Baci scagliati lontano XXVI del tempo ordinario B

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Baci scagliati lontano

(Numeri 11, Giacomo 5, Marco 9)

domenica 30 settembre 2018, XXVI del tempo ordinario B

 

Sono baci scagliati lontano, l’Amore inventa imprevedibili traiettorie. Il Padre stupisce la vita facendo fiorire deserti, baciando sulla bocca profeti fuori posto. L’Amore confonde, si diverte, non si limita quasi mai a rispondere alle attese. L’amore non lo si può controllare. Baci scagliati lontano. Il Soffio divino scende su settanta uomini anziani ma non dura molto, si stanca, profetizzano il tempo di una volta sola, poi l’Amore si annoia, sembra esaurirsi, si sposta. L’Amore è un bambino, non riesce a stare fermo.

Eldad e Medad erano fuori posto, bellissimi, erano rimasti nell’accampamento, l’Amore bambino si innamora di loro, e li bacia. Le loro labbra diventano profetiche, e Dio sorride come un bambino, e questi due cominciano a profetizzare in mezzo all’accampamento. E sembra di sentirli i commenti acidi degli anziani lasciati letteralmente senza parole, labbra secche di chi ha perso Dio proprio quando credeva di averlo conquistato. Sembra di sentirla la risata divertita dell’Amore per questo confondere le idee degli uomini. Eldad e Medad sono bellissimi, imbarazzanti, sfacciati, li immagino in mezzo all’accampamento, mentre la gente vive la vita, in mezzo alle cose di tutti i giorni, a parlare di Dio. A essere voce di Dio. Folli, gioiosi, ribelli, fuori posto, fuori schema, fuori coro. E Dio ride con loro, e si commuove, ed è contento che le Parole d’Amore, le Parole della fede, non siano rimaste ostaggio degli anziani ma siano volate via da sotto una tenda per scorrere tra  le dita della gente, impastarsi alle lacrime, aggrapparsi alla polvere sollevata dai sandali, mischiarsi al profumo della verdura scambiata al mercato, sciogliersi nel sudore che bagna il gioco dei bambini, sciogliersi nel latte di una madre che allatta al seno, danzare nel corpo di due che fanno l’amore.

Continua il Padre a scagliare Amore lontano, e continua a divertirsi, a danzare dove la Vita è Viva, dove le parole non invecchiano sotto cumuli di paure, dove i tetti delle Chiese non imprigionano e le uniformi ecclesiastiche non riescono a trattenere la ribellione dell’Amore. Lontano dalle labbra secche di noi uomini di Chiesa quando non troviamo più sillabe spendibili perché non abbiamo più il cuore innamorato.

“Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè”. È un giovane a scandalizzarsi per questa profezia fuori spazio. Ed è comprensibile. Chi è giovane è spesso vittima dei propri ideali. Ha un senso di giustizia colorato a tinte troppo decise. E nette. Non ha ancora conosciuto la mediocrità del proprio cuore, pretende verginità e dedizione totali. Idealizza, chi è giovane, gli ideali. E idealizza gli uomini. Solo i Profeti possono profetizzare, secondo loro. E i profeti stanno sotto le tende. Che tenerezza. Perché poi si cresce e si impara la pietà. Per gli altri e per se stessi. Ci si guarda con benevolenza, ci si scopre fallibili, mediocri, terribilmente normali, goffi. Ci si scopre ad aver tradito la perfezione. E che l’Amore profetico è ben più grande dei profeti. Allora un po’ ci si deprime e poi si sorride. Grati. Di quella vita che sembrava sbagliata, di quelli che si credevano errori, di quelle pulsioni che non siamo riusciti a domare, di quegli errori goffi… si sorride perché si impara a riconoscerli come la parte più bella di noi. La parte viva. Dio ci aveva baciato esattamente quando eravamo fuori dalla tenda! Quando abbiamo amato da imbranati, da impacciati apprendisti dell’amore. Quando eravamo lontani dall’essere riconosciuti perfetti. Quando ci hanno preso in giro, quando ci siamo presi in giro. Stavamo amando. Senza saperlo quella era profezia, eravamo parola di Dio. Come Edad e Medad. E noi a fare tutta la fatica del mondo per essere degni di essere accolti sotto la tenda della gerarchia e trovarci, adesso, con labbra ubbidienti ma vergognosamente secche.

“Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza…” l’altro che si scandalizza è il servitore fedele. E Dio ride. È l’uomo di Chiesa, è quello che crede nelle strutture, è quello che ha studiato, che ha creduto che per essere migliore doveva imparare bene la teologia, il catechismo. Quello che ha creduto così tanto nei sacramenti che si è convinto, tenerissimo e ingenuo, che Dio passasse solo dall’ortodossia del Sacro ricevuto dopo adeguata preparazione. E Dio ride e scaglia baci lontano, e danza dentro l’Amore vissuto con gioia e libertà, dove la vita vive, anche adesso. Sì, perché Dio non smette di baciare, e di ridere. Anche adesso. Lontano dalle tende dell’atteso, sfuggendo abilmente dalla miopia degli uomini del sacro. Il Vangelo è vivo dove la vita vive. E se le Chiese sono vuote non è certo perché il Signore ha smesso di baciare, solo che l’Amore è un bambino vivace, danza dove la Vita non ha paura di vivere e fugge dalle labbra stanche e ambigue del clericalismo. Lontano da labbra che ripetono frasi stanche, labbra che non baciano più il cuore caldo delle cose. Labbra che si consumano in lamentele e non profetizzano più. Labbra secche dei figli di Nun, servitori fedeli del sacro e delle tradizioni ma impauriti dalla fantasia dell’amore.

Giovanni, nel Vangelo, è ripetizione di questa triste aridità “…volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”.

“Non glielo impedite”, le parole di Gesù arrivano dolci e decise. A chiederci di vivere senza impedire mai alla vita di essere Viva. Senza sentirsi mai padroni degli eventi. Lasciando che la vita stupisca, scoprendo ogni giorno che Dio bacia storie che nascono lontano dall’ordinario, fuori schema, fuori tenda. Riconoscendo con gioia che quello che magari oggi chiamiamo peccato è solo un modo nuovo che l’Amore ha trovato per esprimersi. È profezia. E parla di Dio.

“Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me”, dove l’unico miracolo è riportare in vita la vita, come ha insegnato Gesù. Riportare a galla la Vita sepolta sotto l’esclusione, il fallimento, la paura. Il resto non è miracolo. Domanda vera è chiedersi se le parole della Chiesa oggi, quelle delle nostre omelie, dei nostri documenti, dei nostri incontri parrocchiali riportano in vita la vita. Se fanno tornare la gioia di amare, se fanno fiorire la gratitudine di essere al mondo. Se non avviene significa che non sono miracolose. Parlano di Dio ma non compiono miracoli. E allora sarebbe meglio stare zitti. Almeno per coerenza. Labbra secche.

“Chi non è contro di noi è per noi”. Lo sguardo di Gesù allarga i confini. A trovare alleanza apparentemente improbabili. Con chi ama l’uomo e costruisce umanità buona. Dove quell’essere “contro di noi” non è essere “contro la Chiesa” ma “contro l’uomo”!

“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua…” alla fine tutto è così semplice. Non importa cosa, importa come. L’amore bacia la quotidianità. Diventa profetico anche un bicchiere d’acqua. E tutto il resto, se non incarna l’Amore è meglio perderlo, tagliarlo. Mano, piede, occhio, tutto è fatto per amare, se non ama non ha senso. Scandaloso è un corpo che non ama.  Perché l’amore si fa con il corpo. Il nostro, se vogliamo. Scandaloso non è un corpo nudo ma un corpo che non ama.

XXVI Tempo Ordinario B 2018

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