa: “voi non sapete quello che chiedete”. E io credo che in questa risposta ci siamo tutti noi, che non sappiamo quello che chiediamo, perché chiediamo troppo poco. Non basta stare vicino al Senso della vita, nemmeno fosse Gesù in persona, non basta stare a destra o a sinistra della Vita, bisogna starne al centro. E poco importa se non sarà il posto d’onore che tutti ammirano, l’importante è che sia il nostro centro. Non basta la destra o la sinistra occorre prendere posto nell’unicità della nostra esistenza. Richiesta vera è quella di trovare il coraggio per assumere la nostra unicità, per imparare a sederci nel cuore della nostra singolarità. Piccola, ammaccata, nascosta, fragile, apparente insignificante: ma è la nostra. Unica vocazione è quella di sederci esattamente nel cuore di ciò che siamo.

“Voi non sapete quello che chiedete”, no, Signore, non lo sappiamo, non siamo abbastanza coraggiosi da interrogare seriamente il nostro desiderio, siamo educati all’obbedienza cieca, all’imitazione, siamo ridotti a cercare conferme, al massimo posti d’onore. Interrogare il desiderio è rischioso, fa male, vuole il coraggio di deludere le aspettative e le altrui attese, vuole libertà sulle pretese. Forse credere non è altro che arrivare ad assumere la vertiginosa responsabilità di se stessi.

“Potete bere il calice che io bevo o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?” perché desiderare è questo, vertigine e abisso: è bere la vita fino in fondo è immergersi nella vita fino a perdere il respiro. Bere con tanta sete da prendere della vita tutto, semplicemente tutto, fino all’ultima goccia, dal latte del seno di Maria all’aceto tra labbra increspate di dolore dall’alto di una croce. In mezzo semplicemente tutto. Desiderare è bere la vita che viene senza sprecarne niente. Nemmeno il rifiuto e il tradimento, calice amaro, ma aspetto reale e possibile di ogni vita. Bere, prendere tutto, desiderio di provare ad amarlo l’uomo, comunque, anche quello che ci rifiuta. E poi immergersi senza ritegno in ogni aspetto della realtà, non pretendere mai una vita su misura ma lasciare che la vita ci invada con tutta se stessa, che ci tolga il fiato. Desiderare, desiderare davvero, non è stare alla destra o alla sinistra ma dentro, immersi, nel cuore, anche nel cuore di tenebra, dell’esistenza. Amarla così tanto la Vita da perdere il fiato per lei. La Vita chiede innamoramento non semplice prossimità, e l’innamorato beve e si immerge nell’amore, magari si rovina pure, ma non si chiama mai fuori. “Li amò sino alla fine”.

“…non sta a me chiederlo è per coloro per i quali è stato preparato”. E poi Gesù è bellissimo perché parla di mistero. Desiderare è non sapere cosa la Vita ha preparato per noi. Neanche Gesù poteva sapere all’inizio come sarebbe andata a finire la sua avventura tra gli uomini, il desiderio è tale se conserva il mistero. Altrimenti è progetto, ma è cosa da calcolatori. Il desiderio è parente dell’Infinito, delle Stelle e del Mistero. E quello ti viene incontro un passo alla volta, se vuoi.

Aiutaci Signore a non perdere la forza di reggere il mistero. Il futuro ha senso se non è ancora svelato. Perché la felicità non è essere paghi della completa uniformità tra attese personali e realtà, quella è la triste contabilità degli impauriti. Felicità non è godere che se tutto procede come da copione, felicità vera è amare la vita che viene. Così come viene. E stupirsi e arrabbiarsi e non avere mai in cuore la pretesa di indirizzare gli eventi ma, dentro il misterioso e spesso ubriaco succedersi delle cose: stare, semplicemente stare, ma al centro, dentro la nostra vita, starci da uomini, assumerla, amarla. Amare lei, e in lei, ogni volto, ogni possibilità, ogni parola, ogni ferita, ogni umiliazione, ogni carezza, ogni curva imprevista, ogni sì e ogni no…perché amare non significa pretendere ma accogliere. Anche quando fa male. Ecco, forse non abbiamo abbastanza coraggio per interrogare il nostro desiderio perché la risposta sarebbe questa: che la vita chiede di essere servita.

Chi vuole essere il primo sarà schiavo di tutti” no, non è invito alla umiliazione ma al rispetto per la vita. Che lei venga, si palesi per come può, che mi guardi con i suoi occhi spesso indecifrabili, a volte bambina a volte belva. Che faccia le fusa quando vuole, che mi azzanni al cuore se crede, che mi spinga a morire di risate gratuite o mi lasci marcire nella solitudine più amara, ma che venga con libertà. Io non starò più alla sinistra o alla destra di nessuno io sarò schiavo della vita, suo servitore, suo amante, suo tutto. Io sarò suo e mentre mi consegnerò liberamente a questa passione, mentre mi crocifiggerò a questa realtà, mentre berrò e mi immergerò imparerò a perdonare di cuore, e allora saprò che il desiderio che ho assunto mi ha trasformato, immagine e somiglianza dell’Amore. Era quello che davvero desideravo.

XXIX Tempo Ordinario B 2018

Ricordo a tutti che sono aperte le iscrizioni per le giornate di novembre in preparazione all’Avvento, per info: alexd31575@yahoo.it

https://alessandrodeho.com/2018/10/07/giornate-di-riflessione-in-liguria/

2 commenti

  1. Ci vuole molto coraggio nel chiedere a Gesù : fa che io stia al centro…secondo la tua bella riflessione si può anche non chiederlo,si fa e basta!E’ quella Missione.
    Mi piace molto pensare agli altri apostoli che timorosi,curiosi e gelosi attendono l’esito del colloquio tra Gesù e Giacomo e Giovanni… vogliono chiedere anche loro,ma sembra che non si attentino,come me,come molta dell’umanità.
    Il desiderio è tale se non è svelato il mistero sul futuro,come l’attesa di un bimbo per il Natale,come l’attesa di una mamma per il suo bimbo.
    Non abbiamo idee chiare su cosa vogliamo da Lui e trovo che sia verissimo che chiediamo troppo poco,se chiediamo tanto dobbiamo poi metterci in gioco per quel tanto,i nostri desideri sono travestiti da bisogni di sopravvivenza ma la strada per setacciare e purificare questi desideri confusi sono racchiusi nei Vangeli:ritirasi in disparte,in luoghi appartati,in ascolto nel silenzio,domandare e attendere fiduciosi.
    Grazie don Alessandro,”capovolgi” il Vangelo rendendolo ancora più forte.
    Teresa

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