Miracolo vero XVII del tempo ordinario B

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Miracolo vero

(Giovanni 6,1-15)

domenica 29 luglio 2018, XVII del tempo ordinario B

Miracolo vero non sono i pani che si moltiplicano ma la vita che si svela con inattesa dolcezza. Miracolo vero è il cammino di Gesù che sfiora vite inferme e le rimette in cammino, che risveglia emozioni paralizzate, che attraversa i mari dei naufragi del nostro cuore per farci riscoprire la gioia di innamorarci ancora. Miracolo vero è la folla che non ha paura dei segni di cambiamento, che cerca la vita che ricomincia.

E io ti ringrazio, Signore della vita, per questi miracoli che spesso non vedo nemmeno più. Per chi accetta di attraversare il mare della delusione, dello sfinimento, della depressione. Per chi sceglie di rimettersi in gioco per non perdere l’amore della vita. Grazie per il miracolo di chi decide che è arrivata l’ora di cambiare. Grazie per il miracolo della vita che non si ferma, nemmeno sulle cose belle, che non si guarda allo specchio compiaciuta, che abbandona le infermità, che apre orizzonti.

Miracolo vero è salire sul monte con te per non avere più paura di Dio. Nessuna nube, non tuoni e fulmini, non il mistero di un Dio altro e onnipotente ma il miracolo di un Dio vicino e deponente. Miracolo è il silenzio leggero del vento, sono le parole di amicizia. Miracolo vero è l’assenza della paura. L’umano e il divino si parlano con amicizia. Miracolo vero sarebbe non avere più paura di Te e nemmeno di quello che portiamo nel cuore. Come si può avere paura del divino che sorride seduto sul monte con noi mentre intorno il mondo sembra tornato a essere pacificato? Scusaci se abbiamo ancora paura dei nostri pensieri, dei nostri errori, del nostro corpo, del nostro istinto… continua a portaci sul monte del silenzio con te.

Miracolo vero sono i tuoi occhi che ci guardano e scoprono la nostra fame. Lo sai che non succede spesso. Tutti chiedono e noi siamo stanchi. Miracolo è sentire che qualcuno si prende cura delle fami profonde che ci abitano. Miracolo è che non le usi per estorcere obbedienza o eterna gratitudine. Miracolo vero sarebbe che i nostri occhi imparassero a far felici le persone che abbiamo vicino chiedendo semplicemente “hai fame?”, “cosa posso fare per il tuo cuore così bisognoso d’amore?”, “cosa poso fare per non farti morire in una vita che sembra un sempre più a un inospitale deserto?”.

Miracolo vero è che Filippo riesce a dare voce alla sua e nostra fragilità: non abbiamo i mezzi per sfamare l’umano. E lo dice. Perché la fame sarà nostra compagna sempre, perché il desiderio, il bisogno, l’assenza, il vuoto, sono parte indispensabile del nostro essere uomini. Filippo riesce a dirlo. Miracolo è quando noi riusciremo a dire che il bisogno di amore che ci preme nel cuore fa parte di noi, ci rende bisognosi e bellissimi, il giorno che non lo sentiremo più sarà perché abbiamo smesso di interrogarlo, non perché l’abbiamo placato riempendolo.

Miracolo vero è Andrea che dà voce al poco di un ragazzino. No, non era l’unico ad avere qualcosa con sé. Miracolo vero è che tutti hanno visto che quel ragazzino stava rischiando di perdere quel poco che aveva per gli altri. E siccome non si parla espressamente di moltiplicazioni, mi viene quasi da pensare che il miracolo vero è che tutti gli altri, commossi dalla spontaneità di quel ragazzino, hanno cominciato ad estrarre ciò che era stato nascosto per paura di morire. Miracolo vero è che sul monte, quel giorno, l’umanità ha trovato il coraggio di mostrarsi per quello che era veramente e che nessuno se ne è approfittato. Miracolo vero è l’umanità che non svaluta, che non prende in giro, che non ridicolizza il poco. Miracolo vero sono tutte le persone che non ci hanno fatto sentire sbagliati, che ci hanno protetto, che ci hanno aiutato a crescere, che ci hanno aiutato a maturare, frutti buoni e dolci per essere consegnati alle altrui fami.

