TOTALE COLAPESCE

Ultima puntata dell’editoriale, grazie per la pazienza

TOTALE COLAPESCE

Adesso però una boccata di ossigeno che qui sotto, fuori dal treno, non ci sono solo tristezze e paure postmoderne. Basta prendere Colapesce, nome d’arte di Lorenzo Urciullo, con la sua “Totale”. Che sembra una canzone leggera, che forse è anche leggera però… eccola:

C’è una luna di ghiaccio
E una sirena sulla provinciale
Questo freddo mi spacca le ossa
Non mi fa pensare più
Anche oggi troppi carboidrati da dover smaltire
Forse dovrei continuare a correre per stare bene
E sentirmi migliore, migliore di chi?
Per sentirci migliori, migliori con chi?

Siamo nati tutti senza denti
Tutti senza nome
Come dei bambini torneremo felici
Torneremo felici
Mi sento bene con le scarpe nuove
Mi sento meglio se mi baci al sole
Se ho un nuovo disco da poter cantare
Mi sento totale

Un cartello autostradale dice “Amico stai sereno, sereno”
L’orizzonte sai lo puoi raggiungere anche senza il pieno
Il sapore dei ricordi è aspro come limone
Quella volta che mi hai aperto gli occhi sulle mie paure
Per sentirti migliore, migliore di me
Per sentirci migliori, migliori perché?

Siamo nati tutti senza denti
Tutti senza nome
Come dei bambini torneremo felici
Torneremo felici
Mi sento bene con le scarpe nuove
Mi sento meglio se mi baci al sole
Se ho un nuovo disco da poter cantare
Mi sento totale

Totale, totale
Per sentirci migliori, migliori perché?
Siamo nati tutti senza denti
Tutti senza nome
Come dei bambini torneremo felici
Torneremo felici
Mi sento bene con le scarpe nuove
Mi sento meglio se mi baci al sole
Se ho un nuovo disco da poter cantare
Mi sento totale, totale

No caro treno, correre non serve più “Forse dovrei continuare a correre per stare bene” è una frase che non voglio sentire più.

No caro treno, smetti di volerti sentire migliore “E sentirmi migliore, migliore di chi? Per sentirci migliori, migliori con chi?”.

E che bello avere la consapevolezza che si può raggiungere l’orizzonte anche senza il pieno, perché è l’orizzonte che raggiunge noi, mistero d’Incarnazione.

Che bello non avere più l’ansia di sentirsi migliori e non volere più addosso l’urgenza di dover mostrare le ferite e gli errori agli altri… per sentire che noi siamo migliori. Siamo uomini, che bello tornare come bambini, aver nostalgia del bacio del sole e avere addosso un paio di scarpe nuove.

GRAN FINALE

NAUFRAGANDO

Se siete arrivati fino a qui siete eroici, grazie. Vi regalo un ultimo assaggio di una canzone che sto imparando ad amare tanto. Gli autori sono i “Management del Dolore Post Operatorio”, hanno scritto questa bellissima “Naufragando”. Ve la regalo perché è un testo che riesce a dire che la vita è inciampare tra domande e paure, e questo lo sappiamo bene. Ma che c’è un desiderio molto bello che abita il cuore dell’uomo, più ancora che il desiderio della felicità c’è il “fare di tutto per vederla ridere”, dare tutto perché qualcuno sia felice. E proteggere, dagli altri che sono spesso un inferno, dall’invasione di chi vuole usare della sua vulnerabilità.

Mi piace, mentre guardo questo treno fermo, questa chiesa che amo, mi piace sentire che si fa sempre più piccola, come chicco di grano, granello di senape e dove io vedo ombra e paura, un naufragio, lei mi guarda e mentre sparisce dice “sei pronto per la fine del mondo?” perché mi sta dicendo che è lì che dobbiamo andare, siamo fatti per quello. Per un fine. E finirà persino la schiavitù dovuta alla cattiveria delle persone.

Io che passo la vita ad inciampare
Tra le mie domande e le mie paure
E io farei di tutto per vederla ridere
Se potessi sarebbe il mio lavoro
Il suo inferno sono gli altri
Hanno fame dei suoi spazi
Il suo inferno sono gli altri
E adesso che stiamo naufragando mi chiede:
“Sei pronto per la fine del mondo?”
“Sei pronto per la fine del mondo?”
E adesso che stiamo naufragando mi chiede:
“Sei pronto per la fine del mondo?”
“Sei pronto per la fine del mondo?”
L’abisso e l’unico posto in cui riesce a respirare
A respirare un po’
È innamorata del buio
Della sua ombra
Chissà che cosa c’è dentro
Chissà che cosa c’è
E adesso che stiamo naufragando mi chiede:
“Sei pronto per la fine del mondo?”
“Sei pronto per la fine del mondo?”
E adesso che stiamo naufragando mi chiede:
“Sei pronto per la fine del mondo?”
“Sei pronto per la fine del mondo?”
E si fa piccola piccola finché diventa invisibile
E finalmente sorride e dimentica
Che certe persone sono proprio cattive

UNA TRACCIA IN PIU’

LA LEPRE

Questa arriva in fondo a questo editoriale strambo. Questa arriva alla fine di una riflessione tra canzoni e treni e possibilità di futuro. Questa arriva alla fine a farci sorridere dei nostri pensieri e dei nostri calcoli. Si intitola “la lepre”, è di Lucio Corsi, e parla di un animale agile che, il cantautore dice, con un salto appassionato e coraggioso è arrivato sulla luna prima dell’uomo. L’istinto e la passione vincono sui calcoli? Non so, mi piace però pensare che alla fine, la vita, arriva prima di noi.

E noi possiamo solo illuderci di costruirla, conquistarla, metterci una bandiera sopra ma la vita è già lì, era già lì, resterà lì dopo di noi.

E allora questo treno che è la chiesa mi fa tenerezza, basta che però cominci a prendersi un po’ meno sul serio che le rotaie non sono messe lì perché il mondo venga sbranato con fame vorace e insaziabile ma è lì per essere scoperto. Le rotaie sono linee leggere dove la chiesa deve danzare per imparare a ringraziare di una vita che già c’è, già è amata e salvata da un Amore più grande dei nostri buffi, goffi, disperati tentativi di conquista.

Houston, che sfortuna
siamo arrivati tardi c’è una lepre sulla luna
Houston, che sfortuna
siamo arrivati tardi c’è una lepre sulla luna
E c’è arrivata prima di noi, nello spazio
senza troppo impegno, gli è bastato un salto
Houston, che sfortuna
siamo arrivati secondi c’è una lepre sulla luna
Houston, che sfortuna
siamo arrivati secondi c’è una lepre sulla luna

E c’è arrivata prima di noi, prima dei russi
senza tutti questi calcoli senza discorsi

Gli è bastato un salto, da mezzanotte in su…
verso una luna a due facce, perché la terra ne ha una, e a lei ne servono di più…
perché è sia uomo che donna
perché è città e campagna

Houston, che facciamo? portiamo avanti la missione oppure ce ne andiamo?
Houston, che paura! ci guarda fissi è vasta quanto una pianura
e c’è arrivata prima di noi senza tute
pensavo fosse disegnata sulla luna dalle buche

Gli è bastato un salto, da mezzanotte in su…
verso una luna a due facce, perché la terra ne ha una, e a lei ne servono di più…
perché è sia uomo che donna
perché è città e campagna.

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