Miracolo vero è che prima della condivisione del pane e del pesce la folla non fugge ma si siede. Nella propria fragilità, nella propria assenza. Sedersi in quel silenzio, sedersi comodi, c’era molta erba in quel luogo, era un giardino, come quello di Eden, perché paradiso non è avere tutto ma sedersi e amarsi in quel bisogno fragile e bellissimo che siamo. Miracolo vero è quando vediamo uomini e donne che non vivono più nell’affanno, che non rincorrono niente, che non pretendono niente, che si amano così tanto da sedersi pacifici, nel silenzio profondo del loro essere, senza ansie, pacifici e comodi, su un cuscino d’erba nello sguardo luminoso del divino. E sorridono beati.

Miracolo vero è quando Gesù prende i pani, e non gli importa quanti sono e non fa conti e non recrimina, li prende e basta, miracolo vero è quando le persone prendono la vita così come viene, senza piegarla alle proprie pretese, e ringraziano, come Gesù. Miracolo sono le persone che ringraziano nonostante la vita, nonostante quello che noi chiameremmo poco o niente. Ma ringraziano davvero, perché vedono luce dentro il frammento delle cose, perché vedono Tutto dentro le briciole.

Miracolo vero è in quel “dare” di Gesù. Perché è gratuito, ma più ancora perché in quel momento costruisce una relazione. Per dare Gesù ha avuto bisogno di mani che ricevessero. Miracolo vero è ogni relazione umana. È l’umano che ha fame dell’umano.

Miracolo vero è che nessuno dice che i pani e i pesci si moltiplicavano ma che l’amore sazia la vita. Per un momento, fino alla mattina dopo, per fortuna. Poi sarà ancora fame di vita. Miracolo è questa vita che si muove sazia e affamata, sistole e diastole di un cammino in cui pieno e vuoto, luce e ombra, giorno e notte, indicano che il tempo scorre sempre, scorre verso l’Amore.

E poi la vita che avanza, anzi no, miracolo vero è la vita raccolta “perché nulla vada perduto”, miracolo vero sarà quando ci sentiremo come pezzi raccolti, inutili apparentemente ma resi indispensabili da un gesto di cura così umano da risultare divino. Miracolo vero sono quelle dodici ceste, dodici come i discepoli, traditore compreso, perché noi siamo ceste di pane che sarebbe d’avanzo se non ci fosse sempre qualcuno chinato con affetto su di noi a raccoglierci, a raccoglierci sempre, a ricordarci che ogni cosa che facciamo, ogni aspetto di noi, ogni frammento di umanità è miracolosamente narrazione del Tutto. Miracolo vero è tutta la nostra vita quando è raccolta con amore.

XVII Tempo Ordinario B 2018

3 commenti

  1. Ciao don Alessandro, questa meditazione sembra continuare il nostro ritiro.

    Sono ancora in silenzio, ho bisogno di far calare dentro un pò alla volta le tante sollecitazioni, tante ma a ben guardare tutte varianti di una unica parola che la fantasia creatrice del cuore sapientemente mostra.

    Ecco credo proprio che la tua sia la sapienza del cuore, che sparapiglia le parole del Vangelo, come quando uno è ben pettinato con il gel in testa e poi arriva un padre che con due mani accoglienti e di bene ti stropiccia su tutto e tu godi di questo gioco d’ amore ( c’era anche un canto gen quando ero giovane io ).

    Ciao e ancora grazie .

    Alberto

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    • Sí, sedersi in silenzio é proprio un miracolo.

      Miracolo é il silenzio che chiama,
      perché lí c’é Lui che ti aspetta.
      Miracolo é desiderare la solitudine,
      e scoprire che tutta una schiera di uomini e donne di ogni tempo cammina con te.
      Miracolo é ogni volta in cui, dentro a giornate che consumano impegni, preoccupazioni, affanni, riesci a dedicare un minuto a Dio.
      Miracolo é aprire le mani e gli occhi e il cuore.
      Aprire, aprire, aprire sempre di piú.
      E allora Lui entra, con la Sua offerta di Bene.

      Grazie Signore della Vita

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  2. Miracolo è ricordarci che nella nostra fragile umanità Gesù alza gli occhi ci guarda ci vede e ci raccoglie , da avanzo da perché nulla vada perduto! Che bello, Signore tu prendi tutto dell’uomo, anche gli avanzi che spesso noi buttiamo nella pattumiera, e lo porti con te! Che forza ci dai Signore, che orizzonti spalanchi davanti ai nostri occhi! Aiutami Santo Spirito a non abbassare lo sguardo, alza il mio sguardo per contemplare l’oltre dove potrò trovarti, e poi cercare e cercare ancora! Amen

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